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Una città chiamata Partenope
Riguardo alle origini di Napoli, si racconta che molti degli antichi abitanti di Cuma se ne fossero andati dalla vecchia città per fondarne una nuova, chiamata Partenope. Il nome l'avevano scelto pensando alla sirena Partenope che, disperata per non aver saputo incantare Ulisse, si era uccisa insieme alle sue sorelle. Poi le onde avevano portato il suo corpo a riva, e qualcuno l'aveva sepolto proprio dove sarebbe stata costruita Napoli.
I cumani rimasti nella vecchia città, però, non gradirono la nascita di quella nuova e così la assalirono e la distrussero. Ma gli dèi li punirono con un' epidemia e l'oracolo ordinò loro di ricostruirla, cosa che fecero. Stavolta, però, la chiamarono semplicemente Nea-polis (ossia Nuova Città).
Virgilio e la città in bottiglia
I napoletani antichi erano convinti che il poeta Virgilio fosse un gran mago, e una leggenda racconta che a fondare la città sia stato proprio lui. Per renderla inespugnabile aveva fatto una curiosa magia: in qualche parte di Napoli era nascosta una perfetta riproduzione della città e delle sue mura, tanto piccola da poter stare dentro una bottiglia di vetro dal collo strettissimo.
Il talismano avrebbe dovuto proteggere Napoli in eterno, ma i soldati dell'imperatore tedesco trovarono la bottiglia e la ruppero, cosi l'incantesimo si spezzò e la città (quella vera) fu presa e saccheggiata.
Le magie di Virgilio
Sempre a proposito delle magie che Virgilio fece per Napoli, secondo la leggenda il poeta-mago creò una mosca di bronzo capace di scacciare tutte le mosche, più un pesciolino che attirava milioni di pesci nelle reti, e un macello dove la carne restava fresca per sei settimane. E poi riuscì ad allontanare i serpenti dalla città e costruì la statua in bronzo di un arciere che puntava la freccia incoccata verso il Vesuvio. In questo modo il vulcano se ne stava buono buono, ma poi un contadino fece partire la freccia, che finì sull'orlo del Vesuvio e provocò un'eruzione.
Diavoli napoletani
Nel convento dei Gerolamini c'era di casa il diavolo. I frati se ne accorsero perché dal soffitto cadevano sassi e di notte si sentiva un misterioso fracasso nei corridoi.
 Ma quando si scoprì che un certo don Carlo, venuto da Sorrento e ospite del convento, era perseguitato da un demonio che voleva indurlo in tentazione, non ci volle molto per risolvere la cosa: don Carlo se ne tornò a casa sua e i frati ritrovarono il sonno.  In un certo palazzo napoletano, invece, c'è un diavolo che non vuole saperne di andarsene: è affrescato su un muro, e anche se lo si copre con molte mani di vernice salta sempre fuori.
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