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Iside, il cui nome significa 'Ultima Dea: fu
adorata in Egitto per più di 7000 anni. Era chiamata 'la Signora
dai Mille Nomi' perché si credeva che tutte le altre dee avessero
le sue sembianze. Iside conosceva i poteri curativi delle piante
ed era conosciuta soprattutto come guaritrice di bambini. Ella
insegnava altresì alle donne come filare, tessere e coltivare i
loro giardini. Questa è la storia della lealtà e dell'amore di
Iside per il proprio marito, Osiride, e della nascita del loro
figlio, Horus.

All'inizio vi era Nut,
il Cielo Notturno. Nut diede la Terra alla sua prima figlia,
Iside. "Queste terre sono tue" disse Nut "e le dovrai proteggere e
nutrire." Nut diede le Acque della Terra al suo secondo figlio,
Osiride. Fin dalla nascita Iside amò teneramente il fratello
minore. Ella lo condusse al fiume Nilo e poi ad ogni pozza d'acqua
del deserto perché conoscesse tutte le acque dell' Egitto. Ogni
sera, quando il sole diventava rosso fuoco e dipingeva il cielo di
porpora e d'oro, Iside teneva il fratello sulle ginocchia. Insieme
aspettavano di vedere le stelle brillare sull' abito di Nut.

In seguito Nut partorì due gemelli, una
femmina, Nebthet, e un maschio, Set. Sin dalla nascitia fu chiaro
che Set era diverso dagli altri fratelli: i suoi capelli erano
rosso fuoco mentre quelli dei fratelli erano di un nero corvino.
La sua pelle era color del latte, mentre gli altri avevano una
bella carnagione bruna. Set era di statura bassa ed era vivace e
chiassoso. "Voi regnerete sui Morti" disse Nut ai gemelli. Nebthet
ne fu felice, al contrario di Set, che voleva avere tutto ciò che
possedeva il fratello Osiride. Divenuti adulti, Iside fu la regina
d'Egitto ed Osiride il re. Iside amava occuparsi del giardino:
raccoglieva le foglie secche e i boccioli e ne ricavava oli e tè
curativi, ma un giorno il Sole bruciò ogni pianta nel giardino di
Iside. Osiride vide quanto la regina ne fosse dispiaciutal e
s'infuriò con il Sole. "lo ucciderò il Sole! Nessuno può offuscare
la gioia della mia regina!" gridò. "Non puoi uccidere il Sole!"
rise Iside . "Tutti gli abitanti della Terra devono avere calore
ed acqua per vivere, lo sai. Il mio giardino ha bisogno solo di un
piccolo corso d'acqua nelle vicinanze." "E allora lo avrai!"
sentenziò Osiride. "Il fiume Nilo arriverà fino al tuo
giardino! "
Così chiamò i servi per scavare un
solco lungo e profondo che partisse dal Nilo e, attraverso il
deserto, arrivasse al loro giardino. Tanti si avvicinarono per
osservare ciò che stava succedendo e alla fine il Nilo arrivò al
giardino di Iside. Le foglie e le piante della regina ripresero
colore. Iside sorrise ed abbracciò il suo amato sposo; la gente
era contenta per lei. Set si tappò le
orecchie per non sentire gli allegri commenti del popolo: egli
voleva che tutti si rallegrassero solo per lui. E
mai come allora volle diventare re. Così
invitò Osiride ad una grande celebrazione .
"Tutti ti amano, Osiride! disse al fratello. "Lascia che ti mostri
quanto anch'io ti amo!" Quella notte Iside sognò i soldati di Set
che circondavano Osiride. "Stai attento, mio amato!" lo mise in
guardia. "Set è invidioso della tua felicità. Non fidarti di lui!"
"Sei saggia a farmelo notare. Starò attento!" ti ringraziò
Osiride. Nel palazzo di Set i tavoli erano coperti di piatti colmi
di frutta fresca e di carne. Come sempre gli ospiti furono felici
di vedere il re. Quando anche l'ultima fetta di torta fu consumata
e gli ospiti erano sazi di birra, Set tolse la tovaglia dal tavolo
a cui era seduto con il fratello. Sotto vi era un sarcofago
tempestato di lapislazzuli e d'oro.

