Home
Su
A caccia di pericoli
Addio Veia
Capire i sentimenti
Come sono nato?
Creare il mondo
Gente
L'uomo nero
Il viaggio di Lisa
Io amo la Terra
La separazione
Le bugie...
Le domande di Giulio
Quando il nonno..
Un mondo luminoso
Piccolo Buddha
Per chi é il mondo?
Storia di un'adozione
Vincere la paura
Bambini della Terra
La mamma di Luna
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una storia di oggi raccontata per i ragazzi da Regine Schindler Edizione Arka Junior
Il piccolo parco è come un'isola in mezzo al traffico della città. Teo lo chiama "l'isola verde", e si ferma lì ogni giorno di ritorno da scuola. Si siede ai piedi di un'antica colonna e chiude gli occhi. Gli piace sentire il calore della pietra. Resta lì per poco tempo. «Così la mamma non se ne accorge» pensa. I motori delle macchine non lo disturbano.
Non sente nemmeno la puzza dei gas di scarico. Sente solo la luce del sole sugli occhi e il suo calore sulla fronte. E fa il suo gioco preferito: immagina di afferrare con le mani un raggio di sole e di arrampicarsi su di esso verso il cielo. Se ne sta lì immobile e felice, aspettando Lisa. Lisa è più grande di lui. Passa quasi tutta la sua giornata in un angolo appartato del parco, con altri ragazzi e ragazze. Ma quando vede Teo, gli si avvicina sempre. Così sono diventati amici. Anche oggi Teo sente i suoi passi e il fruscio del sacchetto di plastica che lei porta sempre con sé. «Ciao Lisa» dice, senza neppure aprire gli occhi. «Vieni, ho catturato un raggio di sole». E ride. Pure lei ride, sedendosi accanto a lui. Poi Teo sente qualcosa di umido e ruvido che gli lecca la mano. È la lingua di Puck, il fedele compagno di Lisa. Improvvisamente Lisa esclama: «Ho preso anch'io un raggio!».
«Ora arrampicati e sali...» dice Teo. Lisa ride di nuovo. «È vero, è bello immaginare di salire verso il sole! È quasi come quando io faccio un viaggio...». «Tu... un viaggio!?» esclama Teo guardandola con aria stupita. «Ma se mi hai detto che non esci mai da questa città!». «Non posso spiegarti...» dice lei abbassando di colpo la voce e rabbuiandosi in viso. «Sei troppo piccolo, non puoi capire». «Lisa, di quale viaggio parli?» insiste Teo. «Io ti ho parlato del mio gioco segreto. Ne hai uno anche tu?». «Sei troppo piccolo, ti ho detto, non chiedermi niente!». Lisa ora ha alzato la voce e guarda Teo con occhi sbarrati. «Che cos'hai?» domanda Teo turbato, stringendosi a Puck.
Ma Lisa, con voce che sembra tornata normale, ripete: «Non posso dirti nulla. Davvero. Giochiamo piuttosto a catturare i raggi del sole. Questo sì che fa bene». Tutti e due richiudono gli occhi. Poi congiungono le mani e afferrano un raggio. «Oh, viene da molto lontano!» dice Lisa. «Credi che venga dal paradiso?» domanda Teo. Lei sorride. A un tratto Teo balza in piedi. «Oggi ho fatto tardi! Devo scappare subito a casa! A domani, Lisa!» grida. Teo corre più veloce che può, sgattaiolando tra le macchine ferme a un semaforo. «Che cosa dirà la mamma?» si chiede. Quando arriva a casa, la mamma ha il viso molto arrabbiato, come lui lo ha visto solo raramente. Non lo chiama affettuosamente Teo, bensì Matteo. Il tono della sua voce è molto severo. A Teo non piace quando la mamma parla con quel tono. «Ero in pensiero» gli dice. «Stavo per venire a cercarti a scuola. Perché da qualche tempo arrivi così tardi? Dove sei stato?». «È un segreto!» pensa Teo. «È il mio segreto. Perché i grandi vogliono sapere sempre tutto?». Ma la mamma continua a fare domande. «Dove sei stato?». «Ho fatto soltanto un salto al parco» confessa infine Teo. «Per arrivarci devi attraversare il viale. È pericoloso!» lo sgrida la mamma. «Devo forse venire a prenderti a scuola? Eppure non sei più un bambino!».
