



















 |

|
Era la
terza mattina che l'ingegner Spartolame aprendo la porta del suo
alloggio per uscire e andare al lavoro si trovava davanti quella
piccola cosa brutta e marrone. Una cacca come un monticello si
ergeva, immobile e fiera, sopra un prato rettangolare di 80 x 40. Il
prato era uno zerbino verde dove l'ingegner Spartolame era solito
pulirsi i piedi più e più volte, perché l'ingegnere era un tipo
metodico e pulito. - Maleducati! - sibilò tra i denti bianchissimi
con quella sua voce raschiata da vecchio trapano. Scendendo con
l'ascensore continuò ad imprecare e si fermò solo quando fu davanti
alla portinaia.

La signora
Pina con uno straccio in mano lo gratificò come tutte le mattine del
solito "Buon giorno, signor ingegnere!", che all'ingegner Spartolame
faceva sempre un certo effetto. Perché lui era un ingegnere, e mica
un ingegnere qualunque. Lui era un ingegnere del gas! E se in quel
condominio, tutti i santi giorni, tutti potevano lavarsi, farsi da
mangiare e riscaldarsi, era per merito suo.
- Di nuovo, l'hanno fatto di nuovo!

La signora
Pina congiunse le mani e alzò gli occhi al cielo, come se dovesse
pregare la Madonna o chissà quale santo, scosse la testa e con un
lungo sospiro disse: - Ah, ingegnere, ingegnere!... - e basta, solo
"Ah, ingegnere, ingegnere!...". Però dietro a quelle poche parole
c'era un mondo, una partecipazione e anche qualcosa di più. Lo
sapevano tutti nello stabile che la portinaia aveva un debole per
gli ingegneri, e l'ingegnere Spartolame era per l'appunto ingegnere.
E per di più ingegnere del gas! A pronunciare quel suono "del gas",
alla signora Pina, non sapeva bene perché, ma le venivano i brividi.
Brividi di piacere, naturalmente! E poi l'ingegnere aveva una bocca
con denti così bianchi! Alla portinaia anche quelli le davano i
brividi. - L'hanno fatto di nuovo! - ripetè Spartolame guardando da
dietro le lenti spesse degli occhiali quella palletta di grasso in
tuta azzurra che sembrava un puffo. - Telefonerò all'amministratore!
Sì, ecco cosa farò. Adesso basta!

Questa
storia deve finire. E so io chi pagherà. Lo so io! Poi, senza
nemmeno salutare la portinaia, oltrepassò il grande portone di ferro
nero con passo marziale da colonnello e si diresse verso la fermata
della metropolitana. Nell'attraversare il corso per poco non fu
investito da una lambretta guidata da un ragazzo con i capelli
lunghi, troppo lunghi per lui. - Pirata! - gli gridò dietro
l'ingegner Spartolame. Davanti alla scuola i ragazzi si radunavano
in capannelli a fare le ultime quattro chiacchiere prima delle
lezioni. Ma ce n'erano due che se ne stavano in disparte, uno era
biondo, l'altro era riccio e aveva la pelle scura. Il biondo disse,
a voce bassa: - Tutto bene? Il riccio, con un sorriso rispose:

- Tutto ok!Poi
il cancello si spalancò e i due si accodarono agli altri, subito
risucchiati dentro il grande edificio rosa salmone. Un altro giorno
di studio incominciava. La mattina dopo c'era la solita piccola
cacca sullo zerbino dell'ingegner Spartolame. E così la mattina dopo
e quella dopo ancora, e quella dopo ancora e quella dopo ancora...
Nonostante l'ingegnere avesse parlato all'amministratore e avesse
sporto reclamo, nonostante la signora Pina gli avesse giurato che
sarebbe stata attenta ai farabutti che osavano fare una tale
porcheria, nonostante l'ingegnere stesso avesse fatto lunghi ed
estenuanti appostamenti, tanto da perderci anche il sonno,
nonostante tutto ciò l'orrendo misfatto era continuato, senza
tregua.- Ma io lo so chi è che mi fa questo! Lo so! - ogni tanto si
lasciava scappare a denti stretti, peraltro sempre bianchissimi,
l'ingegnere. Ma a nessuno aveva mai osato confessarlo, nemmeno alla
portinaia, nemmeno all'amministratore. Se lo teneva per sé, ben
chiuso in quella sua testa di ingegnere, intelligentissima e
logicissima. Solo quando, a notte fonda, dopo un lungo appostamento
sulle scale, rientrava in casa e si lasciava cadere esausto sul
letto, solo allora, invece di chiudere occhio, gli sfuggiva fuori un
suono, come un rantolo. "Mutongo...".

Poi la
sua mente si metteva in moto, un moto perpetuo, e sfrigolava
pensieri. "Sono i Mutongo, lo so, quei neri che abitano al secondo
piano... quegli incivili... una tribù di zoticoni... suonano i bongo!".
Si passava una mano sulla fronte sudata e bollente, come se avesse
la febbre, e ripartiva con la parola chiave: "I Mutongo.. .Sono
venuti qui credendo di poter fare i loro comodi... In Africa! Che se
tornino in Africa!". L'ingegnere digrignava i denti (bianchissimi) e
sbatteva il pugno sul cuscino, ma si guardava bene dal ricordare
quello che una mattina aveva fatto. Era inciampato in un
coccodrillino di plastica e per la rabbia lo aveva schiacciato
riducendolo in mille pezzi. Il giocattolo era della bambina più
piccola dei Mutongo ed era stato la goccia che aveva fatto
traboccare il vaso. - Stanotte tocca a te - disse il bambino di
pelle scura che si chiamava Manu. - D'accordo. L'operazione continua
- disse il biondo di nome Walter. - Sta' attento, l'ingegnere si
apposta sulle scale ed è sempre più arrabbiato - disse Manu. - Sì ma
qualche volta si addormenta anche. Sai che ti dico? A me Spartolame
comincia a -farmi un po' pena. - Anche a me... - Non sarà che
abbiamo esagerato? - Ma, può darsi... - Però non doveva schiacciare
il coccodrillino di tua sorella Mbebe. È stata una vera carognata. È
un razzista! - Già, una carognata! Ci guarda sempre di brutto. Ce
l'ha con noi perché siamo neri. Ma che cosa vuoi dire? Tu lo sai?
Siamo forse diversi? lo sono un bambino, tu sei un bambino,
giochiamo gli stessi giochi, ridiamo delle stesse cose. - E siamo
amici. Anzi tu sei il mio migliore amico.

È per
questo che gli facciamo lo scherzo della cacca. Che provi a
distinguere la cacca di un nero da quella di un bianco - e nel dire
ciò a Walter scappò un sorriso malizioso. - Già che ci provi! - rise
anche Manu. Un mese dopo quando l'ingegnere Spartolame aprì la porta
credette di vedere doppio. Eppure ricordava di non aver bevuto che
il solito quartino a cena, e niente più. C'erano sullo zerbino verde
due piccole cacche così uguali da sembrare gemelle. Ma come se non
bastasse, un cartellino infisso su ciascuna cacca campeggiava come
una bandierina impertinente. L'ingegnere si dovette inginocchiare
fino a terra per poter distinguere quelle piccole lettere. Su
entrambi i cartellini c'era scritto: Ma che razza di cacca è?
All'ingegner Spartolame cadde la dentiera.
|
Fai
felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina
Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|