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La fiaba del Vajont, ideata
dai ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Longarone, offre sulla
tragedia del 9 ottobre 1963 una chiave di lettura inedita e
originale. In questi quarant'anni il ricordo indelebile del dramma
ha segnato la Comunità con un dolore in bianco e nero. Il bianco
della morte e delle Vittime innocenti. Il nero della spianata
desolata, del nulla, del buco nero che ha cancellato d'un soffio il
Capoluogo e i paesi intorno. Sono oggi gli occhi dell'infanzia a
dare a questo dolore un colore diverso, che vibra oltre i confini
dello spettro visibile dell'arcobaleno. Dall'amore del principe Toc
e della principessa Acqua, dal loro estremo e mortale abbraccio
nasce questa nuova, magica tinta. È la luce che racchiude l'energia
della speranza e il seme del futuro.
Luigi Dal Cin
Edizioni Fatatrac
Un tempo,
in un regno ai piedi dei monti, vivevano un re e una regina. Quel
regno abbracciava prati, fiumi e boschi e più in alto abbracciava
anche torrenti e montagne. Era un regno incantato per la sua
bellezza. Il re e la regina abitavano in un grande palazzo costruito
sulla riva del fiume. C'era un enorme portone all'ingresso e due
guardie imponenti che lo difendevano. La gente coltivava i campi,
accudiva il bestiame, e spesso andava nel bosco a tagliare la legna.
Nelle piazze dei borghi i bambini si trovavano per giocare e i nonni
con la scusa di accompagnarli, ne approfittavano per incontrarsi e
per raccontarsi storie antiche.

Il re e la
regina governavano con saggezza e bontà. E spesso il palazzo reale
veniva allietato da feste e balli. Il più delle volte si trattava di
occasioni pensate appositamente per il principe. Infatti, sebbene
nel regno andasse tutto bene, al re e alla regina era rimasta una
preoccupazione. Una soltanto. Il principe Toc, il loro unico figlio,
non aveva ancora preso moglie. Cominciavano a sentirsi invecchiare,
e avrebbero tanto desiderato veder nascere l'erede del regno. "
Tesoro mio, Toc" diceva la regina, " possibile che fra tutte le
belle fanciulle che ti abbiamo fatto conoscere non ce ne sia una,
dico una, che ti vada bene?". " E' vero mamma" sorrideva Toc "
ognuna a modo proprio é bella! Ma il mio cuore non ha ancora cantata
per nessuna di loro!". Il principe Toc sorrideva sempre. Aveva gli
occhi scuri, come il bosco, che si illuminavano. Specialmente quando
si trovava immerso nella natura o quando aveva la possibilità di
aiutare qualcuno. Era gentile e generoso, per questo tutti lo
ammiravano. Il principe Toc trascorreva le sue giornate a leggere e
a scrivere. Voleva studiare per diventare un giorno un bravo re.
Quando però passava per le piazze si fermava volentieri ad ascoltare
le storie degli anziani. E amava andare a cavallo; ogni giorno
raggiungeva il bosco e a volte da lì ancora più su, fino alla cima
delle montagne. Immerso nella natura estraeva dalla bisaccia un
taccuino ed una matita, e in solitudine con il cuore colmo di
bellezza, scriveva le sue poesie. E poi le leggeva. Le sue
parole trasportate dal vento accarezzavano le cortecce degli alberi,
sfioravano i prati, lambivano i petali dei fiori, ed infine
arrivavano alle orecchie dei folletti dei boschi. Che all'udirle
sorridevano. I folletti gioivano delle visite del principe nel
bosco; sapevano che il suo amore per la natura era simile al loro.

