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Nel
paesino di Colsorriso le cose non potevano andare meglio... strade
pulite, giardini curati, casette dalle belle facciate variopinte.
Insomma, ogni cosa era al proprio posto e la vita scorreva lieta e
tranquilla, oltretutto gli abitanti andavano d'accordo e tra loro si
capivano al volo.

Purtroppo
la notizia dell'esistenza di questo incantevole paesino arrivò alle
orecchie del terribile Mago del Disordine, che proprio non
sopportava, per la sua natura invidiosa e distruttiva, le situazioni
in cui tutto funzionava nel verso giusto. Figurarsi, perciò, cosa
provò quando seppe che la pace assoluta regnava addirittura in un
intero paese, abitanti compresi!«Non posso tollerare quell'ordine
per me così disdicevole e oltraggioso! È una cosa inaudita! È
scandaloso vivere in una tale stupida armonia!» esclamò. Così
dicendo, prese la sua terribile bacchetta magica e qualche altro
ferro del mestiere e partì alla volta di Colsorriso.

La
situazione che trovò apparve subito preoccupante: quando mai un tipo
losco come lui era stato accolto con un sorriso e persino salutato
con cordialità da persone sconosciute?Il Mago del Disordine non si
perse d'animo: «Sistemerò gli sciocchi abitanti di questo insulso
paesucolo confondendo le loro parole: non si capiranno più,
litigheranno e metteranno loro stessi fine a questa insopportabile e
ordinata serenità!!» Con fare deciso entrò dentro la biblioteca
«Lieta Lettura», cercò la sezione Vocabolari e Dizionari, si
posizionò al centro tra le scaffalature e iniziò a roteare la
bacchetta magica, pronunciando la formula:
«Con vocali e consonanti
vi confondo tutti quanti,
ogni nome o predicato
cambi il suo significato,
solo grande confusione
sarà il frutto della discussione!»

Quello
che il mago aveva progettato si realizzò all'istante: chi ordinava
al fornaio del pane riceveva dei biscotti, chi salutava un amico in
modo cordiale veniva ricambiato, inconsapevolmente, da una frase
sgarbata, chi chiedeva un'informazione si ritrovava più confuso di
prima. Insomma, ognuno si sentiva incompreso o addirittura preso in
giro e, come aveva previsto il terribile mago, non comprendendosi
più, presto tutti litigarono tra loro: nessuno più si rivolgeva la
parola e Colsorriso si trasformò in un paesetto sporco e malandato.
«Ecco fatto», tuonò il mago, «li ho in pugno!» Addirittura, per
avere completa soddisfazione da quell'opera che riteneva la più
riuscita tra le sue, decise di imporsi «capo supremo e
indiscutibile» di Colsorriso. Chi avrebbe, infatti, osato opporsi
alla sua volontà? Ma... ahi lui! Non aveva fatto i conti proprio con
il suo incantesimo: non potendo comprendere nessuno ciò che andava
dicendo e ordinando, non gli valse neanche il tono più minaccioso
per far intendere le sue volontà agli abitanti di Colsorriso.

Le sue
rimanevano solo parole al vento e per quanto si sforzasse, ripetendo
le stesse cose anche cento volte, il solo risultato che ottenne fu
un gran mal di testa... e quando chiese un rimedio al farmacista, si
vide consegnare uno shampoo antiforfora! «Basta! Questo è troppo
anche per me!» esclamò il mago esasperato. «Siete diventati tutti
matti!» continuò, «Cosa me ne faccio di voi se non capite nessuno
dei miei ordini?»Il mago non voleva ammetterlo, ma era stato
sconfitto: non avrebbe mai ricavato nulla di vantaggioso da quel
paese così confuso che aveva messo a dura prova la sua pazienza.
Roteando furiosamente la bacchetta, pronunciò allora la formula per
ristabilire l'ordine e l'armonia:

«Ogni
parola faccia tosto ritorno al proprio posto, ciò che l'uno vorrà
dire l'altro subito potrà capire, scompaia dunque ogni attrito e
torni l'ordine a Colsorriso!» Quindi, con lo stesso fare minaccioso
con cui era arrivato, abbandonò per sempre Colsorriso... non prima,
però, di essere tornato in farmacia dove acquistò un'efficace
medicina per il suo mal di testa.

Carlo Conti
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