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Il giorno successivo Galeotto si recò
nuovamente nell'accampamento di Artù. Qui Galvano gli chiese che
cosa lo avesse indotto a offrire la pace ed egli rivelò che era
stato l'intervento del cavaliere dalle armi nere a indurlo a
compiere tale passo. La meraviglia e l'ammirazione per il
cavaliere sconosciuto aumentarono ancor più e la regina, che
partecipava con grande interesse alla conversazione, domandò quale
fosse il nome di quel prode. Quando si seppe che nemmeno il
signore delle Isole Lontane lo conosceva, tutti rimasero assai
sorpresi e dispiaciuti, poiché avrebbero molto desiderato averlo
fra loro. Poco dopo Ginevra si congedò dai presenti e si ritirò,
pregando Galeotto di accompagnarla mentre si recava nel suo
padiglione. Quando furono soli, essa esclamò: "Mio caro amico,
quel cavaliere è l'uomo che più di ogni altro desidererei
conoscere, ma temo che voi non mi vogliate rivelare dove si trova.
Ditemi, in verità: egli è forse al vostro campo ?" "Regina -
rispose Galeotto - a voi posso dire che egli ora non è qui, ma si
trova nel mio paese." "Oh, dolce signore, mandatelo a chiamare,
fate che egli torni il più presto possibile!"

"Cercherò di rintracciarlo, ma non posso
promettervi nulla" fu la risposta. Ritornato al suo accampamento,
Galeotto riferì all'ospite il colloquio con la regina e lo
consigliò di incontrarla. Lancillotto rimase a lungo indeciso,
poiché non osava trovarsi a faccia a faccia con colei il cui solo
pensiero gli faceva venir meno le forze e la ragione. Decise
tuttavia di vederla, dal momento che neppure lontano da lei poteva
più vivere, tanta era la forza dell'amore che lo divorava. Per tre
giorni il signore delle Isole Lontane ritornò al campo di Artù, ed
ogni volta, interrogato da Ginevra, rispose che ancora il
cavaliere non si era visto. Finalmente, il quarto giorno venne da
lei, lieto in volto, dicendole: "Signora, egli è qui ed è ben
lieto di incontrarvi". I due presero accordi affinché l'incontro
potesse avvenire in segreto, dal momento che la regina temeva di
perdere la propria reputazione se la notizia di quell'appuntamento
si fosse conosciuta. Il luogo prescelto fu un lussureggiante bosco
ai piedi delle mura del castello di Galore, dove
mai nessuno di solito si recava. Venne convenuto che la
regina giungesse con un piccolissimo numero di damigelle,
le più fidate della sua compagnia, mentre lo sconosciuto cavaliere
sarebbe stato accompagnato soltanto da Galeotto. Il giorno
successivo, poco prima del tramonto, Ginevra prese con sé la dama
di Malehaut e due fanciulle del suo seguito, e con loro si avviò
verso il bosco, sedendosi poi ai margini di una radura cosparsa di
fiori variopinti. Pochi minuti erano trascorsi, quando si udì un
trotto leggero e due cavalieri apparvero fra gli alberi: fra loro
la regina riconobbe immediatamente Galeotto, mentre il volto del
giovane che cavalcava al suo fianco non le era noto. I due
gentiluomini salutarono con grazia le donne del seguito, poi si
avvicinarono alla regina che se ne stava da sola qualche metro più
in là. Smontarono agilmente, quindi si inchinarono di fronte alla
bellissima donna. Lancillotto fu subito preso da un tremito
fortissimo, che non appariva in nessun modo in grado di dominare,
sicché il compagno, temendo che la propria presenza lo
imbarazzasse, si allontanò con un pretesto e raggiunse le
damigelle.

"Signore, molto ho dovuto attendere prima di
potervi vedere, sebbene fossi assai desiderosa di incontrarvi. Ma
ditemi: siete davvero voi il prode che da solo ha saputo vincere
ogni avversario nei due giorni di battaglia?" "Non spetta solo a
me il merito della vittoria, ma anche a tanti valorosi cavalieri"
rispose con modestia Lancillotto. "Foste voi, tuttavia, a portare
armi rosse durante il primo scontro e nere in quello successivo?"
"Sì signora, fui io""È strano che nulla si sappia di un uomo che
ha saputo dare tali prove di sé. Chi vi ha ordinato cavaliere?"
"Foste voi, dolce signora" La regina apparve assai sorpresa di
quelle parole, e invano cercava di ricordare in quale occasione
ciò fosse accaduto. Dominando l'emozione che ancora lo
attanagliava, il giovane ricordò che Artù lo aveva fatto
cavaliere, ma che la spada che egli sempre impugnava era un dono
di lei, che gliel'aveva mandato dopo la liberazione della dama di
Nohant. Perciò si riteneva servitore non di Artù, ma della regina,
poiché è la spada il vero segno della cavalleria. Ginevra rimase
piacevolmente stupita che il bellissimo giovane che le stava di
fronte fosse lo stesso che aveva compiuto quella splendida
impresa, e ancor più lo ammirò quando seppe che era stato lui,
ancora, a liberare il castello della Dolorosa Guardia."Voi siete
dunque Lancillotto, figlio del nobile Ban, signore di Benoic, come
era scritto nella tomba della Dolorosa Guardia." Poi, di fronte al
silenzio del cavaliere, continuò: "Imprese come queste non si
compiono se non per amore di una donna. Ditemi, se non sono
indiscreta: chi è costei?" Un forte rossore attraversò come un
lampo il viso di Lancillotto, che poi impallidì come se nel suo
corpo non vi fosse più sangue: "Siete voi, signora" disse con un
filo di voce. "Dunque voi mi amate? E da quando?" "Dal primo
momento in cui vi vidi. " Pronunciate queste parole, il giovane fu
preso da un tale tremito che non poté più parlare. Galeotto, che,
pur stando a una rispettosa distanza, osservava la scena, vide
l'amico in difficoltà e intervenne prontamente. "Signora, vedete
come soffre quest'uomo.

Solo a voi è dato il potere ,di cancellare i
suoi tormenti: fatelo, in nome di ciò che egli ha fatto per voi."
"Come posso lenire il suo dolore?" domandò la regina.
"Promettetegli di diventare per sempre la sua dama ed egli sarà
l'essere più felice detta terra" . "Così sia
- pronunciò a bassa voce, ma con tono sicuro
Ginevra - lo prometto." Tale fu la gioia di Lancillotto che egli
credette di non poterla sopportare e di cadere morto al suolo. Ma
non morì, e non morì neppure quando la più bella delle donne, per
nulla turbata dalla presenza di Galeotto, gli si avvicinò e unì le
labbra alle sue in un dolcissimo, interminabile bacio.
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