Durante la cena Teo pensa a Lisa, a com'è stata strana quel giorno, al suo misterioso viaggio, a quel sacchetto di plastica che porta sempre con sé. «Al parco, ci vai da solo oppure vai a giocare lì con i tuoi compagni?» gli domanda la mamma, come se gli avesse letto nel pensiero. «Sì, lì gioco con un'amica e un amico, Lisa e Puck!» borbotta Teo. «Puck! Che strano nome per un bambino...» commenta la mamma. «Non sono tuoi compagni di scuola, vero?». Adesso però smette di fare domande. Oggi le lezioni sono terminate prima del solito. Teo non si è fermato a giocare con i compagni nel cortile della scuola. Corre subito al parco illuminato dal sole. Da lontano riconosce la sagoma nera di Puck. Ma perché non vede Lisa vicino alla loro colonna? Dov' è Lisa? Teo sorprende Lisa nascosta dietro un'altra colonna. Non si è accorta del suo arrivo poiché il frastuono delle macchine è molto forte. La manica della sua giacca azzurra è arrotolata fino in alto. Teo guarda incuriosito il suo braccio: è pieno di lividi gialli e blu! È un braccio malato! Lisa si sta sfilando dal braccio l'ago sottile di una siringa. È una siringa di quelle che Teo ha visto usare dal dottore per le vaccinazioni.
 Lui ha paura delle iniezioni, e lancia un grido, un piccolo grido. Solo adesso Lisa alza lo sguardo. Quando vede Teo, avvolge velocemente la siringa nel fazzoletto e mette tutto nel sacchetto di plastica. Guarda di nuovo Teo con occhi sbarrati. «Teo...» dice sottovoce, ma lui la sente perfettamente nonostante il frastuono del traffico. «Teo, resta lo stesso mio amico» lo supplica. «Ora ti spiego tutto...». Come ogni giorno, si siedono vicini appoggiandosi a una colonna. Puck si accuccia accanto a loro. «È veleno, Teo. Capisci? Veleno! Ma io ne ho bisogno per vivere» dice Lisa. «Tutto è iniziato con un viaggio, un po' come su un raggio di sole. Un viaggio su, in alto, in un mondo che pareva migliore, più buono e bello. Questo è il viaggio di cui parlavo». Teo guarda Lisa. È confuso. Non capisce. «È proprio così, Teo! All'inizio mi bastava poco. Un paio di sigarette magiche o due pastiglie che non sembravano fare male a nessuno, ma che erano una minuscola dose di veleno.
 E con quelle, tutta la vita diventava nuova e diversa. Sembrava un gioco innocuo, lo facevo come un gioco». Lisa sorride. Ma non è un sorriso felice. «E poi?» domanda Teo che vorrebbe capire meglio. Lei si alza e fa due passi. Ora è nervosa. «E poi, Teo, di colpo non è stato più un gioco. E non è stato più nemmeno il solito viaggio. Prendevo sempre più pastiglie. Una o due non mi bastavano più. E un giorno ho avuto bisogno di un veleno più forte. Quello che si mette nella siringa. Sapessi, Teo, è diventato un terribile viaggio senza fine e senza ritorno! È il gioco più stupido che ci sia. Fa ammalare. C'è persino chi muore. Lo capisci, Teo?». La voce di Lisa è sempre più affannata e brusca. Si appoggia alla colonna. È molto stanca. Più tardi aggiunge con un filo di voce: «Non lasciarti mai tentare da quel gioco, Teo! Mai! lo ti voglio bene. Non cominciare mai con quella roba!».
