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C'era
una volta un leprotto di nome Hops che aveva un grosso problema.
Era una lepre molto bella: aveva orecchie lunghissime, morbide
come il velluto nella parte interna, e una grossa coda. Hops era
furbo e quando correva sapeva fare salti improvvisi molto più
rapidamente degli altri leprotti suoi amici. Ma ecco qual era il
suo problema. Sapete che tutte le lepri hanno paura, paura della
volpe, del cane, del cacciatore. È per questo che spesso, quando
corrono, fanno dei salti improvvisi. Cominciano a correre diritto
poi, di colpo, balzano di lato, poi ancora di lato, infine si
rifugiano in un campo di trifoglio, contente di essere ancora
vive.

Tutte le lepri correndo fanno bruschi salti, per poter continuare
ad avere il piacere di vivere. Il nostro leprotto Hops aveva
imparato a fare salti da papà lepre e da mamma lepre. Il papà era
stato famoso per i suoi salti. Una volta che era braccato da
un'intera muta di cani aveva fatto tanti di quei balzi che alla
fine neppure lui sapeva più dove si trovasse. Anche mamma lepre
era molto abile a saltare. I suoi balzi erano così eleganti e
leggeri che i suoi inseguitori spesso credevano che si fosse
dissolta in aria, oppure pensavano di essersi sbagliati e di non
aver visto nessuna lepre, in realtà. Il leprotto Hops imparava
volentieri tutte queste cose dai
suoi genitori, perché si
rendeva conto di quanto fosse necessario ingannare gli inseguitori
per potersi godere in pace il trifoglio prelibato e le tenere
carote. Quando il leprotto Hops faceva i suoi salti, i genitori lo
lodavano e lui aveva la sensazione che lo amassero in modo
particolare.

Allora
si sentiva sicuro e il trifoglio gli sembrava più buono che mai.
La vita delle lepri trascorreva dunque tranquilla, finché un
giorno. . . Due uomini vestiti di verde con in mano una grossa
rete attraversano il campo di trifoglio. Sono così silenziosi che
le lepri si accorgono di loro quando ormai sono imprigionate nella
rete. Gli uomini portano papà lepre, mamma lepre e il piccolo Hops
nello zoo per bambini della vicina città. Dopo essersi riprese
dallo spavento, le lepri si guardano attorno e notano che la loro
nuova dimora è splendida: trifoglio eccellente, carote a volontà,
acqua pura e soprattutto nessun pericolo in vista! Ben presto papà
e mamma lepre capiscono che d'ora in poi non servirà più fare
tanti salti durante la corsa. Ricordando con orgoglio le antiche
imprese, si concedono ancora alcuni balzi e salti fatti come si
deve, lì sul prato, poi decidono che d'ora in avanti correranno
sempre soltanto diritto. Il leprotto Hops non capisce più niente.
Tutto ad un tratto i genitori lo sgridano se, durante una corsa,
si mette a saltare da una parte e dall' altra, e gli dicono che
deve piantarla con quella mania. Hanno già quasi dimenticato che
una volta erano campioni nel fare salti. Hops però si sforza di
fare salti ancor più veloci, più eleganti e più perfetti. Spera
che i suoi genitori tornino a volergli bene come un tempo, ma è
tutto inutile. Già le altre lepri adulte dello zoo cominciano ad
additarsi a vicenda Hops e a dirgli: «Togliti dai piedi con le tue
stupide piroette, non vogliamo vederle più!».

Anche i
genitori gli fanno capire chiaramente che per loro è imbarazzante
quel suo volersi presentare come una lepre piena di paura, con
quel continuo saltare. Hops è davvero disperato! Una notte se ne
sta tutto solo ai margini del grande campo di trifoglio, piange a
calde lacrime e singhiozza forte. Ma ecco che all'improvviso sente
accanto a sé una vocetta acuta dirgli: «Ciao, Hops!». È il grillo.
«Si vede che hai dei dispiaceri», prosegue la voce, «vuoi che ti
racconti una storia? Magari ti aiuta a cacciarli via». «Sì»,
risponde Hops piangendo e singhiozzando. Il grillo racconta:
«C'era una volta un ranocchio verde che aveva sul dorso dei grossi
punti rossi. Temeva sempre che gli altri non gli volessero bene,
dato che gracidava in modo tanto sgradevole e appariva sempre
tutto bagnato e scivoloso. Per farsi accettare dagli altri
animali, prese l'abitudine di raccontare a tutti le storie più
inverosimili. Una volta disse di essere un coccodrillo verde,
capace di mordere tutti. Poi raccontò di aver visto nel bosco
cinquanta elefanti rosa, e infine disse che il gelato alla fragola
l'aveva mangiato il gattino nero, sebbene lui stesso se lo
sentisse ancora freddo nello stomaco.

