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Un giorno si taglia un dito mia madre, poi
mia madre si taglia una gamba, con una macchina che fa i biscotti,
anche io mi faccio male, giochiamo io e mia sorella sopra un muro,
io cado, anche lei, a Santo Domingo ci siamo fatti male tutti,
anche mio zio, è per questo che siamo venuti in Italia, qui non ci
siamo ancora fatti male, nessuno! Siamo arrivati in Italia per
lavorare, perché a Santo Domingo è troppo difficile vivere, là
costa molto la farina, la televisione, la macchina, tutto,
milioni, venti milioni, trenta, quaranta, là costano di più e chi
lavora guadagna meno soldi e lavora di più! In aeroporto noi
facciamo il biglietto, c'è un ciccio coi vestiti e gli anelli a
tutti i diti preziosi, molto ricco, lui si toglie le scarpe, c'è
una puzza, poi l'uomo mette alla donna una scarpa in bocca, poi
ruba la borsa alla donna, allora mio zio dà un calcio alla borsa e
l'uomo va via, ma non andrà in prigione. In aereo io guardo giù,
perché a me piace guardare, non ho paura, è come se tu vedi un
film con l'aereo e i passeggeri, il cielo è tutto piccolo, con le
nuvole, come una fotografia, dopo però non guardo più, perché a
guardare tanto a me viene male alla testa e allora sono ferma.

In Italia mio padre e mia madre lavorano
molto, anche di notte, quando io vengo a scuola tornano a casa,
oppure sono già a casa e dormono e non devi svegliarli per fare le
firme della scuola, non hanno tempo di venire a scuola a parlare,
se viene, viene mia zia. lo mi chiamo Ines, ho quasi nove anni,
sono nata a Santo Domingo, perché è quello il mio paese, ma adesso
abito in Italia, abitiamo tutti in Italia. A Santo Domingo la casa
è un po' brutta, piccola, tre camere, quando piove è una
schifezza, il fiume salta su con l'acqua sporca e aiutooo! sporca
tutta la casa il fiume, dopo ci vogliono tre settimane per pulire,
ma per fortuna là c'è sempre molto caldo e molto sole, ti fanno
male gli occhi per il sole! Là ci sono anche molti alberi, ma
diversi di qui, non a punta, lisci, e poi c'è l'oceano, che è come
il mare, le spiagge, e la gente si mette leggera e va fuori in
canottiera, non è nuda.lo là ho tanti amici di nove, dieci e
undici anni, marroni, perché là c'è molto caldo e molto sole, gli
uomini bianchi diventano neri, a lavorare là, anche le donne,
anche i bambini, anche tu, marrone, con la pelle come sono io. lo
sto bene in Italia, ma io sto meglio anche a Santo Domingo, allora
io in estate torno là e in inverno torno in Italia, perché devo
tornare. Vengo qui quando nevica, perché a me piace molto la neve
e là non c'è e mio padre dice di stare qui in Italia e dopo, in
estate, andiamo a Santo Domingo e prendiamo tutti qui, tutta la
famiglia, tutti cinquanta, uno alla volta, siamo cinquanta Romero,
e torniamo insieme a Santo Domingo e ancora in Italia e a Santo
Domingo e in Italia e sempre così!

