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Una storia di
oggi raccontata per i ragazzi da Regine Schindler Edizione Arka
Junior
Il piccolo parco è come un'isola in mezzo al
traffico della città. Teo lo chiama "l'isola verde", e si ferma lì
ogni giorno di ritorno da scuola. Si siede ai piedi di un'antica
colonna e chiude gli occhi. Gli piace sentire il calore della
pietra. Resta lì per poco tempo. «Così la mamma non se ne accorge»
pensa. I motori delle macchine non lo disturbano.

Non sente nemmeno la puzza dei gas di
scarico. Sente solo la luce del sole sugli occhi e il suo calore
sulla fronte. E fa il suo gioco preferito: immagina di afferrare
con le mani un raggio di sole e di arrampicarsi su di esso verso
il cielo. Se ne sta lì immobile e felice, aspettando Lisa. Lisa è
più grande di lui. Passa quasi tutta la sua giornata in un angolo
appartato del parco, con altri ragazzi e ragazze. Ma quando vede
Teo, gli si avvicina sempre. Così sono diventati
amici. Anche oggi Teo sente i suoi passi e il fruscio del
sacchetto di plastica che lei porta sempre con sé. «Ciao Lisa»
dice, senza neppure aprire gli occhi. «Vieni, ho catturato un
raggio di sole». E ride. Pure lei ride, sedendosi accanto a lui.
Poi Teo sente qualcosa di umido e ruvido che gli lecca la mano. È
la lingua di Puck, il fedele compagno di Lisa. Improvvisamente
Lisa esclama: «Ho preso anch'io un raggio!».

«Ora arrampicati e sali...» dice Teo. Lisa
ride di nuovo. «È vero, è bello immaginare di salire verso il
sole! È quasi come quando io faccio un viaggio...». «Tu... un
viaggio!?» esclama Teo guardandola con aria stupita. «Ma se mi hai
detto che non esci mai da questa città!». «Non posso spiegarti...»
dice lei abbassando di colpo la voce e rabbuiandosi in viso. «Sei
troppo piccolo, non puoi capire». «Lisa, di quale viaggio parli?»
insiste Teo. «Io ti ho parlato del mio gioco segreto. Ne hai uno
anche tu?». «Sei troppo piccolo, ti ho detto, non chiedermi
niente!». Lisa ora ha alzato la voce e guarda Teo con occhi
sbarrati. «Che cos'hai?» domanda Teo turbato, stringendosi a Puck.

Ma Lisa,
con voce che sembra tornata normale, ripete: «Non posso dirti
nulla. Davvero. Giochiamo piuttosto a catturare i raggi del sole.
Questo sì che fa bene». Tutti e due richiudono gli occhi. Poi
congiungono le mani e afferrano un raggio. «Oh, viene da molto
lontano!» dice Lisa. «Credi che venga dal paradiso?» domanda Teo.
Lei sorride. A un tratto Teo balza in piedi. «Oggi ho fatto tardi!
Devo scappare subito a casa! A domani, Lisa!» grida. Teo corre più
veloce che può, sgattaiolando tra le macchine ferme a un semaforo.
«Che cosa dirà la mamma?» si chiede. Quando arriva a casa, la
mamma ha il viso molto arrabbiato, come lui lo ha visto solo
raramente. Non lo chiama affettuosamente Teo, bensì Matteo. Il
tono della sua voce è molto severo. A Teo non piace quando la
mamma parla con quel tono. «Ero in pensiero» gli dice. «Stavo per
venire a cercarti a scuola. Perché da qualche tempo arrivi così
tardi? Dove sei stato?». «È un segreto!» pensa Teo. «È il mio
segreto. Perché i grandi vogliono sapere sempre tutto?». Ma la
mamma continua a fare domande. «Dove sei stato?». «Ho fatto
soltanto un salto al parco» confessa infine Teo. «Per arrivarci
devi attraversare il viale. È pericoloso!» lo sgrida la mamma.
«Devo forse venire a prenderti a scuola? Eppure non sei più un
bambino!».