 Quel giorno, quando Teo lascia Lisa, è davvero molto tardi. Attraversata la strada, vede con stupore la mamma. E c'è anche il papà. Sono venuti a cercarlo al parco! Senza una spiegazione, lo prendono per mano e lo trascinano a casa come un prigioniero. Iniziano a parlare solo quando sono seduti a tavola. Le loro facce sono molto scure. «La tua amica è una drogata, Matteo» dice il papà. «Sì, prende la droga. E la droga è una brutta cosa» aggiunge la mamma. «Inoltre costa soldi, molti soldi. Ed è pure proibita». Il papà si ferma per un attimo. Poi continua, molto agitato. «La tua amica, l'ho già incontrata. È quella ragazza con il cane nero. La sera va a chiedere l'elemosina alla stazione. Chiede l'elemosina perché le servono i soldi per comprarsi la droga. E così s'inventa molte storie, racconta bugie:
 "Datemi dei soldi per il biglietto: devo andare a trovare la nonna malata". Oppure: "Datemi dei soldi per comprare qualcosa da mangiare". Ma sono bugie, Teo. Per la droga non esita nemmeno a rubare. Lo capisci?». Il papà sta alzando sempre più la voce. Poi parla di nuovo la mamma. «Quella ragazza dorme sotto un ponte. Anche la polizia lo sa. E adesso ascolta, Teo: non è un'amica che va bene per te. È pericolosa» . «Ci prometti che non andrai più da lei e che non le parlerai più? Mai più?» lo interroga severamente il papà. «Promettilo» insiste la mamma. Teo non riesce a dire una sola parola. Non riesce neppure a piangere. Pensa a Lisa quando sorride, alle colonne riscaldate dal sole nella loro isola verde, al pelo morbido di Puck che lui accarezza sempre. Poi pensa a Lisa che va alla stazione a mendicare o a rubare. All'improvviso si alza e corre nella sua stanza. Si butta sul letto e solo allora scoppia a piangere. Piange con la testa sotto il cuscino per non farsi sentire. Tutti i giorni, adesso, all'uscita della scuola vi sono la mamma e il papà di Teo. Vengono a prenderlo. Da lontano lui vede il parco con le sue colonne illuminate dal sole. A volte intravede anche il pelo nero di Puck o la giacca azzurra di Lisa. Vorrebbe tanto chiamarla. Vorrebbe parlarle. Ma gli è proibito.
Con la brutta stagione il parco si svuota. Il vento d'autunno disperde le foglie secche lungo le strade. Al mattino e alla sera ora fa freddo, e il sole sicuramente non riesce più a riscaldare le colonne. Teo ha sempre in mente la sua amica. Ricorda il gioco che facevano per arrampicarsi verso il cielo. Lo conoscono solo loro due, è il loro segreto. Ma Teo ha sempre in mente anche il veleno di Lisa, i suoi terribili viaggi con la siringa nel braccio, il ponte sotto il quale dorme di notte. Perché a Lisa non bastano i raggi del sole? Eppure diceva sempre che le facevano bene... Un pomeriggio, quando ormai è buio, la mamma manda Teo dal panettiere. A dire il vero, lui preferirebbe stare a casa: in televisione vi sono i suoi cartoni animati preferiti! Quando arriva al negozio, ha la sorpresa di vedere Puck accucciato davanti alla porta. Entra mentre il panettiere sta mettendo in mano a Lisa un sacchetto di carta. «È pane dell'altro ieri. Prendilo pure» le dice, prima di chiedere a Teo:
«E tu, che cosa desideri?». Teo è così agitato che chiede delle michette invece del pane integrale. Uscendo dal negozio, guarda il viso smunto di Lisa. Le porge la mano. Lei abbozza appena un sorriso. «Non mi hanno più lasciato venire» le bisbiglia. Lisa fa un cenno con la testa. Ha capito. Poi tossisce. «Sei malata, Lisa?» domanda Teo. Ma lei abbassa lo sguardo. «Teo, penso spesso al nostro gioco al parco» dice Lisa con poca voce. «Ma adesso arriva l'inverno» le fa notare Teo. «Lo so» fa Lisa con voce ancora più fioca. «Sì, a te lo posso dire. Sono malata. Per questo mi manca il nostro raggio di sole. Capisci? Potrei arrampicarmi fino al cielo!». Per un attimo si appoggia sulla spalla di Teo. Sta tremando. «Lisa sta veramente male» pensa Teo turbato. E sente il fruscio del sacchetto di plastica. Lì tiene il veleno. «Adesso vai, Teo! Vai a casa! Non vogliono che ti fermi a parlare con me. E io adesso ho bisogno della roba, di nuovo veleno per la mia prossima iniezione. Ne ho bisogno subito, altrimenti impazzisco! » . Lisa si allontana insieme a Puck. Fa fatica a camminare. Teo non ha più voglia di guardare la televisione. A cena non mangia niente. Non risponde quando la mamma o il papà gli fanno delle domande. Chiude gli occhi. «Che cosa ti succede? Non ti senti bene?» gli chiedono. All'improvviso, Teo afferra le mani della mamma e del papà e si aggrappa forte a loro. «Mamma, papà, dobbiamo aiutare Lisa, dobbiamo farlo subito» li supplica. «L'hai vista ancora?» chiedono loro. Ma questa volta i genitori di Teo non sono arrabbiati. Lo ascoltano. Fanno domande. Non usano il tono severo di quando lo chiamano Matteo. Così lui racconta dell'incontro con Lisa dal panettiere.