Cinque anni prima, a Santo Domingo, tutti mi
trattano come una bambina di un mese: mi prendono in braccio, mi
cantano la ninna-nanna, mi danno il latte da bere e insomma, tutto
quello che voglio non lo prendo io, me lo danno loro, perché io
non ci arrivo. Quattro anni prima, a Santo Domingo, mi trattano
così: non mi prendono in braccio come cinque anni prima, loro mi
prendono in braccio e mi siedono sulla sedia, mi danno la scodella
o il bicchiere e mettono l'acqua dentro poi mi danno il bicchiere
e io bevo da sola. Tre anni prima, a Santo Domingo, mi trattano
cosi: mi prendono una sedia e io salgo sopra per prendere il
bicchiere e metto dentro l'acqua io e bevo, senza nessuno che
mette l'acqua, nessuno mi aiuta, perché io ho capito che devo
iniziare a farcela da sola, ma i vestiti me li dà sempre mia
mamma, perché io non so quello che devo mettere. Due anni prima, a
Santo Domingo, mi trattano così: io prendo i vestiti da sola e
faccio tutto da sola, aiuto la mamma e la nonna a scopare, a
lavare i piatti, i bicchieri, le forchette. Un anno prima, a Santo
Domingo, mi trattano così: inizio a fare i letti e mia mamma e mia
nonna, mentre gioco, mi chiamano e dicono: - Ines! Vieni qui che
ti insegno a fare da mangiare! Vieni qui che ti insegno a lavare i
vestiti! Adesso io sono grande e sono in Italia da un anno e mi
trattano così: mi fanno fare i letti, da mangiare, scopare,
vuotare il sacchetto della spazzatura, andare giù a prendere il
vino, lavare le forchette, i bicchieri, i piatti, lavare per
terra, i vetri, la roba, stenderla, poi vado a fare la spesa alla
Coop, in farmacia per le medicine, a
prendere le sigarette, il pane, la verdura, la frutta, il salame,
la pasta, l'acqua... A Santo Domingo io mi alzo alle sei, mangio,
vado a scuola alle sette, senza giubbino, ma la scuola è lontana,
allora passa un pulmino e noi andiamo sopra il pulmino. Al mattino
fai matematica e scrittura, ma in spagnolo! La matematica è
uguale, perché i numeri non cambiano, sono sempre uno, due, tre,
quattro, cinque, sei e via così, io conto fino a quaranta se
voglio, a cento, anche di più, però in italiano non so contare
bene fino a cento, perché i numeri sono uguali ma si dicono
diverso. La scrittura invece è tutto diverso, perché a Santo
Domingo è un'altra lingua, però le lettere dell'alfabeto sono
quasi tutte uguali, non è come in arabo, che è difficile, poi
alcune parole di spagnolo si assomigliano. La prima volta che
venivo a scuola in Italia è passato due o tre anni e io avevo più
paura e allora ero ferma, mi sembrava che facevo tutto di
nascosto, perché subito non sapevo bene cosa dovevo fare, adesso
invece so tutto e mi diverto di più, perché sono simpatica. lo
subito venivo qui con la tuta bianca, non so perché, a me piaceva
cosi, dopo però mettevo altri vestiti, perché a me piacciono molto
i pantaloni e le maglie a colori, le scarpe da ginnastica, però il
bianco è un colore che mi piace anche adesso. Un giorno suona la
campanella e c'è il sole, noi andiamo tutti fuori in cortile, in
mezzo al prato, tutte le classi e tutte le maestre e dei bambini
piccoli, di prima classe, vengono vicino e toccano a me il braccio
e dicono: - Hai mangiato troppa cioccolata? lo non mi arrabbio,
perché sono bambini piccoli, non capiscono, a me fa ridere la
cioccolata, anche la mia maestra ride, anche la maestra di prima e
le altre maestre ridono, perché i bambini piccoli certe volte
piangono, ma certe volte fanno ridere molto! Dopo io vado in
classe prima e loro fanno a me le domande. Subito nessuno parla,
perché non sanno cosa dire, forse hanno paura, solo un bambino
pensa che io ho la pelle così perché mi sono colorata con un
pennarello, e se io lavo la mia faccia bene dopo divento bianca,
ma alla fine fanno tutti le domande: - Perché non ti scancelli? -
Di che colore è il tuo sangue? - Veh, ma tu fai la cacca nera?

Dicono così perché sono piccoli, è naturale,
loro non sono cattivi, loro appena vedono la pelle un po' nera
pensano che tutto è nero, ma non è così, io però ancora non mi
arrabbio, perché a loro la maestra deve ancora insegnare tutto,
perché sono troppo piccoli, poi io non ho mai visto una cacca
bianca, nessuno la vede, non esiste! I miei compagni di classe
invece mi fanno poche domande, perché loro sono più grandi, come
me, sanno quasi tutto, poi adesso siamo in quinta ma nella mia
classe c'erano già due bambini di Santo Domingo anche prima,
quando vengo io, può darsi che hanno fatto tutte le domande a
loro, non lo so. Però certe volte chiedono ancora delle parole a
noi tre, una parola in spagnolo, per vedere se indovinano oppure
no, così noi diciamo una parola e questo può essere il gioco
dell'indovinello.
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