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Nacque a Parigi nel 1743, da famiglia
agiata. Dimostrò fin da giovane attitudine per le ricerche
scientifiche e tecniche. Vi si dedicò con entusiasmo e impegno,
tanto che a soli 25 anni fu nominato membro dell'Accademia delle
scienze di Parigi. Tuttavia intraprese una carriera del tutto
diversa da quella scientifica. Entrò infatti nel 1768 nella Ferme
générale: era questa una organizzazione di carattere finanziario,
a cui i re di Francia affidavano da secoli il compito di
riscuotere le tasse. Naturalmente l'organizzazione tratteneva per
sé, sulle somme incassate, notevoli percentuali. Era insomma
quello che oggi si direbbe « l'appalto delle imposte ». Nel 1779
Lavoisier divenne uno dei capi dell'organizzazione: la carica era
redditizia, ma naturalmente odiata dal popolo, che di tasse ne
pagava sproporzionatamente ed aveva la tendenza ad odiare
maggiormente chi raccoglieva le somme di chi comandava che fossero
raccolte. Lavoisier non faceva come altri che sperperavano o
accumulavano per interessi personali i profitti: egli adoperava il
denaro che gli perveniva da quella professione (e molto
probabilmente l'aveva scelta per questo), attrezzando il suo
laboratorio scientifico e acquistando i materiali molto costosi
che gli servivano per le esperienze. I risultati che via via
raggiungevano avevano fatto di lui uno dei membri più noti e
influenti dell'accademia.

Quando nel 1788 il re si decise a promettere
la convocazione degli Stati Generali, il grande chimico partecipò
sinceramente all'unanime entusiasmo dei Francesi. Dopo un anno
venne nominato a un posto di alta responsabilità nella Tesoreria
Nazionale e lasciò la Ferme générale. Ma ormai la rivoluzione
raggiungeva forme estreme, che non potevano riscuotere
l'approvazione di un moderato come Lavoisier. Egli a un certo
punto si schierò contro il grande moto rivoluzionario. Alla fine
del 1793 fu decretato l'arresto per tutti i dirigenti della Ferme
générale. Lavoisier cercò invano di dimostrare che egli da tre
anni aveva abbandonato quella carica. Fidando che la sua grande
fama di scienziato potesse salvarlo, non cercò nemmeno di
sottrarsi all'arresto e si costituì. Sapeva anche che molti suoi
colleghi scienziati, che lo conoscevano a fondo, erano amici dei
rivoluzionari e sperò che lo appoggiassero. Si ingannava. Il
tribunale rivoluzionario lo processò e lo condannò a morte. Salì
sulla ghigliottina l'8 maggio 1794. Per i risultati che raggiunse,
per le innovazioni che introdusse nel metodo della ricerca e per
il modo con cui elaborava i dati ottenuti negli esperimenti,
Lavoisier viene considerato come lo scienziato che ha iniziato la
prima fase veramente scientifica nella storia della chimica. Nello
studio dei fenomeni chimici si serviva largamente della bilancia
di precisione. Con essa ottenne dei risultati quantitativi che gli
permisero di arrivare a enunciare il « principio di conservazione
della massa», secondo il quale i corpi si trasformano
(chimicamente) ma non si distruggono. Stabilì la composizione
dell'aria e dell'acqua. Studiò l'ossigeno, la combustione, la
respirazione, la fermentazione, dando sempre giuste
interpretazioni in contrasto con le precedenti confuse e vaghe.
Rinnovò il linguaggio e la nomenclatura scientifica, offrendo uno
strumento più valido per tutti quegli studiosi che proseguirono la
sua opera malauguratamente interrotta.
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