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Il Palazzo del Diavolo

A Trento c'è un palazzo che chiamano "del diavolo" (e che invece si chiama palazzo Galasso), ed ecco perché. Molto tempo fa, arrivò dalla Germania un ricco banchiere che chiese in moglie una bella ragazza del posto, figlia di nobili e piuttosto superba.
Lei rispose che si, l'avrebbe sposato, ma solo se le avesse costruito un magnifico palazzo in una sola notte. Allora il banchiere si rivolse al diavolo, che è abituato a fare di queste cose, e naturalmente dovette promettergli l'anima in cambio, firmando il contratto col sangue. Il banchiere, però, all'ultimo momento chiese di poter aggiungere una piccola condizione, cosi insignificante che non c'era neanche bisogno di parlarne. E il diavolo disse di sì, ma fece male: ancora non sapeva, poveretto, che dei banchieri tedeschi non c'è da fidarsi, perché sono anche più furbi di lui (solo un po', si capisce, ma è già abbastanza!). La notte stessa migliaia di diavoli si misero al lavoro, e al mattino il palazzo era completo. «lo ho fatto la mia parte, e adesso devi darmi l'anima» disse il diavolo, allungando le mani come se volesse strappargliela via. «Ma ancora non conosci l'ultima clausola» disse il banchiere. «E qual è?" chiese il diavolo. «Ecco qua: io spargerò nelle stanze un bel po' di grano, e tu dovrai riportarmelo fino all'ultimo chicco. Se ne manca uno, anima e palazzo restano a me.» Per il diavolo quello era uno scherzo, e in un lampo raccolse i chicchi e li contò: però ne mancavano cinque, perché il banchiere li aveva tuffati nella pece, in modo che restassero appiccicati alle fessure tra le mattonelle. Cosi andò a finire che il diavolo, infuriato, fece un buco nel pavimento e tornò a casa.
San Virgilio e la rupe
Molto tempo fa san Virgilio, vescovo di Trento, cercò di convertire al cristianesimo dei montanari che però minacciarono di ucciderlo. Allora il vescovo fuggì, inseguito dai pagani inferociti, ed a un certo punto si trovò di fronte a una rupe che gli impediva di proseguire verso Trento. Cosi bussò alla parete di pietra, gridando: «Spaccati, roccia, che mi sono addosso!» E la roccia si divise in due, formando una stretta valle che oggi è chiamata Buco di Vela. L'impronta della mano di san Vigilio si vede ancora.
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