Nel 1200 vivevano a
Venezia i nobili Polo; Andrea il padre, Niccolò e Matteo i due
figli. Già da generazioni la famiglia aveva avuto commerci a
Costantinopoli, dove molti veneziani in quell'epoca, abitavano e
lavoravano. Anche Niccolò e Matteo intorno al 1260 vi si recarono un
po' per svolgere le le loro attività mercantili, un po' per il
desiderio di conoscere il mondo. l'attrazione verso paesi
sconosciuti li spinse però a proseguire sempre avanti fino alla
corte del Gran Khan dei Mongoli, il quale li pregò di portare un suo
messaggio al Papa affinché mandasse in Oriente un centinaio di frati
per predicare il cattolicesimo.

Marco,figlio di
Niccolò, aveva sedici anni quando nel 1271 i due fratelli decisero
di ripartire per l'Oriente. Il ragazzo, che aveva fin da fanciullo
sentito narrare storie straordinarie intorno a quelle terre, era
curioso e desideroso di vederle e chiese di partire con loro. La
spedizione era composta dai tre Polo e da due frati inviati come
missionari da Papa Gregorio X. Ma i due frati non andarono molto
lontano, perché appena giunti in Asia Minore, se ne tornarono
indietro per mancanza di coraggio. Così i tre mercanti veneziani si
trovarono ad essere messaggeri e missionari del Papa. Partendo da
Cipro raggiunsero la costa asiatica, quindi attraversarono la
Persia, da qui risalirono verso nord e, dopo aver raggiunto il Pamir
ed attraversato il deserto di Gobi, finalmente arrivarono dopo tre
anni nel Catai, la Cina.

Incontrarono il
Gran Khan e con lui si diressero a Cambaluc, l'odierna Pechino.
Marco non era più un ragazzo, ormai era un giovane ventunenne
temprato alla dura scuola degli esploratori; il viaggio lungo e
difficile gli aveva ben formato il carattere. Kubilai Khan apprezzò
subito le qualità del giovane; l'intelligenza, la capacità di
apprendere con facilità. Marco infatti imparò presto le quattro
lingue parlate alla corte del Khan, assimilò le usanze del popolo
tartaro, si misurò con i campioni locali al tiro con l'arco...
Divenne quasi uno di loro, tanto che il Khan gli affidò incarichi
diplomatici ed amministrativi nelle terre del suo impero in
Mongolia, Cocincina, Tibet, Ceylon. E Marco era abile nel fare
precisi resoconti di quelle missioni e delle terre attraversate e si
rivelò utile e capace alla Corte. Marco rimase presso il Gran Khan
per ben diciassette anni. Quando i Polo, nel 1292, vinti dalla
nostalgia della lontana Venezia, chiesero il permesso di poter
finalmente ritornare in patria, Kubilai Khan lo accordò a
malincuore.

Quando nel 1323"
Messer Polo" morì, la sua opera era già conosciuta ed apprezzata; il
mondo ignoto dell'Oriente affascinava i lettori attraverso le parole
di Marco Polo e nello stesso tempo serviva da guida preziosa per i
viaggiatori di allora. Tradotto dal francese, lingua in cui era
stato scritto, il racconto favoloso, divenne un documento
insostituibile.