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Maccheroncini di Scontentina
600 g di
maccheroncini 200 g di emmental morbido
3/4 di
litro di latte fresco 200 g di burro
I
cucchiaio di farina parmigiano grattugiato sale
Dose per 6
persone

Qualche ora
prima di preparare i maccheroncini tagliate l'emmental a
striscioline lunghe e
sottili e lasciate lo a bagno in una tazza di latte (1/4 di litro).
Preparate una besciamella piuttosto liquida nel seguente modo:
sciogliete 50 g di burro in un tegamino dal fondo pesante, su fiamma
bassa; versatevi la farina e amalgamatela al burro facendola cuocere
per qualche minuto senza bruciarla, continuando a mescolare.
Togliete il tegamino dal fuoco e aggiungetevi, mescolando
vigorosamente, 1/2 litro di latte a temperatura ambiente. Quando la
salsa si sarà amalgamata rimettetela sul fuoco e,
sempre mescolando, fatela sbollire a fiamma bassa, fino a
quando non sarà densa e liscia. Fate attenzione che la salsa,
durante il bollore, non si attacchi sul fondo e sui lati del tegame.
Cuocete i maccheroncini in abbondante acqua salata. Scolateli e
conditeli con 80 g di burro e le striscioline di emmental. Imburrate
una pirofila, versatevi i maccheroncini, ricopriteli con la
besciamella, mettete qualche fiocchetto di burro qua e là e
spolverizzateli di parmigiano. Infornateli per qualche minuto a
forno caldo (200 gradi), dando una grigliatina alla fine.

Scontentina
C'era una
volta una bimba sempre malcontenta e di cattivo umore
soprannominata Scontentina. Scontentina desiderava troppe cose
non si accontentava di quelle che già aveva. Un giorno mentre
andava a fare la spesa per la sua mamma incontrò una vecchina che le
disse: «Che faccia triste che hai! Ti piacerebbe avere un bel paio
di scarpette d'oro?»«Certo che mi piacerebbe», rispose Scontentina.
«E una bella gonna di pizzi d'argento?»«Sicuro!» «E una corona di
brillanti? E un manto tutto di pietre preziose?» «Tu mi stai
prendendo in giro!» disse Scontentina alla vecchina. «No, di certo,
bambina cara, monta sulla mia schiena e vedrai.» Scontentina anziché
portare a casa la spesa, salì sulla schiena della vecchina. Zie, zac,
zie, zac. Iniziarono a volare, in alto nel cielo. A Scontentina
pareva di poter toccare con la mano la luna e le stelle. Dall'alto
vedeva le città piccole piccole, e gli uomini che sembravano
formiche. Ma, mentre era in cielo, sentì il vento fischiare forte,
sempre più forte.

Improvvisamente arrivò una tempesta di lampi e di tuoni che le
tolse il respiro. «Voglio tornare dalla mamma!» urlava. «Mettimi
giù, fammi tornare a terra!» Ma la vecchia non la ascoltava e
volava, volava ancora più veloce cantando: «Sopra l'acqua e sopra il
vento, noi andiamo a cuor contento, ci portan l'uragano, la pioggia
e la tempesta per arrivar più in là dove sarà gran festa!»
Scontentina capì che la vecchia doveva essere una strega e che la
stava portando a una festa di streghe e di diavoli. Ebbe più paura
che mai. «Fermati, fermati, voglio tornare dalla mamma!» la
implorava, mentre la vecchina si andava trasformando in una strega.
I capelli diventarono lunghi lunghi. Il vestito diventò nero come il
fumo e la pelle si increspò tutta. Arrivarono a un castello. Lì
c'erano centinaia di streghe che portarono Scontentina in una stanza
di specchi dove la vestirono con scarpe d'oro, una gonna di pizzo
d'argento, un mantello di pietre preziose e le misero una corona in
testa. «Andiamo, Scontentina», dissero, «sei così bella che alla
festa ti presenteremo il principe.» E infatti Scontentina incontrò
proprio il figlio del re. «Vuoi ballare con me, meravigliosa
fanciulla?» disse il principe e fu così che ballarono tutta la sera.
«Vuoi diventare la mia sposa?» A Scontentina pareva di toccare il
cielo con un dito. Come era possibile che le fosse capitata una
fortuna così improvvisa, a lei che era sempre triste e lamentosa?
Accettò di buon grado e con il principe si incamminò mano nella mano
verso il castello. Ma, appena varcato il portone, Scontentina sentì
che la mano del principe stava diventando strana. Le unghie
pungevano come artigli e là pelle da liscia si era fatta ruvida e
pelosa.A un tratto si girò verso di lui e lanciò un grido di
terrore. «Mammina, aiuto!» «Guai a te se chiami la tua mamma!» le
intimò il principe. Ma Scontentina aveva chiamato la mamma perché il
bel cavaliere ora aveva un paio d'occhi di fiamma, una barbetta da
caprone, un viso brutto da far paura e un paio di corna in testa.
Era il diavolo in persona! Fu un miracolo se
Scontentina non morì dal terrore. In quel mentre, però,
sentì una mano accarezzarle la fronte. Era la mano della sua mamma.
«Hai fatto un brutto sogno, bambina mia», la tranquillizzò.
Scontentina abbracciò la mamma e dentro di sé pensò: che il sogno mi
sia di lezione, non sarò mai più di malumore, vivrò felice di quello
che ho perché chi delle proprie cose non si accontenta, stia ben
attento a che non se ne penta!
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