All'inizio gli animali credevano alle sue storie e lo
consideravano un tipo in gamba. E lui pensava che gli volessero
bene. A poco a poco però incominciò a notare che alcuni animali
ridevano di lui, altri non lo prendevano più sul serio e altri
ancora lo evitavano. Allora il ranocchio si sentì colmo di
tristezza; una notte si mise a gracidare rivolto alla luna,
piangendo tutto il suo dolore. La luna, all'udire il suo lamento,
riunì in segreto tutti gli animali e sussurrò qualcosa all'
orecchio di ciascuno. Quindi per alcuni minuti gli animali corsero
qua e là tutti indaffarati, poi si ritrovarono di nuovo. Ognuno di
essi aveva indosso il vestito più bello, ognuno teneva in mano una
fiaccola. Con aria solenne si avvicinarono tutti al ranocchio. In
silenzio lo misero dolcemente su una foglia di ninfea e lo
posarono con delicatezza in mezzo al prato, dove i fiori
addormentati emanavano un gradevole profumo. Tutti si disposero
poi in cerchio attorno al ranocchio e iniziarono a cantare in coro
la canzone che la luna aveva loro insegnato. Le parole erano
queste:

Mi piaci così come sei,
col tuo magnifico qua qua.
Mi piaci così come sei,
con il tuo colore verde.
Mi piaci così come sei,
con i tuoi sgargianti punti rossi.
Mi piaci così come sei,
con la tua pelle bagnata e scivolosa.
Mi piaci così come sei,
perché sei l'unico al mondo.
Mi piaci così...
La
canzone aveva molte strofe; gli animali, cantando, avevano
sollevato un po' il bordo della ninfea su cui era seduto il
ranocchio e avevano cominciato a cullarlo. Il ranocchio si
addormentò felice e fece un sogno meraviglioso. Ma questo te lo
racconterò un' altra volta».
Per i genitori: «La lepre Hops il ranocchio Quak e la
luna ovvero
quando i bambini mentono perché desiderano piacere.
Antefatto
Peter ha otto anni. Nel 1988
si era trasferito con i genitori e la
sorellina da quella che
allora era la Repubblica democratica tedesca alla Repubblica
federale tedesca. I
genitori mi raccontarono a
quanti sotterfugi e imbrogli dovettero ricorrere per passare il
confine tra le due Germanie. Quando tra i suoi genitori sorge il
conflitto che li avrebbe portati al divorzio, Peter incominciò a
raccontare bugie alla madre, al padre, ai nonni, ai parenti e agli
amici dei genitori. In questo modo egli non solo creò scompiglio,
dando origine a risentimenti e contrasti, ma attirò anche su di sé
l'ostilità di sua madre e di suo padre, e questo lo fece soffrire.
Spesso accade che i bambini che subiscono il trauma del divorzio
raccontino bugie: lo fanno per accontentare tutti. Nel caso di
Peter la causa del disturbo nel comportamento sta tanto nel
conflitto di lealtà del bambino, quanto nell'imitazione della
condotta dei genitori, che parecchie volte dovettero ricorrere a
menzogne per potersi trasferire nella Germania federale e per
sistemarsi nel nuovo paese.
Obiettivo
L'
obiettivo è di far capire ai genitori che il loro figlio non mente
intenzionalmente, ma che, da bravo bambino qual è, non fa altro
che imitarli. In fondo per Peter sotterfugi, imbrogli e
comportamenti similari hanno avuto una loro legittimità. Se i
genitori capiranno il messaggio della fiaba, smetteranno di punire
il figlio e riusciranno a volergli bene.
Procedimento narrativo
Affinché
chi mi ascolta non abbia la possibilità di indovinare troppo
facilmente il senso della fiaba, introduciamo il ranocchio come
secondo personaggio principale. Raccontiamo una storia nella
storia, in cui la luna fa la parte del soccorritore. Diamo alla
luna la capacità, che ci auguriamo abbiano i genitori di Peter, di
guidare il bambino alla soluzione dei suoi problemi. Quando i
genitori di Peter terminano il racconto, sentiamo che il bambino
continua a ripetere piangendo una monotona cantilena: «Mi piaci
così come sei.. .». Entrambi i genitori sono commossi....
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