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Il bambino deve essere
protetto da comportamenti o influenze che possono indurlo a
qualsiasi forma di discriminazione razziale, religiosa o di altro
genere. Egli deve essere educato in uno spirito di comprensione,
di tolleranza, di amicizia fra tutti i popoli, di pace, di
fraternità universale, nella consapevolezza che dovrà porre le
proprie energie e i propri talenti al servizio dei suoi simili.
Campioni
C'era
una gran festa ad Olimpia, la notte in cui nacque Vittoria. Nel
paese di Olimpia ogni volta che nasce un bambino i vecchi si
riuniscono e devono scegliere cosa farà da grande il neonato. E,
di sicuro, dovrà essere un Campione. La vita ad Olimpia é così:
una gara tra tutti, senza respiro, perché nella città possono
abitare solo i migliori campioni del mondo. Vittoria, decisero
quella notte, sarebbe diventata centometrista. La bambina li stupì
tutti, tanto era bella e veloce nel muoversi e nel capire. I
vecchi le avevano regalato sin da piccola un cronometro, il
simbolo di Olimpia.

Vittoria
passava i suoi anni ad allenarsi e gareggiare nella grande pista
dello stadio. Era uno spettacolo vederla correre; aveva un passo
leggero e rapidissimo, ed i suoi piedi sembravano quasi non
toccare terra. Vinceva sempre e gli altri bambini la guardavano
con ammirazione e timore. Così Vittoria cresceva sola; dalla pista
a casa, l'accompagnava soltanto la certezza di essere la migliore
centometrista del pianeta. Ma era una compagnia poco divertente.
Si costruì allora, con dei pezzetti di legno, vecchie stoffe e
bottoni, una bambola di pezza. Ogni sera tirava fuori la bambola,
e, senza farsi sentire da nessuno, si confidava con lei.

Una
sera Vittoria disse alla bambola: " Pensa, ieri ho incontrato un
nuovo bambino, si chiama Vincenzo. I vecchi dicono che é molto
veloce e che sarà il primo avversario che dovrò battere durante i
campionati annuali". Ed aggiunse:" Sapessi com'é buffo, ha i
capelli diritti come spaghetti!". Vincenzo era timido, ed ogni
volta che incrociava in pista Vittoria, abbassava lo sguardo, per
poi ricercare gli occhi di lei, magari per un attimo di sfuggita.
Vittoria invece correva spedita e non sembrava degnare il rivale
di attenzione alcuna; altera, come una regina, consapevole del suo
rango, ma appena lui non vedeva, si girava e gli sorrideva. Si
arrivò al giorno della gara decisiva che avrebbe stabilito chi dei
due era il vero centometrista di Olimpia.

Alcuni
vedevano favorita Vittoria e altri facevano il tifo per Vincenzo.
Tutti si aspettavano un duello all'ultimo respiro. La notte prima,
Vittoria si era confidata con la bambola di pezza. "Non vorrei
vincere domani, sono sicura che i vecchi non perdonerebbero a
Vincenzo una sconfitta... Ma lui farà di tutto per battermi..
Vorrei non correre domani.." Tutta Olimpia era adesso sugli
spalti, per la gara più importante dell'anno; Vittoria contro
Vincenzo, i migliori a confronto. I due bambini entrarono puntuali
in pista, accolti dal boato della folla e dallo sguardo severo e
soddisfatto dei vecchi in tribuna. Per la prima volta si
guardarono negli occhi. Il frastuono sugli spalti era
indescrivibile; Vittoria sembrava smarrita.

Vincenzo
sembrava disorientato. L'altoparlante gracchiò: " I concorrenti
sono pregati di raggiungere la linea di partenza!". Vittoria
approfittò di quel momento e sussurrò all'orecchio di Vincenzo: "
Se vinco ti rivelo un segreto!". Vincenzo sembrava sorpreso e,
sorrise timidamente alla rivale. " Appena vinco glielo dico che
non mi interessa nulla gareggiare ed arrivare primo. Finalmente
potrò parlare e confidarmi con lei; però adesso devo vincere!" si
disse il bambino. E già erano di nuovo concentrati, alla linea di
partenza in attesa del via. La gente si zittì. La gara iniziò. La
bambina correva come un fulmine, ma l'altro teneva il passo.
Vittoria sentiva il cuore scoppiare in gola. Il fiato grosso di
Vincenzo non la mollava un attimo. Ecco il traguardo! I due
bambini lo raggiunsero insieme, ma un attimo prima di tagliarlo...
si fermarono insieme! Il pubblico rimase in silenzio, incredulo. I
due bambini si guardarono sorridendo. Avevano un segreto da dirsi
e potevano farlo perché, entrambi, si sentivano ora dei veri
campioni. Vittoria disse: " Volevo dirti che non mi interessava
vincere".