Un giorno,
durante un'assemblea generale dei folletti convocata appositamente
nel bosco, il folletto più anziano si tolse il cappello a punta
color lampone, si schiarì la voce, si accarezzò la lunga barba
bianca ed iniziò il suo discorso. " Cari folletti qui riuniti! Sarò
breve. Come sapete tutti il principe Toc é una persona davvero
speciale; ama la natura. E per questo la proteggerà sempre, come
fosse uno di noi. Io, lo vedete sono ormai vecchio e con l'età le
primavere sono più dolci, i voli delle farfalle sono più colorati e
i boschi sono più accoglienti. Guardate lassù: le montagne sono
maestose come non lo sono mai state! Il mio solo desiderio ora é che
i nostri nipoti possano ammirare intatte queste bellezze. I genitori
del principe Toc sono preoccupati poiché non ha ancora trovato una
sposa. Perché non lo aiutiamo noi? Conoscete una ragazza adatta a
lui? Se Toc avesse un figlio, sicuramente gli saprebbe trasmettere
tutto il suo amore per la natura!". Nell'assemblea dei folletti
piombò il silenzio. Erano tutti concentrati a spremersi le idee.
Finché un bambino-folletto disse: " La so, la risposta! E' la
principessa Acqua!". " Giusto!" esclamò il folletto anziano
illuminandosi tutto in viso. " Acqua!" I folletti applaudirono. E
iniziò, come di solito accade tra i folletti, un grande trambusto.
La principessa Acqua, in effetti, non aveva mai preso parte alle
feste al palazzo e non aveva mai incontrato il principe Toc. Quando
era più giovane aveva trascorso giornate intere in biblioteca a
leggere e a imparare cose nuove, ma poi sebbene la libreria fosse
immensa, non era rimasto più nessun libro che non avesse letto.
Allora aveva deciso che avrebbe imparato direttamente dai suoi
sudditi. Trascorreva così le sue giornate con la gente. E da ogni
persona imparava qualcosa. " Un po' di silenzio, prego!" disse il
folletto più anziano. " Pensiamo ad un piano, un piano affinché le
parole del principe Toc arrivino al cuore della principessa Acqua!".
E mentre i folletti stavano animatamente organizzando il loro piano,
nessuno si era accorto che un corvo nero, nero come la notte, li
stava spiando tra i rami. Il corvo nero si alzò in volo e volò,
attraverso boschi e nebbie ed infine giunse ad una fortezza.

Era la
fortezza della strega Superba, ed il corvo era il suo fedele
servitore. La fortezza si trovava in una valle buia, sempre coperta
dalle nebbie. In quella valle ormai non viveva più nessuno; nessuno
era sopravvissuto. E per conquistarla aveva usato ogni sorta di arti
magiche e di inganni; infatti sapeva far assumere al suo viso
un'espressione gentile. Tra le mura della sua dimora, invece la
strega rivelava il suo vero volto, un volto che incuteva terrore, e
i suoi capelli cambiavano colore ogni mezz'ora. Quando il corvo nero
entrò da una stretta feritoia, i capelli della strega divennero
viola. " Vieni mio servo fedele!" sibilò la strega. " Cosa hai
rubato per me oggi?" " Ho rubato delle preziose parole!" rispose il
corvo. E le riferì tutto quello che aveva udito. La strega, non
appena comprese che nel regno del principe Toc vivevano persone
adatte al suo nutrimento, si incamminò in tutta fretta per
raggiungere quei luoghi. Cominciava infatti a sentirsi debole,
sentiva il forte bisogno di nutrirsi. Intanto i folletti avevano
invitato la principessa Acqua ad una passeggiata nel bosco, sapendo
che le piaceva molto stare in mezzo alla natura.

Acqua
camminava leggera, osservava ogni cosa con i suoi occhi azzurri
cristallo e stava in silenzio, attenta ai suoni del bosco. I lunghi
capelli le scorrevano sulle spalle come l'acqua di un ruscello, e al
collo portava una collana con una conchiglia che le aveva regalato
suo padre di ritorno da un lungo viaggio per mare. Il principe Toc
arrivò nel bosco puntuale come ogni giorno, scese da cavallo ed
estrasse il suo taccuino e la matita. Cominciò a scrivere, leggendo
ad alta voce.Acqua aveva ascoltato attenta, ed ora il suo cuore
batteva forte. Sospinta dai folletti uscì allo scoperto, e senza far
rumore si avvicinò timidamente al principe. Il principe si voltò e
la vide e ne rimase colpito. Le parlò. Poiché gli veniva naturale
parlarle. La ascoltò. Poiché gli veniva naturale starla ad
ascoltare. E da quel momento il suo cuore cominciò a cantare di
felicità sempre di più. Quel giorno nel bosco il principe Toc e la
principessa Acqua si erano innamorati l'uno dell'altra. La strega
Superba, intanto, era arrivata nel regno, e con le sue arti magiche
stava cercando di prendere tutto quello che le poteva servire. Ma
nonostante i suoi sforzi e i suoi inganni, non riusciva ad
impossessarsi della cosa per lei più importante: le anime buone
degli abitanti di quei paesi. La strega allora prese in fretta una
decisione. Poiché le sue forze stavano ormai venendo meno, si
sarebbe nutrita dell'anima più buona di tutte, quella del principe
Toc. La strega si diresse decisa verso il palazzo reale mentre il
sole all'improvviso veniva coperto da nubi nere. Schioccò le dita ed
immediatamente le guardie divennero di pietra. Schioccò le dita
ancora e l'enorme portone del palazzo si aprì.

