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La piccola Selene viveva su una stella. Là
non esistevano parole né rumori. Nel silenzio della notte correva
scalza, danzava sulle punte dei piedi e parlava con le mani.
Proprio così. Ogni gesto significava qualcosa. Quei giochi di mani
che si muovevano svelte erano le parole del vento e delle stelle.
In quel suo mondo meraviglioso e irraggiungibile, Selene imparava
la lingua delle nuvole, del giorno e delle stagioni. Dormiva sul
petto soffice di una stella la piccola Selene, e aveva anche un
sogno: diventare una ballerina bravissima. Sì, avrebbe voluto
danzare notte e giorno per le costellazioni e i suoi amici
dell'universo. Una notte, all'improvviso, un forte vento svegliò
Selene. Ebbe paura per un attimo, ma subito l'amica stella la
tranquillizzò. «Non temere, piccola Selene. Questo è il vento
della vita. Ogni notte si spegne una stella del cielo, ma non
muore perché rinasce in un altro mondo chiamato terra. E stavolta
tocca a te, anche se non sei una stella. Tu sei la prediletta
stanotte».

«Anche in questo mondo chiamato terra
troverò la nostra armonia, i nostri colori, il nostro silenzio?»
chiese Selene. «La terra è straordinaria quanto il cielo. Adesso
va'. Il vento della vita sta soffiando per te» concluse la stella.
Così Selene si abbandonò a un sonno dolce e al vento caldo che
l'avrebbe portata nella sua nuova vita. Quando
si risvegliò, si ritrovò su un letto di
foglie e spighe, in mezzo ai colori e ai profumi dolci della
primavera. Era un mondo bello quanto il suo. E anche gli
scoiattoli, le farfalle e le lucciole parlavano a gesti. Proprio
come lei. La piccola Selene trascorreva il suo tempo correndo tra
papaveri e girasoli, ballando senza musica e desiderando di volare
con le ali leggere di una libellula. Di una grande quercia aveva
fatto la sua casa, e l'erba profumata e tiepida era diventata il
suo letto. Le piaceva rincorrere le nuvole, dare un nome ai fiori
e ai frutti, imparare le leggi della natura, i segreti del vento
che annunciava i temporali e i misteri dell' alba che preparava un
giorno caldo. Era un pomeriggio di primavera. Selene aveva
appena raccontato la sua storia a una farfalla. Ora per lei stava
cantando con le mani la filastrocca che le aveva insegnato la sua
amica stella quando viveva lassù, nel cielo. Prima che scendesse
la sera, passò per quei campi un cacciatore con un cappello di
paglia. Si fermò, incuriosito da quelle mani che danzavano per
l'aria e parlavano con il vento. Così si nascose dietro un albero
e spiò i gesti, i passi e i sorrisi della piccola Selene. Giunto
al villaggio, raccontò ai bambini ciò che gli era capitato.

«Cacciatore, anche noi vogliamo vedere
quello spettacolo meraviglioso e magico. Portaci con te nel
bosco!» esclamarono i bambini a una sola voce. Quella notte Selene
sognò la sua amica stella. Così si alzò dal suo letto di foglie e
si mise a cercarla nella notte. Guardò verso il cielo e la vide:
era sulle ginocchia della luna. «Selene -le disse la stella - il
mondo in cui sei caduta è abitato da uomini
e bambini diversi da te. Prima del tramonto, un cacciatore si è
accorto di te, del tuo modo di parlare con gli animali e i fiori.
Domani tornerà e non sarà solo. Insieme a lui, tanti bambini
verranno a vedere la tua danza senza musica e i tuoi gesti senza
parole». «Quei bambini vogliono essere miei -
amici!» rispose Selene. «Per loro giocherò con il vento e
danzerò come avrei voluto fare quando vivevo lassù, nel cielo».
«Forse non vorranno esserti amici» concluse la stella. «Si
prenderanno gioco di te e rideranno perché non sei come loro. Devo
lasciarti , piccola Selene. Sta per nascere il giorno: la mia luce
è troppo debole ormai. Addio». «Aspetterò
quei bambini tra i campi. Imparerò i loro giochi, poi gli
insegnerò a parlare con le mani, con i gesti
pensò Selene. Intanto, oltre il fiume, guidati dal cacciatore i
bambini del villaggio continuavano il loro viaggio.«Sono ancora
lontani i campi di grano?» chiese uno di loro.

E un altro aggiunse: «Cacciatore,
quella che parla con i fiori è una fata con la bacchetta magica
che esaudirà i nostri desideri?».«È una bambina» rispose il
cacciatore. «Lei non sente e non parla ma è più felice di noi. Con
mille sorrisi e gesti delle mani lei parla la lingua delle stelle,
degli animali della foresta e delle nuvole del cielo. Noi, quei
gesti forse non li capiremo mai». La sera scendeva lentamente.
All' orizzonte il sole stava per lasciare il posto alla luna.
Appoggiata alla sua quercia, Selene ripensava alle parole della
stella e si chiedeva perché i bambini diversi da lei non avrebbero
voluto esserle amici. All'improvviso, la distrasse
un profumo forte e nuovo: non era quello della natura che già
conosceva. Con un movimento rapido Selene si alzò. Si arrampicò
sull' albero e vide i bambini. In mezzo alle spighe e al grano la
stavano cercando, la stavano aspettando. Selene corse da loro e si
mise a danzare senza musica e a rincorrere la luna.

«È solo una bambina con gli occhi
come il mare. Eppure sembra un angelo che parla con
le stelle e i fiori» disse il cacciatore. «Anche noi vogliamo
parlare con gli alberi della foresta e con le farfalle della
primavera! Anche noi vogliamo essere come lei!» esclamarono a una
sola voce i bambini. Uno di loro si avvicinò alla piccola
Selene. Lei gli prese le mani e insieme cominciarono a parlare con
la notte. «È come suonare un pianoforte
invisibile legato al cielo!» esclamò meravigliato e felice il
bambino. Subito un altro si aggiunse, e poi
un altro e altri ancora. Formarono un cerchio, e in un girotondo
interminabile furono felici di aver trovato una nuova amica. Un'
amica speciale. Fu una notte magica. I bambini, stanchi ma
felici, fecero un sogno. Un sogno uguale per tutti, che esaudiva
il loro desiderio. Nel silenzio della luna alta nel cielo si
tenevano per mano. Senza voce e con le loro piccole dita
cominciavano a parlare con le nuvole i fiori e le lucciole.
Ballavano. Un ballo senza musica né note. Sorridevano. Mentre le
loro mani sembravano sfiorare le stelle.
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