"Il sarcofago sarà di colui al quale si
adatterà perfettamente" annunciò Set. Uno ad uno gli invitati
entrarono nel sarcofago, che si rivelò troppo stretto o troppo
largo o troppo lungo o troppo corto per ciascuno di loro.
Giunse infine il turno del re. Ma
Osiride, nonostante gli incitamenti di tutti gli ospiti, esitava,
ricordando le parole di Iside. "E se fosse un trucco?" si
chiedeva. Osiride guardò il fratello. Set aveva chiaramente fatto
costruire il sarcofago apposta per lui. Non poteva proprio
contrariarlo e deludere gli ospiti. Così entrò: era perfetto per
lui! "Questo bellissimo sarcofago sembra fatto apposta per me!"
commentò Osiride. " E lo è, infatti!" disse Set, chiudendo di
scatto il coperchio. "Fammi uscire! In nome della regina, fammi
uscire!" gridò Osiride. Ma nessuno lo poteva sentire. Vennero i
soldati di Set e portarono il
sarcofago sulle rive del fiume. Set era felice. "Spingetelo in
acqua! Fate sparire per sempre il Re di Ieri!" Iside sentì le
orecchie trillare: qualcosa non andava. Nelle ombre del tramonto
ebbe la visione dei soldati di Set che circondavano Osiride. Iside
alzò le braccia sulla testa e pronunciò il suo vero nome, Au Set.
Subito apparvero due scintillanti ali Piumate al posto delle sue
braccia. Poi, mentre abbassava le ali verso i fianchi, la regina
rimpicciolì, riducendosi alla grandezza di una rondine, nella
quale infine si tramutò. Quindi si innalzò verso il cielo e si
diresse al palazzo di Set. All'interno del sarcofago Osiride
sentiva che le correnti del fiume lo stavano risucchiando verso il
fondo. "Dovevo rifiutare la birra che Set mi ha offerto!" si
disse. "Avrei dovuto sapere che mi stava ingannando!" Osiride era
pieno di rimpianto, ma non aveva paura.

Sapeva che Iside lo avrebbe trovato.
Passarono i giorni. Iside
continuava a volare; Osiride, chiuso nel sarcofago, pativa la fame
e la sete e così iniziò a perdere le forze. Le correnti del fiume
divennero più violente. Il sarcofago andò a sbattere contro il
tronco di un tamarisco. Il povero re batté violentemente la testa,
cadendo nel profondo sonno della morte. L'albero avvolse i suoi
rami attorno al sarcofago e, passando i giorni, lo nascose
completamente. Quando Iside arrivò, del tamarisco non restava che
un grande ceppo: un taglialegna lo aveva tagliato e aveva portato
via con sé la legna. Quella notte Iside si riposò in un canneto
proprio vicino al ceppo e sognò Osiride all'interno del sarcofago,
che a sua volta era rinchiuso in un alto pilastro di legno nel
palazzo lì vicino. La regina si svegliò con un sussulto. La
mattina la dama che abitava nel palazzo, vedendo la rondine che
volava freneticamente attorno al pilastro, mise una ciotola
d'acqua ai suoi piedi. "Che cos'hai, rondinella mia?" le chiese.
Iside volò sul bordo della ciotola, poi vi si tuffò bagnandosi le
piume. Aprendo le ali, riprese le sembianze di una donna alata in
miniatura. Poi, in un battere di ciglia, ritornò alle sue vere
dimensioni. La dama cadde in
ginocchio: "Signora dai Mille Nomi! Che cosa mai vi ha condotta
qui?" Iside le parlò del tradimento di Set ai danni di Osiride.
"Sono sicura che il mio amato sposo è prigioniero in questo
pilastro!" disse.

