














 |

|
Una volta un
angelo perse una piuma. Succede molto di rado, ogni due o trecento
anni, ma succede. Quell'angelo stava volando sopra un lago
solitario, dalle acque più azzurre del cielo, e intorno solo
boschi e prati fioriti. L'angelo s'incantò a vedere tanta bellezza
e s'abbassò fino a sfiorare l'acqua. Fu così che perse la piuma.
L'acqua tremò tutta al suo passaggio e quando l'angelo s'alzò
verso il cielo, la piuma era lì che galleggiava. Nessuno aveva
visto l'angelo, nessuno vide la piuma. Solo una macchia di luce
che brillava come argento puro e che l'acqua portò lentamente a
riva.

Passò del
tempo e lì, dov' era la piuma dell'angelo, cominciarono a spuntare
dei fiori. Nascevano dall' acqua, con uno stelo lungo e sottile
che sembrava di cristallo e i petali trasparenti e scintillanti.
Fiori così non s'erano mai visti, ma lì, in quel lago solitario,
crescevano indisturbati. Nessuno vi era arrivato, all'infuori
dell' angelo che aveva perso la piuma. Poi capitò un uomo in
compagnia di una donna: la donna era bella e giovane, e l'uomo
l'amava molto, si vedeva da come la guardava. Dovevano avere
camminato tanto, perché erano sfiniti. Si fermarono sulle rive del
lago e videro i fiori; lui fece per raccoglierli, per farne dono a
lei, erano molto poveri e quello era il suo primo dono, ma lei
disse di no. Quei fiori non si potevano cogliere, lei
disse, erano troppo belli.

Bastava guardarli. - Allora fermiamoci qui e
costruiamo la nostra casa, così potrai vederli sempre, - disse
l'uomo alla donna. E lei annui. Si fermarono e lui fece per lei
una casa con le pietre del lago e il legno dei boschi, decorò le
finestre con rami verdi e bacche, le costruì un forno per cuocere
il pane e un telaio per tessere la tela, e per sé fece un aratro.
- Ora non ci manca niente, - disse l'uomo e la donna annuì ancora.
Ma la terra dei boschi era avara, produceva bacche e frutti
selvatici ma un grano misero e stento, e la tela tessuta era
sempre poca, perché il gelo bruciava gli steli del lino. Nacque il
primo figlio e l'uomo avrebbe voluto donare alla donna una pietra
preziosa, tanto l'amava, ma aveva in tasca solo poche monete. Uscì
sconsolato sulla sponda del lago per cogliere almeno un fiore per
lei, ma il vento, che aveva soffiato tutta la notte, aveva
strappato i petali alle corolle e li aveva dispersi nell' acqua. -
Pazienza, - disse l'uomo, -li coglierò e ne farò una collana.
Tornò a casa, prese una rete a maglie sottili e cominciò a
raccogliere i petali. Ne aveva ammucchiati un certo numero, quando
vide qualcosa guizzare e brillare sul fondo della rete. Guardò e
vide un piccolo pesce. Non era come quelli che tante volte aveva
pescato, era di metallo prezioso, di puro argento, e le sue
scaglie brillavano come oro. Sbalordito e felice, l'uomo lo portò
alla donna. - Andrò in città a venderlo e comprerò una pietra del
colore dei tuoi occhi. Ma la donna disse di no. Un pesce così non
si poteva vendere, disse, era troppo bello. Bastava guardarlo.
Però questa volta l'uomo non le diede ascolto e andò in città, a
vendere il pesce e a comprare la pietra preziosa. Poi,
soddisfatto, tornò dalla donna.

- Questo è il mio dono, - le disse
porgendoglielo. Ma lei non sorrise. Intanto in città s'era sparsa
la notizia del pesce d'argento e tanti si misero in cammino per
raggiungere il lago. Buttarono reti di ogni tipo e forma e
pescarono pesci di ogni forma e tipo, ma nessuno che avesse una
pinna o una sola scaglia d'argento. Tuttavia non si arresero e
continuarono a pescare, finché il lago si vuotò di pesci, l'acqua
diventò torbida e gli steli dei fiori, spezzati, furono portati
via dalla corrente e di loro non rimase traccia. La donna pensò
che non sarebbero mai più fioriti e si sentì immensamente triste:
prese la pietra, che aveva procurato tanto danno, e la gettò nel
lago. La vide l'uomo e non le disse niente, ma da quel momento non
furono più felici come prima. Passò l'estate e arrivò l'inverno, e
fu un inverno di gelo e di bufere.

Una notte il bambino si svegliò piangendo e
la madre per consolarlo cominciò a cantare. Il suo canto uscì
dalla finestra chiusa e se ne andò sul vento. Di lì passava un
angelo: era buio pesto, soffiava la tormenta e l'angelo s'era
smarrito. Sentì quella voce, dolce e pura, e pensò d'essere
arrivato a casa. Seguì il vento, volò basso sul lago e solo quando
fu davanti alla finestra capì d'essersi ingannato. Ma quel canto
era così bello che l'angelo si fermò ad ascoltare. La donna cantò
a lungo, finché il bambino non si fu riaddormentato, e l' angelo
rimase alla finestra ad ascoltare. Poi batté le ali in silenzio e
volò via. Forse fu allora che il vento gli staccò la piuma.

Al mattino giaceva sul lago ghiacciato e
scintillava come argento puro. Nessuno se ne accorse, pensarono a
una lamina di sole; ma in primavera, quando il ghiaccio si
sciolse, spuntarono dall' acqua gli steli di cristallo e
rifiorirono. L'uomo e la donna non seppero mai dell' angelo, ma
tornarono a essere felici.
|
Fai felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina

Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|