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C'era
una volta una pecorella di nome Cora che, a prima vista, sembrava
proprio uguale a tutte le altre pecore. Tranne che per un
particolare: uno dei suoi orecchi non era del solito colore bianco
rosato, ma di uno squillante giallo-limone. E quando la nostra
pecorella incontrava qualche conoscente, come la capra o il
maiale... «Ciao, orecchio color limone, sempre un po' acida,
vero?», belava la capra. «Ciao, è di formaggio il tuo orecchio?
Dall'odore sembrerebbe!», grugniva il maiale.

«Ciao,
orecchio color delle stelle, sei triste?», le chiese invece un
giorno un vecchio montone. «Non dare ascolto alle chiacchiere!».
Ma Cora piangeva. «Con questo orecchio, tutto va storto...». E
pareva essere proprio così. Quando Cora aveva fame, la capra la
spingeva via e le divorava tutta l'erba. Quando aveva sete, il
maiale le si piazzava davanti e le beveva tutta l'acqua. Quando
trovava un bel posticino per riposare, il giorno dopo qualcun
altro glielo aveva occupato. Il che bastava a perdersi d'animo e
certamente a vergognarsi tanto tanto di quel brutto orecchio
giallo-limone. Allora la pecorella ebbe un'idea e la raccontò al
vecchio montone.

«Se mi
taglio l'orecchio, forse al suo posto ne crescerà uno dello stesso
colore dell'altro... E tutti ì miei guai finiranno!» «Che
stupidaggine!», ribatté il vecchio montone. «Ho un'idea migliore:
vedi laggiù quel secchio? Quello con la vernice chiara? Ci aiuterà
a nascondere il giallo del tuo orecchio. Più semplice di così!».
Cora annuì festosamente ripetendo: «Sì, sì, va bene, va bene!».
Detto fatto, mentre il vecchio montone brandiva il pennello, Cora
chiuse gli occhi per via della vernice. Si sentiva l'orecchio
bagnato e pesante. «Non è più giallo, finalmente?», chiese dopo un
poco. «Ha il colore della neve alla luce rosata dell'aurora»,
assicurò il montone. D'improvviso la nostra pecorella sentì una
gran fame. Aprì gli occhi e si guardò attorno. Proprio sotto il
suo naso trovò fiori rigogliosi ed erba appetitosa. Poi si accorse
di avere una gran sete. Raggiunse una bella pozza d'acqua e subito
il maiale, che, anche lui, stava per bere, le fece posto. Che
meraviglia! Come sembrava buona e fresca l'acqua, meglio di
un'aranciata!

" Tutto
fila liscio con l'orecchio nuovo!" pensò Cora dirigendosi al suo
posticino favorito. Ma, ahimé, la capra se lo era già occupato per
un pisolino. " Pazienza" si consolò subito Cora. " Ne troverò
certo uno migliore. L'orecchio nuovo mi porterà fortuna!". Da lì a
poco si mise a piovere. " Che tempo" brontolò la capra
andandosene. " Più piove e più fresca sarà l'erba dopo" pensava la
nostra pecorella allegramente. Il maiale, finito l'acquazzone, si
tuffò in una pozzanghera innaffiando tutto intorno di schizzi. "
Non sporcare il mio bel orecchio bianco rosato" protestò Cora. "
Bianco rosato? Ma é giallo, non lo sai l'orecchio di formaggio?" "
Cosaaa?" urlò Cora in preda al panico. " E va bene, se proprio
vuoi ti chiamerò orecchio di limone" concesse il maiale. " No No.
E' impossibile, il mio orecchio é come la neve alla luce
dell'aurora!". "Che sciocchezza! Specchiati nella pozzanghera»,
replicò il maiale. Cora si accostò all'acqua tremante.

E vide
l'orecchio giallo, giallo, giallo! Allora scoppiò in pianto e
chiamò a gran voce il vecchio montone. "La pioggia ha lavato via
la vernice dal mio orecchio. Ridipingimelo, ti prego», lo
supplicò. "Tutto andava così bene con l'orecchio nuovo!». " Ti
confiderò una cosa, Cora" le disse il suo saggio amico: " Tu non
hai mai avuto l'orecchio di un nuovo colore. Ho intinto il
pennello nell'acqua, non nella vernice e il tuo orecchio é sempre
stato giallo come di solito. Ma tutto era diverso vero?" Lei annuì
amareggiata. Non riusciva a capacitarsi che il vecchio montone
l'avesse ingannata a quel modo. " Ma... ma davvero il mio orecchio
é sempre stato giallo?" balbettò incredula. " Sempre!" confermò il
montone. Il giorno seguente Cora incontrò la capra e il maiale.

" Ciao,
orecchio color limone, sempre acida vero?" belò la capra. " Ciao
orecchio di formaggio, l'odore é inconfondibile!" grugnì il
maiale. Lei li guardò dritto negli occhi e, ripensando a tutto
quanto era accaduto, si rivolse a loro senza esitazioni: "
Mettetevi bene in mente che da oggi come soprannome accetterò solo
" orecchio color delle stelle". Sono stata chiara?" li apostrofò
risoluta. E, non ci crederete, ma alla fine di quel giorno tutti
pensavano che quello fosse proprio il nomignolo giusto per Cora.
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