«Sotto il ponte fa freddo» dice. «Lisa ha una brutta tosse, è magra e trema, io ho paura». E a voce bassa aggiunge: «Lisa non deve morire! Non voglio, non voglio!». Il papà abbraccia Teo. «Ascolta, noi abbiamo già provato ad aiutare Lisa. Già da molto tempo, dall'estate scorsa quando v'incontravate nel parco. Volevamo portarla in campagna, in una comunità dove si impara a vivere senza quel veleno» gli dice la mamma. Teo vorrebbe domandare perché non gliela hanno mai detto, ma lascia che la mamma continui a parlare. «Lisa non ha voluto. "Perché cambiare la mia vita?" ci ha detto. "A che cosa serve smettere di bucarmi?". Non abbiamo potuto aiutarla». «Le ho persino dato dei soldi» aggiunge sottovoce il papà. «Non volevo che andasse a rubare. Le ho dato dei soldi per il suo veleno. Senza la droga non riesce più a vivere». Teo nasconde il viso tra le mani. Più tardi, quando è già a letto, sente che i genitori continuano a parlare in cucina. Poi si affacciano alla porta della sua stanza. «Noi usciamo. Dobbiamo fare qualcosa per Lisa. Anche noi temiamo per lei. Sì, sotto il ponte adesso fa davvero troppo freddo» dicono. Teo vuole rimanere sveglio fino al ritorno dei genitori. «Troveranno Lisa? La porteranno qui? Dove saranno ora?» si chiede. Immagina mille cose, belle e brutte. Per aspettarli si infila nel lettone. Ma le ore passano, e si addormenta... Improvvisamente Teo apre gli occhi.
La lampada sul comodino accanto al letto è ancora accesa. Sente muoversi qualcosa nella stanza. Il suo cuore si mette a battere forte. Poi una zampa nera si posa sul cuscino. «Puck! Puck!» grida di gioia Teo. «Mi riconosci?». Puck gli lecca le mani. La sua lingua è umida e ruvida, come sempre. Puck continua a leccare, come se volesse dire: «Ma certamente, siamo vecchi amici!». «Teo, Lisa è all'ospedale» dice il papà entrando nella stanza. «Lì la cureranno bene, non devi più temere per lei!» spiega la mamma. «Adesso devi badare tu a Puck, ha detto Lisa. Perché i cani non possono entrare nell'ospedale». Teo torna nel suo letto. Rimane sveglio a lungo. Rivede il braccio malato di Lisa, i lividi gialli e blu, i segni rossi delle punture. A lui l'ospedale non piace. «Sei una drogata» le diranno forse gli uomini vestiti di bianco. «Perché hai preso quel veleno?» le chiederanno con voce severa. Teo ora piange. Puck lo sente e viene a leccargli la mano. A poco a poco Teo si tranquillizza, e finalmente si addormenta. Qualche giorno più tardi, Teo può andare con la mamma a trovare Lisa. «Siamo arrivati?» domanda quando si fermano davanti a una vecchia casa con un grande giardino intorno. La porta d'ingresso è pesante e cigola. «Non sembra un ospedale!». «Questa è la Casa del Sole» spiega la mamma. «Qui curano persone ammalate come Lisa». «La Casa del Sole! Mi piace. È il posto giusto per lei. Qui guarirà» dice forte. La mamma deve mettergli la mano sulla bocca perché parli più piano.
