
















 |

|
C'era una volta una principessa di nome
Iolanda, che viveva felice con i suoi genitori in uno splendido
castello. Suo padre era un re saggio e magnanimo ed era molto
affezionato alla sua famiglia. Ogni tanto faceva un viaggio nelle
sue terre, per controllare che tutto
andasse per il meglio. Quando il re era assente, la regina sua
moglie e la principessa Iolanda sentivano una grande nostalgia di
lui e non vedevano l'ora che tornasse. La madre di Iolanda si
impegnava nell' amministrazione della casa e curava gli interessi
della famiglia.

Si occupava con sollecitudine dell'
educazione e della salute della figlia e, quando il marito tornava
dai suoi viaggi, lo informava dei progressi da lei compiuti. Così
ognuno aveva i suoi impegni, tutti erano contenti di fare quello
che dovevano fare e lo facevano nel modo migliore. Genitori e
figlia vivevano d'amore e d'accordo, e spesso nel castello si
sentivano risuonare risate e canti. Iolanda era la principessa più
felice che mai si fosse vista al castello, si diceva addirittura
che una bambina felice come lei non fosse mai esistita. Lei stessa
non sarebbe stata capace di immaginare per sé una vita più bella.
Un giorno però lo scontento riuscì a penetrare nel castello, e
nessuno avrebbe saputo dire chi per primo gli avesse aperto la
porta. Quel giorno Iolanda sentì che suo padre e sua madre stavano
litigando. La regina, invece di essere contenta del ritorno del
marito, gli rinfacciava i continui viaggi e le lunghe assenze. E
il re faceva commenti sprezzanti sugli impegni della moglie,
anziché mostrare di apprezzarli come fino ad allora aveva fatto.
Nel castello si sentivano risuonare urli e imprecazioni anziché
canti e risate. Neppure Iolanda rideva e cantava più, anzi
appariva ogni giorno più silenziosa e abbattuta. Una notte la
bambina fu svegliata da un baccano terribile. Tremando di paura si
mise a sedere sul letto e ascoltò. I suoi genitori litigavano come
mai avevano fatto prima di allora. Iolanda non riusciva neppure a
capire quello che si dicevano, tanto alte e concitate erano le
loro voci. Alla fine le giunsero all' orecchio alcune frasi.«E
allora vattene nel tuo regno, se non vuoi più stare nel nostro!»,
gridava la regina.«Stai pur sicura che lo farò!», gridava il re di
rimando. Iolanda si tirò la coperta fin sopra gli orecchi: avrebbe
voluto non sentire niente. Quella notte pianse a lungo e si
addormentò soltanto alle prime luci dell' alba. Quando il mattino
dopo si svegliò, le sembrò che il castello fosse in preda a un
sortilegio. C'era un silenzio di tomba e ovunque si avvertiva un
senso d'abbandono. Tutti i servi, i garzoni di stalla e le
cameriere che Iolanda incontrava passando da una stanza all' altra
la salutavano a bassa voce, con lo sguardo rivolto a terra. li
vecchio giardiniere, che stava potando i rosai, le diede una
leggera carezza mormorando: «Povera piccola!».Iolanda, sentendo
l'angoscia crescerle dentro, si mise a cercare sua madre. La trovò
nella cucina del castello e le si gettò tra le braccia.«Che cosa è
accaduto?», chiese.

«Dov'è mio padre? E come mai questo
silenzio?».La regina le disse: «il nostro regno è diventato troppo
piccolo. Perciò tuo padre se n'è andato, per fondarne uno
tutto suo. Noi invece resteremo qui e continueremo
a vivere in questo». «Ma perché?», chiese Iolanda. «Non è forse
grande abbastanza? Non si è mica rimpicciolito! Come mai non è più
sufficiente?». Ma la regina non rispose. Si volse dall' altra
parte e, da come le sussultavano le spalle, Iolanda si accorse che
piangeva. E vennero tempi tristi. Iolanda viveva con la madre in
quel grande castello. Ora la regina aveva poco tempo per la figlia
poiché oltre ai propri impegni doveva adempiere anche a quelli del
re. Di rado Iolanda vedeva suo padre e ne sentiva molto la
mancanza. Ogni tanto questi arrivava a cavallo al castello e
ripartiva con la figlia: la portava a vedere il suo nuovo regno.
Si trattava però di una terra inospitale, e il nuovo castello non
era ancora ultimato. A Iolanda quel posto non piaceva, ma suo
padre le disse: «Vedrai, sarà bellissimo! Quando tutto sarà finito
avrò più tempo per te e tu potrai venirmi a far visita spesso;
potrai addirittura trasferirti per sempre qui con me!». Quando il
re riportava Iolanda a casa, tra lui e la moglie scoppiavano
furiosi litigi. Quasi sempre la causa della disputa era il fatto
che i due non erano d'accordo sul posto in cui la
loro figlia sarebbe vissuta in futuro. «Non appena
il mio nuovo castello sarà ultimato, Iolanda verrà ad abitare da
me!», diceva bruscamente il re. «Questo lo dici tu!», gridava la
regina. «Iolanda resterà qui con me, qui dov'è sempre stata!».
Quando era obbligata ad assistere a quei litigi, Iolanda si
tappava le orecchie. Era quasi sempre triste e molte volte se ne
stava per conto suo, da sola. Sedeva spesso alla finestra
ricordando i tempi passati, quando di regni ce n'era uno solo.
Pensava a come sarebbe stata la sua vita nel nuovo castello di suo
padre. Di certo lui avrebbe avuto più tempo da dedicarle.

