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Nel paese di Gadir vivono un re e una
regina. Hanno un'unica figlia, bellissima e molto assennata: la
principessa Bocca di Miele. Ha riccioli d'oro che le arrivano fino
alle spalle e che si addicono al colore della sua corona. Tutti i
giorni la principessa legge con piacere un libro d'avventure.
Naturalmente sa anche inventare e raccontare bellissime storie,
suona meravigliosamente il piano e il violino; sa cavalcare ed è
un'ottima nuotatrice. Tutti nel regno vogliono bene alla
principessa. La vita al castello si svolge secondo ritmi regolari:
il re governa e la regina si occupa della casa con l'aiuto delle
domestiche. Il mattino di buon' ora il re esce sul suo nero
destriero e torna, stanco e affamato, solo alla sera, quando anche
la regina è sfinita per i molti impegni cui ha dovuto far fronte.

Spesso di sera il re e la regina litigano:
entrambi dicono di essere stanchi, entrambi affermano che il
proprio lavoro è stato più faticoso e più importante del lavoro
svolto dall' altro coniuge. Quando sente che i genitori litigano
la principessa Bocca di Miele diventa molto triste: quelle sere va
a letto presto. La principessa vuol bene a sua madre, con cui
trascorre molto tempo e che per lei è una bella donna; e vuol bene
anche a suo padre, forte, virile e affascinante. Per lei quelle
dispute sono sciocche. Un giorno di prima mattina
un messaggero a cavallo arriva al galoppo al castello e grida:

«Maestà, maestà, venite subito! Ai
confini del regno c'è un drago enorme che sputa fiamme dalle
fauci, solo voi potete ucciderlo e salvare la vita a tutti noi!».
Il re sella il suo cavallo, cinge la spada e parte al gran
galoppo. Per qualche giorno la regina si sente sollevata: non deve
più lavare e cucinare tanto, e la sera può starsene tranquilla,
senza più litigare. La principessa Bocca di Miele invece è triste:
il padre le manca. Dopo un mese il re non è ancora tornato e non
ci sono notizie di lui; la regina comincia a sentirsi a disagio.
La principessa si fa sempre più triste e tutti al castello
appaiono preoccupati. Una mattina la regina siede al telaio e,
mentre sta tessendo un filo rosso, il suo pensiero corre al
marito, che forse ormai ha ucciso il drago.

Le si avvicina la cameriera, si
siede accanto a lei e incomincia a dire: «Mia regina, se ci penso,
devo dire che il re era una persona davvero stravagante. Per
quanto gli sistemassi sempre i calzini bene in ordine nel cassetto
del guardaroba, lui se li metteva sempre spaiati: in genere ne
aveva uno rosso e uno azzurro. E le camicie! Le ho sempre stirate
benissimo, ma ogni volta che ne indossava una lui sbagliava ad
abbottonarsi e, pur con la più bella camicia addosso, aveva sempre
un' aria quanto mai trasandata».

Uscita la cameriera, ecco
arrivare lo stalliere; vede la regina tanto triste e le dice: «Ah,
mia regina, il re non era davvero un esperto cavaliere. Quando
doveva montare a cavallo occorreva che gli dessi sempre una mano,
e quando doveva smontare il più delle volte si slogava una
caviglia. Perciò gli ho sempre fatto cavalcare soltanto i ronzini
più docili e mansueti. Andatosene lo stalliere, si presenta il
giardiniere, che dice alla regina: «Maestà, il suo stimato sposo
non sapeva distinguere neppure i girasoli dai ravanelli!».
La principessa Bocca di Miele, seduta al telaio accanto alla
madre, ascolta in silenzio quanto i servi vanno dicendo. Sulle
prime non riesce a credere che essi stiano parlando del suo caro
papà, del quale lei ha tutt' altri ricordi, ma quando si accorge
che quante più cose negative vengono dette nei confronti del re,
tanto più sua madre riprende animo, cominciando a sorridere e ad
ammiccarle, ecco che la ragazza inizia a vedere suo padre in una
luce diversa. Un giorno si avvicina anche lei al telaio a cui è
seduta sua madre e le dice: "Cara mamma, il re mio padre era un
uomo cattivo e sventato. Una volta che entrò in camera mia pestò
con un piede Anna, la mia bambola preferita".

A quelle parole la regina abbraccia la
figlia ed entrambe piangono a lungo e amaramente. Tre giorni dopo
si presenta al castello un messaggero a cavallo e annuncia alla
regina che il re suo marito ha vinto il drago e tornerà quanto
prima a casa. Che fa allora la regina, che fa la principessa, che
fanno tutti i cortigiani? La bambina a cui ho raccontato la storia
rispose così: «Non lo lasciano entrare, hanno deciso che è
cattivo».
Per i genitori: «Il re
che andò a uccidere il drago» ovvero il padre estraniato
Antefatto
Karin aveva sei anni quando i suoi
genitori si separarono ed è rimasta con la madre. Adesso ha otto
anni e da quasi due non vede più suo padre. Questi adisce le vie
legali per poter avere rapporti con sua figlia. Karin dice
espressamente al funzionario che cura l'assistenza per i
minorenni, al giudice e a me di non voler mai più vedere suo
padre. La madre, appellandosi alle parole della bambina, chiede
che le relazioni tra padre e figlia siano rinviate a tempo
indeterminato. Dice che prima della separazione Karin aveva un
buon rapporto con il padre, che non riesce a spiegarsi il
cambiamento di opinione della figlia, ma che neppure può obbligare
la bambina ad avere relazioni con il padre. I nostri colloqui
mettono in luce il fatto che la madre, per staccarsi dal marito,
pone in evidenza soltanto le debolezze e i difetti di lui. La
figlia si accorge di quanto alla madre piaccia considerare il
padre un fallito e, amando sua madre, accetta questa sua opinione
e rimuove tutti i ricordi positivi che ha di suo padre. Questo
fatto è normale per una bambina che vive con la madre e si
identifica con lei.
Obiettivo
Obiettivo della fiaba, che racconto alla
madre e alla figlia insieme, è far comprendere a un livello
profondo di consapevolezza quanto è accaduto prima che Karin si
allontanasse del tutto da suo padre.
Procedimento narrativo
Il personaggio chiave della vicenda è la
madre. La figlia non ha alcuna possibilità di modificare il suo
comportamento fintanto che il suo modello, la madre, mantiene la
sua posizione. Karin ha bisogno del permesso della madre per
esprimere i propri sentimenti nei confronti del padre in
riferimento ai tempi in cui la famiglia era ancora unita. Perciò
la fiaba può servire alla madre come uno specchio in cui osservare
il suo comportamento durante la fase della separazione. In questo
modo può imparare a vedere non soltanto i lati negativi di suo
marito. Poiché la fiaba si situa vicino all' esperienza
coscientemente vissuta dalla bambina, alla mia domanda: «Che fa la
regina, che fa la principessa, che fanno i cortigiani?». Karin
risponde: «Non lasciano entrare il re, hanno deciso
che è cattivo». Questa risposta fa sì che la madre di colpo
intuisca come stanno le cose. La donna smette di ostacolare il
rapporto della figlia con suo padre e rende possibile in questo
modo una nuova relazione tra padre e figlia.
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