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Annelies Marie Frank, chiamata
semplicemente Anna, è nata il 12 giugno 1929 in Germania, a
Francoforte sul Meno. Il babbo, Otto Frank, banchiere ebreo, ha
dovuto emigrare in Olanda, con la moglie e le due figliolette, per
sfuggire alle persecuzioni naziste dopo le leggi razziali emanate
da Hitler nel 1933. Ad Amsterdam, Otto Frank diventa direttore
della Travies N.V. e socio della ditta Kohlen & Co che importa
gelatine di frutta. Domani Anna compirà cinque anni e" come ogni
sera, attende che arrivi il babbo correndo dalla casa al giardino.
E' una bambina felice, vezzeggiata da tutti, perché è la più
piccola. Margot, la sorella, ha sentito certamente più di lei la
separazione dalla terra natale, dai primi compagni, ed è più
silenziosa e raccolta.

È trascorso appena un anno
dall'abbandono della sua casa e c'è ancora l'ansia per i parenti
rimasti in Germania. Le notizie che giungono di là sono
allarmanti. La legge per la salvaguardia dello stato nazista e
della razza pura ha iniziato la sistematica eliminazione degli
oppositori. Il principio razzista della superiorità biologica
degli ariani su tutte le altre razze è diventato dottrina dello
stato, di conseguenza è un dovere la persecuzione degli ebrei. Si
comincia a colpirli sul piano economico, si escludono dalle
cariche pubbliche, si vietano e si limitano diritti e libertà
civili a chi non è germanico. Per fortuna ci sono gli affetti, la
fede e la volontà di ricominciare, nonostante tutto. Il signor
Frank ricorda il compleanno della sua bambina. Si ferma in una
libreria ed esce con un pacchetto colorato. Anna gli viene
incontro festosa: - Papà, guarda che bella bambola mi ha regalato
Miep!- Indicando il pacco sotto il braccio, domanda curiosa:

- È mio anche quello?- Ha un
sorriso felice. Il babbo la solleva e se la stringe al petto. -
Chissà! - risponde e aggiunge: - Quanti anni compie la mia
piccola? - Cinque! Ti sei dimenticato che sono «grande»? Oggi a
scuola la maestra mi ha detto che sono stata brava; vieni che ti
faccio vedere il mio disegno... Poi, me la racconti una favola?
Puoi leggerne una sul libro nuovo. Anna è precoce, desiderosa di
imparare; frequenta la scuola Montessori, con Margot; parla
perfettamente il tedesco e fa progressi ogni giorno - Aspetta un
momento, Anna - dice il babbo- Saluto mamma e Margot, poi vengo-.
Anna prende il libro, vi pone sopra il suo disegno, sul tavolo del
giardino. Il babbo torna, guarda il disegno, sorride: - Sei stata
proprio brava e allora devo raccontarti una bella storia. Prende
il libro,
lo apre e comincia: - C'era una
volta..

Nel 1938 i «pogrom» aggravano la
situazione degli ebrei rimasti in Germania. Praticamente viene
loro proibita ogni forma di vita associata. La nonna di Anna, per
l'età avanzata, era rimasta a Francoforte; ma, presa dalla paura,
si convince a fuggire e viene ad Amsterdam. Anna è felice. La
nonna è sempre entrata nei discorsi e nei ricordi della famiglia.
Quasi non la raffigura. L'ha lasciata che era molto piccola. Sono
trascorsi cinque anni: lei e Margot sono cresciute, frequentano la
scuola, si sono fatte degli amici.La venuta della nonna è una
grande gioia per tutti, ma specialmente per Anna.

Indulgente e premurosa, la nonna è
sempre pronta ad aiutarla, sa trovare le parole più adatte anche
quando la richiama, la tratta con pazienza e comprensione. - Anna,
vuoi che parliamo un poco? Vieni. Riesce sempre a mettere in fuga
i malumori, a riportare l'allegria ed è ineguagliabile nel
convincerla ad obbedire. - Mi aiuti a sbucciare i piselli? Ti
racconto il fidanzamento dei tuoi genitori. Anna non riesce a
resistere. E la nonna comincia come in una favola: - Che grande
festa! C'erano duecentocinquanta invitati... E la convince ad
eseguire i compiti, a tralasciare i giochi: - Anna, non ricordo
più quello che dicevi ieri della Grecia. Che cos'era? - Furbetta
d'una nonna! Vuoi che studi la storia, vero? Prendendola per mano,
le siede accanto; si aiutano vicendevolmente. Un giorno Anna la
scopre in pianto; cerca di confortarla:- Che hai, nonna? Pensi
agli zii? Loro stanno bene, sono in America, al sicuro. - lo non
li rivedrò più! - singhiozza la nonna. - È cominciata la guerra e
chissà, come e quando finirà... - E cominciata? Ma come? Ma dove?-
- Prendi l'atlante e aprilo sulla carta della Germania.

La nonna segna col dito
Francoforte: - Era la mia città, anche la tua. Siete nati tutti
lì... - Ma Amsterdam è bella, stiamo bene qui! - Oh, sì! - sospira
la nonna e intanto accarezza il capo alla nipotina. - Fammi vedere
dov'è la guerra! - insiste Anna. - Chi l'ha voluta? - Per il
momento non si combatte... - spiega la nonna - ma è come se lo si
facesse. Hitler ha deciso di «annettere» alla Germania tutte le
terre abitate da tedeschi. Così ha occupato l'Austria, ha invaso
la Cecoslovacchia, minaccia gli stati confinanti: vuol fare un
Reich grande e potente. E fa paura al mondo. - Ma, nonna, oltre
quelli che tu hai ricordato non vi sono altri territori abitati da
tedeschi, rivendicati da Hitler... - Che io sappia, no; ma chissà
che cosa ha in mente di fare ancora... - Allora si fermerà,
vedrai. - Speriamo che tu abbia ragione, piccola mia! - conclude
la nonna.

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