














 |

La
famiglia di Sofia tutte le sere d'inverno, dopo aver cenato,
si riuniva intorno al camino. La mamma guardava la televisione; il
papà, mentre leggeva il giornale, fumava la pipa.
E
la piccola Sofia colorava con pennarelli e matite il suo album
di figurine. Quando il vecchio pendolo scandiva le ventidue, la
bambina dava il bacio della buonanotte ai genitori, e si
ritirava nella sua cameretta;
si infilava il suo pigiamino come da
poco le aveva insegnato la mamma, diceva le preghiere e si metteva
sotto le coperte. Quella sera, tuoni e fulmini squarciavano il
cielo, creando nella stanza della bimba forme strane e paurose.
I rumori del temporale erano così forti, che Sofia dalla paura
stringeva a sé la coperta
portandosela fin sopra gli occhi.La bimba avrebbe compiuto sette
anni il giorno dopo e la smania di ricevere tanti regali le faceva
superare l'angoscia e la tentazione di andare ad infilarsi nel
più accogliente lettone di mamma e papà.

Mentre era
intenta a pensare al giorno dopo, cominciò a distinguere tra un
tuono e l'altro, dei rumori provenienti dalla soffitta, situata
proprio sulla sua camera. Sembravano piccoli passetti che andavano
avanti ed indietro seguiti da strani scricchiolii che facevano
venire i brividi alla piccola. La mamma le aveva detto che su
c'erano tutte le cose che la nonna Roberta, prima di morire, le
aveva lasciato. Già, la nonna Roberta di cui aveva tanto sentito
parlare, ma che lei non aveva mai conosciuta. La bambina era
combattuta dalla paura che nasceva nell'udire quei rumori, e dalla
curiosità di sapere cosa li provocasse. Si ricordò che il papà le
diceva sempre che non bisognava avere paura di nulla e che si doveva
affrontare con coraggio ogni cosa. E così decise di dare
un'occhiata lassù.

Le sue
gambe tremavano nel salire le scale, ed il suo respiro
affannoso, rischiava di spegnere la fiamma della candela. Finalmente
arrivò in cima e, aperta la porta, cominciarono a delinearsi ai suoi
occhi le cose che la occupavano. Piano piano cominciò ad esplorare
quello che le era intorno; la soffitta era polverosa, piena di
ragnatele, e gli oggetti che vi erano riposti, assumevano parvenze
inquietanti. C'erano drappi bianchi sopra ai mobili in disuso,
e che a Sofia davano l'idea di fantasmi: per questo camminava molto
cautamente frenata dalla paura. Notò un grosso baule e, volle
avvicinarsi per vedere cosa contenesse e...

Con
gran meraviglia vide bellissimi abiti smessi che erano appartenuti
alla sua nonna. Erano tempestati di perline multicolore, ed avevano
ricami fantasiosi;
per non parlare poi dei vari
cappelli adornati di piume di struzzo vaporose.Sofia volle provarne
uno di velluto rosso con nastri di raso rosa, e si avvicinò alla
specchiera imbrattata dove a mala pena con la piccola fiamma riuscì
a vedersi. Si mirava e rimirava sognando di diventare una famosa
cantante lirica come appunto era stata nonna Roberta.

Tornò al baule dove scarpe
colorate e con tacchi altissimi erano riposte. In una
scatolina trovò persino
collane, anelli e collier di
rubini rossi fiammanti."Tic,
Toc, Tac, Tic" "Chi c'é ?" urlò terrorizzata. " Sono qui !!" rispose
una vocina strana. "Sono proprio dietro di te" e Sofia
paralizzata dalla paura lentamente girò la testa per vedere
chi fosse. Vide un vecchio manichino da sartoria con tre piedini di
legno e notò con stupore che si muovevano creando quei rumori che
tanto la spaventavano. "Non aver paura di me. Io ho viaggiato tanto
con la tua nonna e se vorrai ti potrò raccontare di lei" disse la
vocina del manichino.Sofia si strofinò gli occhi pensando di
sognare....invece era tutto vero e con un filo di voce pregò
il manichino di iniziare il suo racconto.

"Sai, tua
nonna Roberta é stata con me all'Opera di Parigi al Bolscioi di
Mosca, al Colosseum di New York. Anche a Tokio, ma adesso non
ricordo come si chiamasse quel teatro.Ha cantato con i migliori
tenori del mondo... uno di loro si chiamava Caruso.
Intanto la
piccola Sofia viaggiava con la mente in questi luoghi meravigliosi
pieni di luci e colori a fianco della sua nonna, pensando che le
sarebbe piaciuto tantissimo viaggiare. E così che si addormentò; e
sognò la nonna Roberta che la portava con sé nelle sue tourné e tra
le pause del suo lavoro, si fermava in camerino a parlare con la
piccola Sofia."Sai
Sofia, avrei voluto portare la tua mamma con me, quando era piccola.
Ma ero troppo presa dal lavoro e pensavo che mettendola in collegio,
avrebbe potuto ricevere la giusta educazione.

Ma ho
capito troppo tardi, che ciò che conta nella vita, non è
l'educazione, ma l'amore che si riceve dalla propria mamma. Vorrei
tanto che glielo dicessi tu. Per rimediare al male che le ho fatto,
diventerò il tuo Angelo Custode, e ti guiderò per tutta la vita.Non
dimenticarlo. Quando avrai bisogno di me, soprattutto nei momenti
difficili e nelle scelte importanti io sarò vicino a te. "Bhé!
Ciao piccola; si sta facendo giorno ed io devo andare." E
sparì in una luce avvolgente illuminando il viso della bambina. Fu
così che Sofia si svegliò, corse subito giù dalle scale della
soffitta e andò a svegliare mamma e papà raccontando loro
quello che le era successo. La interrompe la mamma domandandole "Ma
come, hai dormito tutta la notte su, con questo freddo e senza
nemmeno una coperta? Aspetta che misuriamo la febbre." Sofia non
aveva nemmeno una linea di febbre,anzi non era mai stata così
bene. Forse che nonna Roberta avesse cominciato a vegliare su di
lei?

|
Fai felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina

Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|