Ma quando parlava di queste
cose a sua madre, vedeva che lei si rattristava. Iolanda
voleva bene tanto a sua madre quanto a suo padre, ma in quel
periodo era difficile riuscire a voler bene a tutti e due. Passò
così molto tempo, durante il quale la principessa attese, sperando
e sognando. Finalmente arrivò il giorno in cui il nuovo castello
fu pronto. Il padre di Iolanda venne a prenderla, per portarla a
vedere la sua nuova dimora. La fece salire a cavallo dietro di sé
e partirono. Il nuovo castello era bello, ma Iolanda notò che
dentro c'era un odore strano. Suo padre le disse: «Le cose nuove
hanno sempre questo odore. Ti ci abituerai, verrai spesso a farmi
visita e forse presto verrai ad abitare qui con me». Iolanda non
osò chiedere che cosa voleva dire quel «presto». A lei sarebbe
piaciuto trasferirsi lì anche subito. Il tempo passò. Iolanda
viveva con la madre e ogni tanto andava a far visita al padre. I
due riprendevano a litigare tutte le volte che discutevano della
futura dimora della loro figlia. Un giorno il re venne come al
solito a prendere Iolanda per portarla al suo castello, e le disse
con aria misteriosa: «Ho una sorpresa per te. Quando saremo a casa
la vedrai» . La curiosità della fanciulla era grande: non vedeva
l'ora di giungere al castello del padre. Quando arrivarono e suo
padre la fece scendere da cavallo, vide che nel cortile c'erano
una donna e una bambina.

«Questa è la mia nuova moglie, Iolanda»,
disse il re, «e la bambina è sua figlia. Ha la tua stessa età.
Adesso hai una sorellina! È una bella cosa, no?». Ma Iolanda non
era felice. Al contrario, si sentiva stringere il cuore e gli
occhi le si riempivano di lacrime. Aveva avuto tanto desiderio di
vivere sola con il suo papà in quel nuovo regno! Ora però accanto
alla nuova regina e a sua figlia si sentiva di troppo. Tuttavia
celò il suo dolore. Ma ormai le visite al castello del padre non
erano più allegre e piacevoli, erano invece penose, e spesso
Iolanda tornava a casa triste e delusa. Passava
molto tempo da sola alla finestra, guardando fuori e piangendo in
silenzio. Un giorno che come al solito se ne stava alla finestra,
sentì una voce alle sue spalle: «Principessa Iolanda, perché
piangi?».

Iolanda si volse e vide il vecchio
giardiniere. Allora dal cuore della bambina traboccarono tutti i
sentimenti che vi teneva nascosti. «Nessuno mi vuole più bene!»
singhiozzò disperata. «Mia madre non ha tempo per me. Mio padre si
è preso in casa un' altra bambina. Mi aveva promesso che sarei
potuta andare a vivere con lui, ma adesso ha un' altra figlia! »
«Iolanda», disse il giardiniere, accarezzando dolcemente i capelli
della bambina, «i tuoi genitori ti vogliono bene. Anche se tua
madre ha poco tempo per te e tuo padre vive nel suo castello con
un' altra donna. Nel suo cuore al primo posto ci sei tu e nessun'
altra bambina potrà mai sostituirti». «Ma lei è sempre là, vicino
a lui», disse Iolanda tra le lacrime, «e io non ho mai il mio papà
tutto per me! Mi dimenticherà! Anche la mamma mi dimenticherà, con
tutti gli impegni che ha!». «Se è questo che ti tormenta», disse
il giardiniere, tentennando il capo, «ho io qualcosa che può
esserti d'aiuto. Non potrà toglierti tutti i dispiaceri e neppure
riuscirà a unire i regni dei tuoi genitori, però ti gioverà quando
sarai in pena. Vieni con me!». Iolanda lo seguì in giardino, in un
angolo ombreggiato, dove sotto un albero crescevano molti piccoli
fiori azzurri. «Questi fiori si chiamano non ti scordar di mé»,
disse il giardiniere, «e sono i fiori di cui tu e i tuoi genitori
avete bisogno.