Un dottoressa accompagna Teo e la mamma al piano superiore. «Lisa continua a chiedere di Teo. Sei tu?» domanda. Poi aggiunge: «È molto debole. Non può parlare a lungo, non affaticarla». Lisa è in un letto, magra e pallida. Ha gli occhi chiusi. Teo quasi non la riconosce. «Hanno spostato il suo letto davanti alla finestra. Lo ha voluto lei» sussurra la mamma. Chinandosi le prende una mano, le accarezza i capelli, la chiama dolcemente: «Lisa, c'è Teo!». Lisa apre gli occhi. Guarda Teo, ma non parla. «Ciao Lisa, come stai? Puck sta bene. Me ne prendo cura io. Dorme sempre sul mio letto» le racconta tutto d'un fiato Teo. «Sono contenta» dice allora Lisa, con un filo di voce. Ma è davvero contenta? Teo non ne è sicuro. Lisa guarda la finestra e cerca di sollevare le mani. Continua a provarci, ma le sue braccia sono deboli e ogni volta ricadono sulla coperta. Sta cercando di dire qualcosa. Teo di colpo capisce ciò che Lisa vuole dirgli.
 Si avvicina alla finestra e congiunge le mani. «Ho catturato un raggio di sole per te» dice voltandosi verso Lisa. «È molto caldo. Lo sento». Anche lei lo sente, e sorride. «Teo... mi fa bene...» mormora. Poi i suoi occhi si chiudono di nuovo. «Ora lasciamola dormire» dice la mamma. Escono dalla stanza. La mamma si asciuga una lacrima. Perché? Non ha visto Lisa sorridere? si chiede Teo. L'inverno è finalmente passato. È di nuovo estate. Teo è tornato nella sua isola verde. Ricorda Lisa come la incontrava qui, appoggiata a una calda colonna, quando giocava con un raggio di luce, e sorrideva. Ma la ricorda anche come l'aveva vista l'ultima volta nella Casa del Sole. Aveva cominciato con una magica sigaretta, con un viaggio che aveva creduto un gioco, e poi aveva avuto bisogno di siringhe piene di veleno. Sempre più veleno.
«C'è persino chi muore...» aveva detto. Ma impazziva se non ne trovava subito dell'altro, per un'altra iniezione, per un altro viaggio senza fine e senza ritorno. «Lisa, perché mai tutto questo? Perché non ti bastava il nostro gioco?» vorrebbe chiederle Teo. Ma a Lisa non può chiedere più nulla. Lisa non c'è più... Teo ha deciso che quando sarà grande aiuterà i drogati. Ne conosce molti in città perché, per via di Lisa, tutti conoscono Puck e lo salutano. A volte uno di loro viene a sedersi vicino a lui, alla sua colonna. «Lascia perdere quella roba!» gli dice Teo. «Non fare come Lisa!». Unendo le mani, cerca di mostrargli come si fa ad afferrare un raggio di sole e a viaggiare su di esso, come in un sogno. «Questo viaggio non è per niente pericoloso. E non serve neppure una siringa!» dice. Il ragazzo guarda Teo e sorride. Non ci crede. Accarezza distrattamente il cane. Poi chiude gli occhi e si addormenta, con il suo sacchetto di plastica tra le gambe.
Teo adesso sa che dentro vi è nascosta una roba che uccide.
Fai felice Il Paese e scrivi un tuo commento se ti piace questo  sito o questa pagina
Questo sito é autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
   
Il Paese dei Bambini che sorridono" ©
Partita Iva02895640361
Tutti i diritti riservati agli autori stessi.
E' severamente proibito copiare testi e immagini.
I trasgressori saranno perseguiti legalmente.
Per contatti scrivere:    Franca