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Ne offriva in continuazione, come un albero che non smette mai di fiorire, e di quei fiori offriva sempre quello più adatto e gradito. Solo che non offriva in omaggio rose o mughetti, ma parole tanto delicate da sembrare altrettanti petali che componevano una frase più gentile di qualsiasi fiore.
  "È bello guardarti: hai la gentilezza d'un mattino primaverile." "Quanta allegria metti: sembri un pinguino che ha vinto al Totocalcio." " Sei affettuoso come un gattino sazio che fa le fusa." "Il tuo sguardo fa bene al cuore, è come un sorso di cielo."  Girava per la città portando nel cuore una serra fiorita di frasi gentili, sempre pronto ad offrirne una a chi ne avesse bisogno. Bastava dargli poche lire per sentirsi dire qualcosa di sorprendente e delizioso, che rendeva felici per tutta la giornata. Per le strade lo chiamavano, lui accorreva e capiva al volo. Uno era triste per un rimprovero ingiusto? Era andato male a scuola? Era triste per aver fatto a pugni e averle prese, o per una delusione d'amore? Aveva una frase pronta per tutti.  "All'età tua l'ingiustizia è come la fatica: se sai sopportarla significa che sei forte." "L'intelligenza non si misura solo sui libri: il vero esame che fai tutti i giorni è la vita." " È veramente forte chi sa prenderle senza avvilirsi.""Per i giovani una delusione d'amore è una nuvola passeggera che lascia il posto a un sole sfolgorante." Le soddisfazioni maggiori le dava nei parchi alle coppie degli innamorati che passeggiavano o sedevano abbracciati sulle panchine.
 I ragazzi timidi che non sapevano fare i complimenti, con 100, 200 lire, potevano offrirne alla loro compagna di bellissimi, come si offrono delle rose. Per via dello strano mestiere che faceva divenne famoso, e le sue frasi più belle cominciarono a circolare in tutta la città. La gente le imparava e, a dirle, facevano venirne in mente di altrettanto poetiche. Insomma, grazie a lui, la gente cominciò a usare sempre più spesso frasi gentili, a rivolgersi la parola con amore e poetica gentilezza.
Per questo, a poco a poco, il suo mestiere finì: nessuno aveva più bisogno di ascoltare o farsi suggerire frasi gentili, ormai le udiva ovunque e aveva imparato a dirle da sé. Ma lui, contento di sentire ovunque poesia e gentilezza, non si dispiacque di restare disoccupato. Anche perché, in segno di gratitudine, il Consiglio comunale, a nome di tutta la cittadinanza, gli assegnò una discreta pensione.
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