Te ne metto qualcuno in
questo vaso, affinché non dimentichi che tante persone ti vogliono
bene. Ne darò qualcuno alla regina e le dirò quello che non deve
mai dimenticare. E anche al re ne darò qualcuno, e anche a lui
dirò quello che non deve dimenticare. Adesso va, abbi cura
dei tuoi fiori e sta a vedere che cosa succederà». Iolanda se ne
andò, portando con sé i fiori azzurri. In camera sua scelse per il
vaso il posto più bello, poi si mise davanti ai fiori e stette a
osservarli. Rimase lì a lungo, fino a che si fece sera. Quando in
camera era ormai quasi buio, la porta si aprì adagio ed entrarono
il re e la regina. Tutti e due avevano in mano un piccolo vaso
pieno di fiori azzurri. Iolanda li guardò meravigliata, e sentì
ridestarsi in lei una tenue speranza.«No», disse la regina, che
sapeva leggere i pensieri sul volto della figlia, «tuo padre e io
non riuniremo i nostri regni. Lui manterrà il suo regno e io il
mio. Ma i nostri continui litigi ci hanno fatto dimenticare una
cosa importante. Abbiamo dimenticato di pensare a te e alla tua
vita. Oggi questi piccoli fiori azzurri che il nostro giardiniere
ci ha regalati ci hanno ricordato questa verità. Davvero, Iolanda,
mi dispiace tanto. In futuro mi prenderò maggiormente cura di te e
ti dedicherò maggiori attenzioni».«Anche a me dispiace, Iolanda»,
disse il re, «avrò molta più cura di te e in futuro trascorrerò
con te più tempo. Ti farò capire che sei e resterai sempre mia
figlia».«Ho deciso che non litigherò più con tuo padre riguardo
alla tua futura dimora. Cercheremo una soluzione che sia
soddisfacente per tutti», disse la regina, proprio nel momento in
cui anche il re diceva le stesse cose.

Per la prima volta dopo molto tempo i due si
guardarono in faccia e poi scoppiarono in una risata. Iolanda
guardava ora l'uno ora l'altro, e alla fine si mise a ridere anche
lei. «E io», disse, «avrò la certezza che mi volete bene tutti e
due». E così avvenne che la principessa Iolanda ebbe una casa sua
in due regni diversi. Certo avrebbe preferito avere un'unica casa,
tuttavia non era più così triste. Nei momenti difficili,
quando si sentiva smarrita e insicura, le bastava guardare i fiori
azzurri che teneva in camera per ritrovare la serenità.
Per i genitori:
«Iolanda e i fiori azzurri»ovvero per il bene del figlio occorre
che tutti e due i genitori si prendano cura di lui
Antefatto
Jule è figlia unica
di una coppia che si separa quando la bambina
ha tre anni. Lei resta con la madre. Il padre lavora
molto (anche a causa del maggiore fabbisogno
finanziario della famiglia) e nel frattempo fa
restaurare un vecchio edificio che ha acquistato.
In questo periodo vede di rado sua figlia. Quando le va a far
visita, la porta con sé al cantiere dove si sta costruendo la sua
nuova casa. L'uomo dice alla figlia che questa nuova casa sarà
bellissima e che, quando sarà ultimata, loro due vi andranno a
vivere insieme. Questa prospettiva angoscia la madre: ella esclude
in modo categorico che Jule possa un giorno andare a vivere col
padre. In seguito a questo atteggiamento della donna, il padre
chiede di avere il diritto di provvedere da solo all' educazione
della figlia e riduce il sussidio finanziario. La madre riprende a
lavorare e per questo motivo ha meno tempo a disposizione per la
figlia. Siccome i genitori non riescono a mettersi d'accordo sui
tempi di affidamento della figlia, i contrasti fra loro si fanno
sempre più accesi. Jule incomincia a metterli l'uno contro
l'altra. "Se non mi compri questa cosa che mi piace, vado da papà
o resto dalla mamma". I rapporti tra i genitori sono troppo tesi
per consentire loro di discutere con serenità questo problema. Nel
frattempo la casa del padre è ultimata e Jule, che ha ormai cinque
anni, spera di andare ad abitare da lui. Le sue pressioni sulla
madre si fanno insistenti: visto che la donna non ha più tempo da
dedicarle, lei andrà a vivere con il padre. Ma intanto quest'ultimo
ha una relazione con un'altra donna, che ben presto va a vivere
con lui nella sua nuova casa, portando con sé la figlia di cinque
anni. Adesso Jule si sente abbandonata da tutti e reagisce da una
parte ripiegandosi su se stessa, dall' altra comportandosi in modo
aggressivo nei confronti degli altri bambini che frequentano con
lei la scuola materna.
Obiettivo
L'obiettivo della fiaba è quello di
aiutare i genitori a rendersi conto delle difficoltà che sta
vivendo la figlia, affinché risolvano i loro contrasti in un modo
che non nuoccia alla bambina e continuino tutti e due ad aver cura
di lei.
Procedimento
narrativo
La storia racconta il problema di
Jule con una metafora adatta alla sua età. Per i bambini di quell'
età è già sufficiente un piccolo straniamento della situazione per
trasferirli dalla realtà al mondo della fiaba. Il procedimento
narrativo aiuta la bambina a identificarsi con la principessa,
l'eroina della fiaba.
|
Fai felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina

Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|