Durante la cena Teo pensa a Lisa, a com'è
stata strana quel giorno, al suo misterioso viaggio, a quel
sacchetto di plastica che porta sempre con sé. «Al parco, ci vai
da solo oppure vai a giocare lì con i tuoi compagni?» gli domanda
la mamma, come se gli avesse letto nel pensiero. «Sì, lì gioco con
un'amica e un amico, Lisa e Puck!» borbotta Teo. «Puck! Che strano
nome per un bambino...» commenta la mamma. «Non sono tuoi compagni
di scuola, vero?». Adesso però smette di fare domande. Oggi le
lezioni sono terminate prima del solito. Teo non si è fermato a
giocare con i compagni nel cortile della scuola. Corre subito al
parco illuminato dal sole. Da lontano riconosce la sagoma nera di
Puck. Ma perché non vede Lisa vicino alla loro colonna? Dov' è
Lisa? Teo sorprende Lisa nascosta dietro un'altra colonna. Non si
è accorta del suo arrivo poiché il frastuono delle macchine è
molto forte. La manica della sua giacca azzurra è arrotolata fino
in alto. Teo guarda incuriosito il suo braccio: è pieno di lividi
gialli e blu! È un braccio malato! Lisa si sta sfilando dal
braccio l'ago sottile di una siringa. È una siringa di quelle che
Teo ha visto usare dal dottore per le vaccinazioni.

Lui ha paura delle iniezioni, e lancia un
grido, un piccolo grido. Solo adesso Lisa alza lo sguardo. Quando
vede Teo, avvolge velocemente la siringa nel fazzoletto e mette
tutto nel sacchetto di plastica. Guarda di nuovo Teo con occhi
sbarrati. «Teo...» dice sottovoce, ma lui la sente perfettamente
nonostante il frastuono del traffico. «Teo, resta lo stesso mio
amico» lo supplica. «Ora ti spiego tutto...». Come ogni giorno, si
siedono vicini appoggiandosi a una colonna. Puck si accuccia
accanto a loro. «È veleno, Teo. Capisci? Veleno! Ma io ne ho
bisogno per vivere» dice Lisa. «Tutto è iniziato con un viaggio,
un po' come su un raggio di sole. Un viaggio su, in alto, in un
mondo che pareva migliore, più buono e bello. Questo è il viaggio
di cui parlavo». Teo guarda Lisa. È confuso. Non capisce. «È
proprio così, Teo! All'inizio mi bastava poco. Un paio di
sigarette magiche o due pastiglie che non sembravano fare male a
nessuno, ma che erano una minuscola dose di veleno.

E con quelle, tutta la vita diventava nuova
e diversa. Sembrava un gioco innocuo, lo facevo come un gioco».
Lisa sorride. Ma non è un sorriso felice. «E poi?» domanda Teo che
vorrebbe capire meglio. Lei si alza e fa due passi. Ora è nervosa.
«E poi, Teo, di colpo non è stato più un gioco. E non è stato più
nemmeno il solito viaggio. Prendevo sempre più pastiglie. Una o
due non mi bastavano più. E un giorno ho avuto bisogno di un
veleno più forte. Quello che si mette nella siringa. Sapessi, Teo,
è diventato un terribile viaggio senza fine e senza ritorno! È il
gioco più stupido che ci sia. Fa ammalare. C'è persino chi muore.
Lo capisci, Teo?». La voce di Lisa è sempre più affannata e
brusca. Si appoggia alla colonna. È molto stanca. Più tardi
aggiunge con un filo di voce: «Non lasciarti mai tentare da quel
gioco, Teo! Mai! lo ti voglio bene. Non cominciare mai con quella
roba!».

