I bambini di strada sono diventati
un fenomeno sociale. Da sempre i bambini esclusi e abbandonati
hanno cercato "nella strada"un'opportunità di sopravvivenza, ma ai
nostri giorni il fenomeno è reso più esplosivo e numericamente
rilevante da un modello economico e sociale che crea
oggettivamente esclusione. L'America Latina è oggi il continente
dove il fenomeno dei bambini di strada è più esteso, dove le
contraddizioni di questo sistema denominato "neoliberismo" sono
più evidenti.

Qui infatti si registra la peggiore
distribuzione di ricchezze e più della metà della popolazione è
povera. Negli ultimi trent'anni la mancanza di riforme agrarie per
la redistribuzione delle terre, il rafforzamento dei grandi
latifondi, la presenza delle multinazionali e le guerre civili
scaturite dalle profonde ingiustizie sociali hanno innescato
l'esodo verso le aree urbane, cresciute in modo selvaggio, dove la
povertà è in costante aumento. Milioni di persone sono divenute
mano d'opera a basso costo per l'industria latinoamericana
destinata principalmente all'esportazione verso i mercati
statunitense ed europeo. Ecco quindi nascere favelas,
asentamientos e baraccopoli, città ai confini delle città, senza
servizi e abbandonate dalle istituzioni pubbliche, dove la
violenza spesso caratterizza il rapporto sociale, e dove forme di
auto-organizzazione sociale non riescono a far fronte ai gravi
problemi della disoccupazione e dell'emarginazione.

In questo contesto anche la
famiglia perde il suo ruolo con genitori impegnati in una lotta
quotidiana per la sopravvivenza e bambini costretti a contribuire
al reddito familiare con lavori di ogni tipo.Secondo il rapporto
globale "A future without child labour" (2002) dell'Organizzazione
Internazionale del Lavoro (ILO) sono 246 milioni i ragazzi dai 5
ai 17 anni (uno su sei) costretti al lavoro. Fra loro, 179 milioni
sono tuttora esposti alle forme peggiori di lavoro, dannose per la
loro salute fisica, mentale o morale, e 8,4 milioni di bambini
sono sottoposti alle forme peggiori di lavoro minorile quali
schiavitù, schiavitù per debiti, arruolamento forzato in vista di
conflitti armati, la prostituzione, e altre attività
illecite. Le campagne contro il lavoro minorile però non trovano
d'accordo migliaia di bambini lavoratori che in questi anni si
sono organizzati per difendere i propri diritti. Chiedono garanzie
di dignità e diritti sul lavoro e non la sua abolizione che nella
situazione attuale significherebbe ulteriore emarginazione e
miseria.

Ma esiste anche un'altra via che i
bambini percorrono: la strada. Sembra contraddittorio, ma nella
strada i bambini spesso trovano quelle risorse materiali ed
emozionali che la famiglia o la società continua a negargli. In
strada trovano da mangiare, anche se è cibo scadente, possono
guadagnare qualcosa elemosinando, facendo piccoli lavoretti,
rovistando negli immondezzai oppure rubando. La strada del centro
delle città è più sicura e meno violenta dei quartieri poveri da
cui provengono i bambini, ed è spesso più sicura anche della
propria casa. La strada è quindi una scelta di
sopravvivenza, un luogo che in qualche modo offre un'alternativa
alla povertà della propria casa. La ricerca di un'opportunità di
vita in strada non viene compresa dalla società. I bambini di
strada sono, insieme ai bambini soldato, ai bambini lavoratori, ai
bambini schiavi , i rappresentanti di un'infanzia negata.

Ma la prerogativa dei bambini di
strada è il loro spazio vitale: occupano uno spazio fisico
pubblico, sono visibili, condividono la quotidianità con la città.
La loro determinazione ad occupare lo spazio pubblico è una sfida
continua all' immagine sociale, è una contraddizione lacerante che
non può essere nascosta. L'assenza pressoché totale delle
istituzioni pubbliche demanda alla società civile il compito di
creare un ponte tra i bambini di strada e la società. Decine di
gruppi e di associazioni in tutta l'America Latina operano spesso
con scarsità di mezzi. Ma l'esperienza di questi anni ha
dimostrato che solo partendo dalla considerazione che i bambini di
strada devono essere ascoltati e compresi e non "integrati o
puniti", si potrà percorrere un cammino di trasformazione che
parta dalla condizione del bambino per investire tutta la società.