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Un bambino era morto e l'angelo
mandato dal buon Dio era venuto a prenderlo. Il divino
messaggero,tenendo il piccolo fra le braccia, lo portò in volo
attraverso la città fino ad un vicolo buio e sporco della periferia
e, calandosi su un mucchio di rifiuti, raccolse un fiore

appassito che era in mezzo agli altri e, mostrandolo al bambino
disse: "Noi porteremo in Paradiso anche questo povero fiore che ha
fatto tanto bene nella sua breve esistenza. Esso apparteneva ad un
bambino infermo che abitava qui vicino, in una cantina, e col suo
profumo e con la sua grazia gli fece dimenticare la miseria e le
sofferenze della sua malattia e gli rallegrò gli ultimi giorni della
sua vita.

Ma
il piccolo morì e il fiore, ormai appassito, fu gettato via. "Ma
come fai a sapere tutto questo?" chiese il bambino. "Quel bambino
ero io" rispose l'angelo e, spiegando le ali volò dritto in
cielo. Il buon Dio abbracciò il bambino morto, che diventò anche
lui un angelo, poi diede un bacio al fiore appassito, ed esso,
acquistata la voce, unì il suo canto a quello degli angeli e dei
beati che circondavano il Signore.
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