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Viveva in tempi assai lontani, un
povero garzone di fornaio di nome Toni. La vigilia di Natale aveva
lavorato molto ad impastare pane e focacce. Era stanchissimo,la
schiena gli doleva ma la sua giornata non era ancora finita. Si
accinse ad impastare l'ennesimo blocco di pasta di pane e intanto
preparò all'estremità della lunga asse le uova, l'uvetta, lo
zucchero per la torta natalizia del padrone e per i suoi invitati.
Quanto a lui, avrebbe trascorso un triste Natale accanto al letto
della madre malata. Mentre tagliava le forme, per un movimento
maldestro, rovesciò il barattolo dello zucchero. Nel tentativo di
salvare il salvabile schiacciò le uova e si ritrovò con la pasta del
pane intrisa di zucchero, uova e uvetta. Non gli rimase che
impastare il tutto con le lacrime di disperazione che gli caddero
sulle grosse forme che tagliò e mise a cuocere.

Quando le grosse pagnotte, profumate
e soffici, uscirono dal forno, il " Pan de Toni", come lo chiamò
subito il padrone furbo, gli fece fare affari d'oro,l'indomani
quando fu venduto ai signori del paese. Fuori dalla leggenda, la
storia ufficiale vuole che il panettone apparisse sulla tavola di
Ludovico il Moro al castello degli Sforza, il Natale del 1495. Si
teneva quel giorno un banchetto per celebrare il nuovo potere
conferito al duca da un decreto dell'imperatore Massimiliano. Alla
fine del banchetto venne portato in tavola il panis quidam acinis
uvae confectus, il pane confezionato con acini di uva. Piacque
molto al duca il nuovo dolce ideato dal cuoco Antonio Toni, che ben
presto, tutti i milanesi poterono assaggiare,perché con atto
munifico Ludovico il Moro ne fece distribuire la ricetta a tutti i
cuochi di Milano. E il pan di Toni venne sbrigativamente chiamato
"panettone".
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