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Mi chiamo Grazyna. In Italia mi
chiamano Grazia. Sono nata in Polonia nel 1976. Volevo ringraziare
tutte le persone che ho conosciuto in Italia e che mi hanno dato
la possibilità di studiare la lingua italiana. Fra qualche giorno
tornerò in Polonia e come ricordo lascio a tutti questa favola di
Cracovia. Gli uomini anziani dicono che se si cerca, ancora oggi
si può trovare qualche paio di quelle scarpe fabbricate dal
calzolaio al mercato di Cracovia. Un 'altra traccia della presenza
del drago a Cracovia sono le sue ossa poste all'entrata della
cattedrale di Vavel, anche se uomini privi d'immaginazione dicono
che appartengono a dinosauri. Volevo dirvi che tutti sappiamo che
l'astuzia ci permette di superare la forza, come ci viene
insegnato nella favola, ma frequentemente ce ne dimentichiamo.

Tanto tanto tempo fa, quando Cracovia era un
piccolo paese situato vicino al fiume Wista, governava un re che
si chiamava Krak. Era un re intelligente, coraggioso e giusto.
Sotto il suo governo, la città crebbe in forza e ricchezza. Molti
commercianti che vendevano preziosi ornamenti e ogni sorta di
prodotti si arricchirono. Il re Krak governò felicemente per tanti
anni. Gli abitanti della città non disturbavano nessuno, vivevano
in pace. Però una notte, in una vuota caverna ai piedi del colle
di Vavel, non si sa da dove, apparve un terribile drago. Il mostro
era immenso, coperto di squame verdi e dalle sue fauci, che
mostravano denti grandi e affilati, usciva una fiamma enorme.

Quando videro questo rettile così
vicino al castello, gli uomini furono presi dal panico e dal
terrore. Il drago aveva una fame terribile e rapiva in
continuazione il bestiame al pascolo. Tutti coloro che osavano
avvicinarsi alla sua grotta diventavano le sue vittime. Il drago
stava bene, cresceva e con lui cresceva il suo appetito. Il re
Krak non era più giovane, e non potendo combattere da solo contro
il drago, allora rese pubblico che chi avesse abbattuto il drago e
liberato la città avrebbe avuto metà del suo regno e sua figlia in
sposa. Presto il suo proclama giunse alle orecchie di cavalieri e
principi che abitavano nei pressi di Cracovia e anche a
forestieri. Alcuni arrivarono da soli, altri con i loro scudieri,
altri ancora con tutte le truppe. L' entrata di ognuno era accolta
con grida di gioia e con la speranza di liberarsi di quella
terribile bestia. Purtroppo il drago si dimostrava sempre il più
forte di tutti. Il fuoco che usciva dalla sua bocca, le squame
dure come l'acciaio e i suoi denti affilati lo rendevano
invincibile. Molti uomini persero la vita combattendo contro di
lui, e le bianche ossa dei guerrieri che si vedevano davanti alla
caverna scoraggiavano tutti gli altri dal tentare l'impresa.
Soltanto pochi erano riusciti a scappare tutti "interi". Ogni
giorno arrivavano sempre meno cavalieri. Poi non arrivò più
nessuno. Gli abitanti si abbandonarono alla disperazione, perché
non avevano più la speranza di liberarsi del drago. Un giorno si
recò dal re un coraggioso.

Era strano, un giovane non appariscente, un
calzolaio di Cracovia che si chiamava Scuta. Sembrava che questo
piccolo, snello ragazzo non avesse la minima possibilità di
combattere contro il drago, dato che tanti forti ed esperti
cavalieri avevano perso la vita. Il calzolaio pensava di battere
la bestia non con la spada, ma con l'aiuto di uno stratagemma.
Perciò uccise un grande ariete, lo svuotò delle interiora e mise
al posto di quelle zolfo e catrame. Di notte si avvicinò alla
caverna e lasciò lì l'ariete, che da lontano sembrava proprio
vivo. All' alba, quando il drago affamato uscì dalla grotta, vide
quel boccone invitante, vi si buttò sopra e lo mangiò.

Dopo un attimo, sentì dentro lo
stomaco un grande bruciore. Per spegnere il fuoco, iniziò a bere
l'acqua del fiume. Bevve, bevve, e la sua pancia crebbe sempre
più. Infine scoppiò con un fragore tremendo.Gli abitanti sentirono
il rumore, si recarono al fiume e urlarono di gioia. Il calzolaio
sposò la principessa e prese metà regno. Dopo la morte del re,
prese il potere e governò con giustizia. Con la pelle del drago
fabbricò parecchie paia di scarpe.
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