La donna chiamò i suoi servi tori perché
abbattessero subito il pilastro e lo aprissero in due. Lì,
infatti, c'era il sarcofago di lapislazzuli e d'oro e, all'
interno, vi era il cadavere di Osiride. Iside pianse per il
dolore. Poi mise il sarcofago su una barca a
remi e iniziò il suo lungo viaggio sul fiume verso casa. Iside
tenne nascosto il corpo di Osiride nel paludoso delta del fiume.
Poi lo bagnò con acqua fresca e gli disse che sarebbe tornata
presto. "Devo trovare le erbe curative da spargere sul tuo corpo,
poi ti porterò alla Terra dei Morti." Ora,
proprio quella notte, Set era uscito a cacciare. Quando vide il
sarcofago di lapislazzuli e d'oro nella palude, non poté credere
ai suoi occhi. "E' un incubo! Non può essere vero!" ringhiò, in
piedi accanto al cadavere. "Come è riuscita Iside a trovarlo e a
portarlo qui?" gridò, cercando la sua spada. "Non ti troverà,
questa volta!" e così dicendo tagliò il corpo in quattordici
parti, poi le gettò nel fiume. Iside sentì il cuore contrarsi in
uno spasmo. Qualcosa non andava. Così tornò al fiume e lì trovò il
sarcofago vuoto. La donna gridò tutta la sua rabbia. Sapeva
esattamente che cosa era successo. Alzando le braccia pronunciò il
suo vero nome e si buttò nel fiume. Le sue lunghe gambe si
trasformarono nella potente coda di un pesce gigante e la dea
nuotò nelle acque del Nilo alla ricerca del corpo del suo amato
sposo. Raccolse uno ad uno i
quattordici pezzi in cui era stato tagliato il corpo di Osiride e,
insieme alla sorella Nebthet, lo ricompose. Iside cantò il 'Canto
per una Nuova Vita' per tutto il giorno e tutta la notte. Alla
fine Osiride aprì gli occhi. Poteva a malapena sollevare la testa.
La sua voce era solo un sussurro.
Iside lo abbracciò con delicatezza e lo amò. Poi Osiride morì.
Ormai non c'era più niente che Iside potesse fare per lui. Mentre
spalmava gli unguenti sul suo corpo la regina cantava e cantò
anche quando lo appoggiò sulla barca di Nebthet; poi cantò
percorrendo tutta la strada che giungeva fino al Mondo degli
Inferi. Mentre Iside lasciava Osiride al suo destino, percepì che
un figlio cresceva dentro di lei. "Il nuovo re!" pensò tra sé e
sorrise. Poiché sapeva che Set sarebbe stato geloso di quel
figlio, Iside rimase nel deserto fino alla nascita di Horus.
Il bambino era gracile e
debole: il suo corpo bruciava per la febbre ed era scosso da
tremiti. Iside lo curò, lo accudì e gli
sussurrò parole dolci. Poi gli cantò
il 'Canto della Lunga Vita' e lo nutrì con erbe medicinali finché
non fu guarito. Ogni sera, quando il sole diventava rosso fuoco e
dipingeva il cielo di porpora e
d'oro, Iside teneva il figlio sulle
ginocchia insieme aspettavano di
vedere le stelle brillare sull' abito di Nut.

Appena il bambino seppe camminare Iside lo
condusse a conoscere tutte le terre e le acque d'Egitto, poi gli
insegnò il nome delle piante e i segreti della raccolta dei semi,
delle radici e dei boccioli. Gli spiegò come usare le piante per
curare ogni malattia, infine gli insegnò tutti i canti magici che
conosceva. Naturalmente Set era geloso del nipote e un giorno,
quando Horus era ormai adulto, lo sfidò a duello per la conquista
del trono. "Non devi preoccuparti, figlio mio! Set è ormai vecchio
e tu sei giovane e forte!" lo rincuorava Iside. E infatti Set fu
sconfitto dal nipote. Iside divenne regina d'Egitto accanto al re
suo figlio e insieme regnarono per migliaia di anni. I suoi poteri
curativi e il suo amore eterno verso Osiride la resero una delle
dee più amate di ogni tempo.
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