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Romolo e Remo
Tutti sanno com' è stata fondata Roma! Al
tempo dei tempi, il dio Marte e Rea Silvia, una vestale (che poi
sarebbe una sacerdotessa), si innamorarono, ebbero due gemelli e li
chiamarono Romolo e Remo. Rea Silvia, però, aveva un cattivissimo
fratello chiamato Amulio, che, siccome alle vestali era proibito
avere figli, avrebbe sicuramente ucciso i bambini. Così lei li mise
dentro una cesta e la affidò al fiume Tevere, che la portò a
incagliarsi in un punto dove vennero trovati e allattati da una
lupa. I bambini riuscirono a sopravvivere abbastanza perché li
trovasse un pastore di nome Faustolo, che li crebbe come fossero
suoi e una volta grandi raccontò loro di chi erano figli. Romolo e
Remo, diventati grandi e forti, decisero di fare qualcosa di
importante, e Romolo fondò una nuova città sul colle Palatino,
tracciandone i confini con l'aratro. Purtroppo, però, Remo volle
oltrepassare quel solco, anche se il gemello gliel'aveva proibito, e
Romolo lo uccise. Nello stemma della città, comunque, i gemelli
rimasero due, e la lupa non fu dimenticata.

La torre di Virgilio
A Roma ci sono un paio di torri dette
"di Virgilio", anche se non si sa bene quale delle due c'entri
davvero con questa leggenda. Dunque, si racconta che il poeta si
fosse innamorato della figlia dell'imperatore. Un amore impossibile,
che lo faceva soffrire e che alla fine fece ridere tutta la città.

La
ragazza, infatti, gli diede un appuntamento, dicendo che avrebbe
lasciato una cesta ai piedi della torre in cui abitava e, se lui ci
fosse entrato quando faceva buio, l'avrebbe tirato su fino dalla
finestra della sua stanza. Virgilio fece come lei aveva detto, ma la
ragazza lo tirò su solo fino a metà, e poi lasciò li la cesta. Cosi,
la mattina dopo, tutti poterono vedere il poeta nel cestino che
dondolava, appeso a una bella altezza da terra.
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