Quel giorno, quando Teo lascia Lisa, è
davvero molto tardi. Attraversata la strada, vede con stupore la
mamma. E c'è anche il papà. Sono venuti a cercarlo al parco! Senza
una spiegazione, lo prendono per mano e lo trascinano a casa come
un prigioniero. Iniziano a parlare solo quando sono seduti a
tavola. Le loro facce sono molto scure. «La tua amica è una
drogata, Matteo» dice il papà. «Sì, prende la droga. E la droga è
una brutta cosa» aggiunge la mamma. «Inoltre costa soldi, molti
soldi. Ed è pure proibita». Il papà si ferma per un attimo. Poi
continua, molto agitato. «La tua amica, l'ho già incontrata. È
quella ragazza con il cane nero. La sera va a chiedere l'elemosina
alla stazione. Chiede l'elemosina perché le servono i soldi per
comprarsi la droga. E così s'inventa molte storie, racconta bugie:

"Datemi dei soldi per il biglietto: devo
andare a trovare la nonna malata". Oppure: "Datemi dei soldi per
comprare qualcosa da mangiare". Ma sono bugie, Teo. Per la droga
non esita nemmeno a rubare. Lo capisci?». Il papà sta alzando
sempre più la voce. Poi parla di nuovo la mamma. «Quella ragazza
dorme sotto un ponte. Anche la polizia lo sa. E adesso ascolta,
Teo: non è un'amica che va bene per te. È pericolosa» . «Ci
prometti che non andrai più da lei e che non le parlerai più? Mai
più?» lo interroga severamente il papà. «Promettilo» insiste la
mamma. Teo non riesce a dire una sola parola. Non riesce neppure a
piangere. Pensa a Lisa quando sorride, alle colonne riscaldate dal
sole nella loro isola verde, al pelo morbido di Puck che lui
accarezza sempre. Poi pensa a Lisa che va alla stazione a
mendicare o a rubare. All'improvviso si alza e corre nella sua
stanza. Si butta sul letto e solo allora scoppia a piangere.
Piange con la testa sotto il cuscino per non farsi sentire. Tutti
i giorni, adesso, all'uscita della scuola vi sono la mamma e il
papà di Teo. Vengono a prenderlo. Da lontano lui vede il parco con
le sue colonne illuminate dal sole. A volte intravede anche il
pelo nero di Puck o la giacca azzurra di Lisa. Vorrebbe tanto
chiamarla. Vorrebbe parlarle. Ma gli è proibito.

Con la brutta stagione il parco si svuota.
Il vento d'autunno disperde le foglie secche lungo le strade. Al
mattino e alla sera ora fa freddo, e il sole sicuramente non
riesce più a riscaldare le colonne. Teo ha sempre in mente la sua
amica. Ricorda il gioco che facevano per arrampicarsi verso il
cielo. Lo conoscono solo loro due, è il loro segreto. Ma Teo ha
sempre in mente anche il veleno di Lisa, i suoi terribili viaggi
con la siringa nel braccio, il ponte sotto il quale dorme di
notte. Perché a Lisa non bastano i raggi del sole? Eppure diceva
sempre che le facevano bene... Un pomeriggio, quando ormai è buio,
la mamma manda Teo dal panettiere. A dire il vero, lui
preferirebbe stare a casa: in televisione vi sono i suoi cartoni
animati preferiti! Quando arriva al negozio, ha la sorpresa di
vedere Puck accucciato davanti alla porta. Entra mentre il
panettiere sta mettendo in mano a Lisa un sacchetto di carta. «È
pane dell'altro ieri. Prendilo pure» le dice, prima di chiedere a
Teo:

«E tu, che cosa desideri?». Teo è così
agitato che chiede delle michette invece del pane integrale.
Uscendo dal negozio, guarda il viso smunto di Lisa. Le porge la
mano. Lei abbozza appena un sorriso. «Non mi hanno più lasciato
venire» le bisbiglia. Lisa fa un cenno con la testa. Ha capito.
Poi tossisce. «Sei malata, Lisa?» domanda Teo. Ma lei abbassa lo
sguardo. «Teo, penso spesso al nostro gioco al parco» dice Lisa
con poca voce. «Ma adesso arriva l'inverno» le fa notare Teo. «Lo
so» fa Lisa con voce ancora più fioca. «Sì, a te lo posso dire.
Sono malata. Per questo mi manca il nostro raggio di sole.
Capisci? Potrei arrampicarmi fino al cielo!». Per un attimo si
appoggia sulla spalla di Teo. Sta tremando. «Lisa sta veramente
male» pensa Teo turbato. E sente il fruscio del sacchetto di
plastica. Lì tiene il veleno. «Adesso vai, Teo! Vai a casa! Non
vogliono che ti fermi a parlare con me. E io adesso ho bisogno
della roba, di nuovo veleno per la mia prossima iniezione. Ne ho
bisogno subito, altrimenti impazzisco! » .
Lisa si allontana insieme a Puck. Fa fatica a camminare. Teo non
ha più voglia di guardare la televisione. A cena
non mangia niente. Non risponde quando la mamma o il papà gli
fanno delle domande. Chiude gli occhi. «Che cosa ti succede? Non
ti senti bene?» gli chiedono. All'improvviso, Teo afferra le mani
della mamma e del papà e si aggrappa forte a loro. «Mamma, papà,
dobbiamo aiutare Lisa, dobbiamo farlo subito» li supplica. «L'hai
vista ancora?» chiedono loro. Ma questa volta i genitori di Teo
non sono arrabbiati. Lo ascoltano. Fanno domande. Non usano il
tono severo di quando lo chiamano Matteo. Così lui racconta
dell'incontro con Lisa dal panettiere.

«Sotto il ponte fa freddo»
dice. «Lisa ha una brutta tosse, è magra e trema, io ho paura». E
a voce bassa aggiunge: «Lisa non deve morire! Non voglio, non
voglio!». Il papà abbraccia Teo. «Ascolta, noi abbiamo già provato
ad aiutare Lisa. Già da molto tempo, dall'estate scorsa quando
v'incontravate nel parco. Volevamo portarla in campagna, in una
comunità dove si impara a vivere senza quel veleno» gli dice la
mamma. Teo vorrebbe domandare perché non gliela hanno mai detto,
ma lascia che la mamma continui a parlare. «Lisa non ha voluto.
"Perché cambiare la mia vita?" ci ha detto. "A che cosa serve
smettere di bucarmi?". Non abbiamo potuto aiutarla». «Le ho
persino dato dei soldi» aggiunge sottovoce il papà. «Non volevo
che andasse a rubare. Le ho dato dei soldi per il suo veleno.
Senza la droga non riesce più a vivere». Teo nasconde il viso tra
le mani. Più tardi, quando è già a letto, sente che i genitori
continuano a parlare in cucina. Poi si affacciano alla porta della
sua stanza. «Noi usciamo. Dobbiamo fare qualcosa per Lisa. Anche
noi temiamo per lei. Sì, sotto il ponte adesso fa davvero troppo
freddo» dicono. Teo vuole rimanere sveglio fino al ritorno
dei genitori. «Troveranno Lisa? La porteranno qui? Dove saranno
ora?» si chiede. Immagina mille cose, belle e brutte. Per
aspettarli si infila nel lettone. Ma le ore passano, e si
addormenta... Improvvisamente Teo apre gli occhi.

La
lampada sul comodino accanto al letto è ancora accesa. Sente
muoversi qualcosa nella stanza. Il suo cuore si mette a battere
forte. Poi una zampa nera si posa sul cuscino. «Puck! Puck!» grida
di gioia Teo. «Mi riconosci?». Puck gli lecca le mani. La sua
lingua è umida e ruvida, come sempre. Puck continua a leccare,
come se volesse dire: «Ma certamente, siamo vecchi amici!». «Teo,
Lisa è all'ospedale» dice il papà entrando nella stanza. «Lì la
cureranno bene, non devi più temere per lei!» spiega la mamma.
«Adesso devi badare tu a Puck, ha detto Lisa. Perché i cani non
possono entrare nell'ospedale». Teo torna nel suo letto. Rimane
sveglio a lungo. Rivede il braccio malato di Lisa, i lividi gialli
e blu, i segni rossi delle punture. A lui l'ospedale non piace.
«Sei una drogata» le diranno forse gli uomini vestiti di bianco.
«Perché hai preso quel veleno?» le chiederanno con voce severa.
Teo ora piange. Puck lo sente e viene a leccargli la mano. A poco
a poco Teo si tranquillizza, e finalmente si addormenta. Qualche
giorno più tardi, Teo può andare con la mamma a trovare Lisa.
«Siamo arrivati?» domanda quando si fermano davanti a una vecchia
casa con un grande giardino intorno. La porta d'ingresso è pesante
e cigola. «Non sembra un ospedale!». «Questa è la Casa del Sole»
spiega la mamma. «Qui curano persone ammalate come Lisa». «La Casa
del Sole! Mi piace. È il posto giusto per lei. Qui guarirà» dice
forte. La mamma
deve
mettergli la mano sulla bocca perché parli più piano.

