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Quasi tutti minorenni, immigranti o figli di immigranti, si stremano nei campi degli Stati Uniti a centinaia di migliaia, per una paga iniqua e in condizioni igieniche e di sicurezza letali. Li rappresenta un recente rapporto a cura del gruppo internazionale per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch. Sono prevalentemente sudamericani, i ragazzi impiegati nelle imprese agricole statunitensi. Stando al rapporto, lavorano in media dalle dodici alle quattordici ore al giorno in un settore tradizionalmente poco incline ad assicurare salari minimi decorosi e a tutelare i suoi dipendenti. I giovani coltivatori sono esposti a diverse insidie.
L'inalazione quotidiana di pesticidi e anticrittogamici li porta in breve tempo a soffrire di eruzioni cutanee e dermatiti, mal di testa, nausea, vomito. Disturbi che a lungo andare degenerano in forme tumorali e danni cerebrali permanenti. In assenza di strutture sanitarie, di luoghi dove lavarsi, dissetarsi e detergere il corpo dalle sostanze respirate, i danni batteriologici si moltiplicano. Nel settore agricolo, inoltre, gli infortuni sul lavoro sono elevati e molto gravi. Sono almeno 100 mila all'anno i minori che si feriscono con strumenti da taglio e apparecchiature pesanti. E, se il lavoro minorile nell'agricoltura copre solo l'8 per cento del totale dei giovani impiegati nell'industria americana, ben il 40 per cento degli infortuni che colpiscono i minori avviene nei campi.
La paga, poi, è esigua. In media si guadagnano due, tre dollari al giorno, quando il salario minimo negli Stati Uniti è fissato a cinque dollari e mezzo.Oltre ai dati il rapporto ha raccolto una serie di testimonianze. Questa è quella di Dean (16 anni): «A quattordici anni raccoglievo le angurie. Le spingevo lungo un percorso, una dietro all'altra, dalle quattro del pomeriggio alle otto di sera. Questo perché la mattina facevo un altro lavoro: tagliavo il cotone dalle quattro fino a mezzogiorno. Poi mi mandavano a casa a riposare e quindi mi toccavano le angurie. Insomma facevo otto ore la mattina e quattro la sera. E' un lavoro duro. Tornavo a casa alle otto, alle dieci andavo a letto, alle quattro mi svegliavo. A volte svenivo.
E dovevo bere litri d'acqua». «Spesso - racconta invece Flor - mi prendono dei mal di testa terribili. Ormai sono una parte della mia vita. Vengono ogni giorno». Non sono disturbi casuali: a quindici anni Flor ha subito un avvelenamento da monossido di carbonio in una fabbrica di imballaggi. La divulgazione del rapporto non è che il primo atto di una campagna politica. Lo Human Rights Watch, infatti, si è appellato al Congresso degli Stati Uniti perché modifichi la legge sul lavoro, il «Fair Labor Standards Act», che concede al settore agricolo "privilegi" che altri settori non hanno. Nell'agricoltura, ad esempio, la soglia minima per lavorare è di dodici anni, mentre nel resto dell'economia americana è di quattordici.
Un altro raffronto: se per svolgere un'occupazione a rischio è necessario essere maggiorenni, questo però non vale per il lavoro nei campi, dove si possono svolgere le mansioni più pericolose anche a sedici anni.
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