Entrò e si
diresse verso la sala del trono. Lì trovò il re e la regina e li
minacciò. " Gravi sciagure si abbatteranno su questo regno se il
principe Toc non accetterà di sposarmi!". Poi con un altro schiocco
di dita, si trasformò in un cane nero, ringhiò e balzò via nel buio.
Il re e la regina erano sconvolti, spaventati per le sorti del regno
e per il futuro del loro figlio. Non appena il principe Toc arrivò a
palazzo, i suoi genitori lo misero al corrente della minaccia della
strega. " Ma io non posso sposarla!" disse " io ora amo Acqua, ora
che l'ho incontrata. Ho atteso tanto, e in lei é come se avessi
trovato l'oro. Ha fatto cantare il mio cuore, non posso separarmi da
lei!". Il corvo nero che aveva ascoltato le parole del principe volò
dalla strega Superba e riferì. La strega diventò verde dalla rabbia;
schioccò le dita e comparve sospeso in aria un enorme libro. Sfogliò
furiosa le pagine, finché posò il dito contorto su una formula
magica e con un sorriso sinistro sibilò:" E' questa!". Si sentì
subito nell'aria che qualcosa di terribile stava per accadere.
Perfino i ragni e i topi che di solito le stavano vicini, si
rintanarono spaventati.La strega si diresse rabbiosa verso il
palazzo. La gente, a vederla passare per strada, sentiva un strano
freddo e si chiudeva in casa. Superba entrò nel palazzo. Le si fece
incontro il principe Toc. " Te lo chiedo per l'ultima volta" disse
la strega con gli occhi furiosi" " Sei deciso a sposarmi?" Attento
però' a quello che dirai, é l'ultima possibilità!". " Ne sono certo"
le rispose il principe Toc " non posso proprio sposarti.

Io amo
Acqua!". La strega allora in un impeto d'ira, alzò le braccia,
chiuse forte gli occhi e trasformò il principe Toc in una montagna.
Che ora si elevava imponente alle spalle del palazzo. Poi con la
stessa furia trasformò Acqua, colpevole di aver conquistato il cuore
del principe in un torrente. Ma Acqua, trasformata in torrente,
poteva ancora correre e correva e scappava, e il rumore che faceva
scorrendo sembrava quello di una risata. Sembrava stesse ridendo dei
poteri della strega. Allora Superba, sempre più infuriata, trasformò
il re e la regina in una gigantesca diga perché Acqua fosse
intrappolata per sempre. Così la principessa divenne un lago; ora
tutto immobile. E diviso. C'era silenzio. In quell'istante il
principe Toc venne sopraffatto dal dolore e tentò disperatamente di
abbracciare Acqua. E si gettò verso di lei. Ci fu un gran boato. Si
creò improvvisa un'onda, un'onda immensa. Il re e la regina con
tutte le loro forze cercarono di proteggere il paese, ma l'onda
scavalcò la diga. Il regno e quasi tutti i suoi abitanti scomparvero
nel buio. Superba non riuscì nemmeno questa volta a prendere le loro
anime. Acqua le accolse proteggendole dietro la diga. La strega
senza più nutrimento perse tutti i suoi poteri. E gridando si
dissolse per sempre. I folletti avevano sentito il grande boato dal
bosco. Corsero, e corsero giù verso il paese, ma lo trovarono
distrutto. Allora riunirono i sopravvissuti e piansero tutta la
notte. Perché quella notte era così buia che non restava nient'altro
da fare. I folletti ed i sopravvissuti si stringevano l'uno
all'altro, e quando venne l'alba videro la desolazione fino
all'orizzonte. Insieme, senza dire nulla, cominciarono a raccogliere
le macerie. E proprio tra le macerie trovarono un bambino appena
nato. Sporco di fango.

Non
piangeva nemmeno. " Forse ha già consumato tutte le lacrime che
aveva" disse qualcuno. Lo raccolsero. Il bambino aveva gli stessi
occhi azzurri di Acqua e lo stesso sorriso di Toc. Allora tutti
capirono. Era il figlio nato dall'ultimo abbraccio del principe Toc
con la principessa Acqua. Nel vederlo, chi piangeva trattenne una
lacrima. E tutti, piano piano, ripresero coraggio e voglia di
vivere. E lo chiamarono Vajont.
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