Un dottoressa accompagna Teo e la mamma al
piano superiore. «Lisa continua a chiedere di Teo. Sei tu?»
domanda. Poi aggiunge: «È molto debole. Non può parlare a lungo,
non affaticarla». Lisa è in un letto, magra e pallida. Ha gli
occhi chiusi. Teo quasi non la riconosce. «Hanno spostato il suo
letto davanti alla finestra. Lo ha voluto lei» sussurra la mamma.
Chinandosi le prende una mano, le accarezza i capelli, la chiama
dolcemente: «Lisa, c'è Teo!». Lisa apre gli occhi. Guarda Teo, ma
non parla. «Ciao Lisa, come stai? Puck sta bene. Me ne prendo cura
io. Dorme sempre sul mio letto» le racconta tutto d'un fiato Teo.
«Sono contenta» dice allora Lisa, con un filo di voce. Ma è
davvero contenta? Teo non ne è sicuro. Lisa guarda la finestra e
cerca di sollevare le mani. Continua a provarci, ma le sue braccia
sono deboli e ogni volta ricadono sulla coperta. Sta cercando di
dire qualcosa. Teo di colpo capisce ciò che Lisa vuole dirgli.

Si avvicina alla finestra e congiunge le
mani. «Ho catturato un raggio di sole per te» dice voltandosi
verso Lisa. «È molto caldo. Lo sento». Anche lei lo sente, e
sorride. «Teo... mi fa bene...» mormora. Poi i suoi occhi si
chiudono di nuovo. «Ora lasciamola dormire» dice la mamma. Escono
dalla stanza. La mamma si asciuga una lacrima. Perché? Non ha
visto Lisa sorridere? si chiede Teo.
L'inverno è finalmente passato. È
di nuovo estate. Teo è tornato nella sua isola verde. Ricorda Lisa
come la incontrava qui, appoggiata a una calda colonna, quando
giocava con un raggio di luce, e sorrideva. Ma la ricorda anche
come l'aveva vista l'ultima volta nella Casa del Sole. Aveva
cominciato con una magica sigaretta, con un viaggio che aveva
creduto un gioco, e poi aveva avuto bisogno di siringhe piene di
veleno. Sempre più veleno.

«C'è persino chi muore...» aveva
detto. Ma impazziva se non ne trovava subito dell'altro, per
un'altra iniezione, per un altro viaggio senza fine e senza
ritorno. «Lisa, perché mai tutto questo? Perché non ti bastava il
nostro gioco?» vorrebbe chiederle Teo. Ma a Lisa non può chiedere
più nulla. Lisa non c'è più... Teo ha deciso che quando sarà
grande aiuterà i drogati. Ne conosce molti in città perché, per
via di Lisa, tutti conoscono Puck e lo salutano. A volte uno di
loro viene a sedersi vicino a lui, alla sua colonna. «Lascia
perdere quella roba!» gli dice Teo. «Non fare come Lisa!». Unendo
le mani, cerca di mostrargli come si fa ad afferrare un raggio di
sole e a viaggiare su di esso, come in un sogno. «Questo viaggio
non è per niente pericoloso. E non serve neppure una siringa!»
dice. Il ragazzo guarda Teo e sorride. Non ci crede. Accarezza
distrattamente il cane. Poi chiude gli occhi e si addormenta, con
il suo sacchetto di plastica tra le gambe.


Teo adesso sa che dentro vi è
nascosta una roba che uccide.
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