" Anche
a me Vittoria, non interessava vincere" sussurrò Vincenzo. Se ne
andarono insieme molto felici. La folla si era già dimenticata di
loro. E loro, felici e contenti, potevano dimenticarsi la folla.
Il cielo di Sara
ll
prato era verde, il cielo pieno di uccellini che cinguettavano, il
sole del pomeriggio scaldava l'aria. Da una parte però, seduta su
un muretto, c'era una bambina che piangeva. Le sue lacrime
rotolavano giù innaffiando i fili d'erba alla base del muro dove
dormiva beata una lumaca. - Piove o c'è il sole? - si chiese
questa sentendo le gocce scivolarle addosso e, visto che
continuavano a venir giù, decise di andare a vedere cosa
succedeva. Si arrampicò lungo le pietre del muro fino all'altezza
del viso di Sara, così si chiamava la bambina, e accorgendosi che
piangeva le disse con la sua vocina petulante:

- Ma
guarda che pantano hai creato; a me piace l'umidità ma qui
rischiavo di annegare: non sono mica un pesce io! Poi, visto che
Sara non riusciva a smettere, addolcì un poco la sua voce e
riprese: - Asciugati gli occhi e raccontami cosa ti succede; c'è
sempre un rimedio a tutto, piangere è da sciocchi. La bambina si
asciugò le lacrime con la manica, tirò su col naso e disse: - Fai
presto a parlare tu che ti porti sempre dietro la tua casetta! lo
invece ho dovuto lasciare la mia e tutte le cose che avevo dentro
e il mio giardino e il mio gatto... - e riprese a singhiozzare -
chissà quando potrò rivederli!

La
lumaca si schiarì la gola perché non sapeva cosa dire. L'idea che
qualcuno dovesse allontanarsi dalla propria casa le dava sconforto
ma non voleva dimostrarlo. - Beh - disse alla fine - se hai
perduto la tua casa ne troverai un' altra: tutte le case sono
uguali. Ma sapeva benissimo che questo non era vero e si
allontanò. Poco più tardi una rondine che cercava vermetti da
beccare vide Sara e

si
avvicinò curiosa. Aveva visto tanti bambini nei suoi voli e spesso
si era accostata a loro perché le piaceva sentirli ridere; ma
vederne una piangere la turbava un po'. Per consolarla cominciò a
cantare una canzone e cantando descriveva tutte le cose belle che
c'erano lì intorno: Sara capì che la rondine aveva un cuore buono
e cantava per lei e volle risponderle.Grazie - disse - so che qui
ci sono tante cose belle e che non dovrei esser triste; ma quando
guardo questo prato non lo riconosco perché non è il mio prato,

quando
vedo un gatto so che non è il mio gatto, e non riconosco il
ruscello perché non è quello che scorre vicino a casa mia. Sono
belli ma io non li riconosco. Guarda - disse la rondine - che
anch'io sono appena arrivata da un posto lontano. "Lo so - rispose
Sara - sei arrivata con la primavera e quando sarà autunno
ripartirai per tornare indietro. È il freddo che ti allontana, per
me invece è stata la guerra, quella brutta guerra che c'è nel mio
paese e che fa scappar tutti.

Certo io sono più fortunata - pensò la rondine, ma non lo disse
perché aveva il cuore buono. Sara riprese a piangere; intanto il
sole si era nascosto dietro una collina e il cielo pian piano era
diventato blu. Le farfalle e altri insetti avevano ripiegato le
loro ali per il riposo della notte e tutto era silenzioso.

Da
un ramo di un albero vicino c'era un gufo - il solito gufo
saggio - sorvegliava tutto con i suoi occhioni gialli. Decise che
era arrivato il momento di intervenire. - Sara - chiamò. : La
bimba si girò di scatto meravigliandosi che qualcuno sapesse il
suo nome.- Sara, guarda in alto e mi vedrai. Sara alzò la
testa, si asciugò le lacrime e vide il gufo. C'è un tappeto
verde che è di fiori punteggiato, ci son le farfalle che
svolazzano sul prato, puoi sentire intorno il rumore del ruscello,
puoi scoprir da sola questo mondo tanto bello!

L'aveva visto tante volte al suo paese e c'erano le stelle: tanti
puntini luminosi che formavano strani disegni sui quali il nonno
le aveva raccontato fantastiche storie. - Sì - gridò - li
riconosco: questa è la mia luna e questo il mio cielo. E si mise a
ballare per la gioia. Grazie gufo - disse poi - sei proprio un
amico: per merito tuo ho riconosciuto il cielo.Sei tu che hai
scoperto una cosa importante - disse il gufo - una cosa che molti
ancora non hanno capito: tutti gli uomini del mondo hanno in
comune un tetto il cielo.

E stare
sotto lo stesso tetto significa
che... Ma Sara non lo stava più ad ascoltare: gli occhi le erano
diventati pesanti per il sonno mentre la sua tristezza era
scivolata via; sentiva infatti che con il cielo per tetto e un
amico vicino tutto sarebbe potuto cambiare. E si addormentò
sorridendo.
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