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La settimana lavorativa dei bambini
brasiliani dai 5 ai 9 anni, in media è di 12 ore settimanali,
mentre quella delle bambine dai 10 ai 13 anni è di 22 ore
settimanali. Per gli adolescenti tra i 16 ed i 17 anni si arriva
ad una una media di 37 ore settimanali. Secondo le indagini
dell’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE), nel
1992 lavoravano 9,7 milioni di bambini e adolescenti di età
compresa tra 5 e 17 anni. Infatti su 43 milioni di bambini e
adolescenti, lavoravano 7,7 milioni. Nel 2001, 5,4 milioni di
bambini dai 10 ai 17 anni erano impegnati in tutto il Brasile.
Secondo Pedro Americo de Oliveira, dell’Organizzazione
Internazione del Lavoro (ILO) negli ultimi dieci anni il Brasile è
riuscito a ridurre del 35% il numero di bambini e adolescenti
sfruttati nel mondo del lavoro.

Secondo alcuni studiosi del lavoro
infantile nel Brasile, il tipo di lavoro che i bambini svolgono
nelle periferie urbane povere e nella zona rurale abbraccia
diversi settori: tagliano la canna, raccolgono caffè, arance,
vendono dolci, sorvegliano le macchine, lucidano le scarpe, ecc.
Invece nei sobborghi delle metropoli cresciute a dismisura,
migliaia di bambini sono gettati sulle strade per il mercato della
prostituzione o per il traffico di droghe. In città i bambini
lavorano nelle micro imprese o nei settori marginali e spesso
irregolari del commercio, come mercati e bancarelle per le strade.
Il lavoro di strada spesso rende i bambini bersaglio di azioni
repressive, a volte spietate, condotte in nome dell’ordine
pubblico e della difesa della proprietà. Ai problemi della
sopravivenza quotidiana si aggiunge così il pericolo di essere
incarcerati . Per lenire i morsi della fame, dei dolori o del
freddo, questi bambini spesso utilizzano droghe sintetiche,
estremamente dannose per l’organismo. "La maggioranza dei meninos
de rua viene da quartieri emarginati, da famiglie disgregrate,
distrutte dalla povertà, incapaci di assistere i loro figli, che
maltrattano e obbligano a guadagnarsi la vita da soli. Il furto e
la prostituzione sono le forme più facili per guadagnare soldi.
Mendicare è molto pericoloso perché li fa diventare obiettivo
degli squadroni della morte che li minacciano costantemente" ha
affermato Tess Alves, membro del Movimento Nazionale dei Meninos e
Meninas da Rua dello Stato di Cearà (Brasile), in una intervista
concessa ad periodico locale.

A suscitare speciale preoccupazione
nel governo brasiliano è oggi il “lavoro domestico” perché
“invisibile”. Secondo i dati relativi all’anno 2001 dell’IBGE,
494.002 tra bambine e adolescenti tra 5 e 17 anni, lavoravano come
domestiche in case di terzi. Le bambine normalmente abitano nelle
case dove lavorano, in condizioni di semi schiavitù: spesso sono
malnutrite, maltrattate, sottoposte ad orari massacranti con circa
48 ore settimanali di lavoro senza alcun riposo alla fine della
settimana, con uno stipendio bassissimo. Alcune addirittura non
hanno nemmeno uno stipendio minimo perché i padroni affermano che
loro già offrono casa e cibo. Secondo una indagine realizzata nel
novembre 2003 dalla Ong “Progetto Meninos e Meninas de Rua”, i
soldi guadagnati dai bambini nelle strade di una metropoli come
Guarulhos, nella Grande São Paulo, corrispondono al 62 % del
reddito delle loro famiglie. Per Ariel de Castro Alves, Vice
presidente dell’Ong, il dato dimostra che le famiglie, purtroppo,
dipendono dai bambini per la sopravvivenza. E’ quindi evidente che
tra le cause che spingono i bambini ad entrare precocemente nel
mondo di lavoro, c’è la povertà familiare. Altra causa importante
è la domanda del mercato di mano d’opera non professionale a basso
costo. Inoltre i bambini lavorano per pochi soldi, sono più
facilmente disciplinati e non sono organizzati in sindacati. Altra
causa è la tradizione socio-economica esistente in Brasile.
Secondo l’antropologa Carmen Siqueira Ribeiro dos Santos Nogueira,
la persistenza del lavoro minorile in Brasile è certamente in
relazione al livello di povertà delle famiglie.

Ma questo non spiega da solo il
problema. Secondo la studiosa, il lavoro infantile è associato a
una serie di carenze: un numero maggiore di persone da mantenere,
maggiori ragioni di dipendenza (persone minori di 15 anni e oltre
i 65 anni), condizioni estremamente precarie dell’abitazione,
livelli di istruzione molto bassi riscontrati tra i capo famiglia.
L’approvazione dello Statuto dei bambini e adolescenti (ECA), il
maggiore coinvolgimento della società civile e l’adozione di
politiche come il Programma di sradicamento del Lavoro infantile
(Peti), hanno favorito la riduzione del lavoro infantile nella
decade degli anni 90. Nonostante nell’anno 2003 grazie al Peti 813
mila bambini minori di 16 anni siano stati sottratti a lavori
pericolosi (fabbriche, piantagioni di canna di zucchero...) la
strada è ancora lunga. Il Governo brasiliano, alla fine del 2003,
per proseguire la lotta contro le peggiori forme di sfruttamento
del lavoro infantile, ha avviato un nuovo Programma che si
prolungherà per 39 mesi. Il programma, cofinanziato dall’ILO, sarà
portato avanti dal Governo assieme ad altre istituzioni private e
sarà orientato verso la legislazione, il rafforzamento
istituzionale, l’intervento diretto, la comunicazione.

Servirà inoltre a rafforzare il
lavoro della Commissione nazionale di sradicamento del lavoro
infantile in cinque stati: Maranhão, Paraíba, São Paulo, Río de
Janeiro e Río Grande del Sud. P. Daniele Lagni, Direttore
Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Brasile,
sottolinea che “i meninos da rua” sono una realtà molto dolorosa
della società brasiliana. Molte istituzioni, nella consapevolezza
che la famiglia è il luogo primario dove i bambini crescono in
modo armonioso e felice, si stanno organizzando per assumere
questa sfida della società, affrontandola con una adeguata
pastorale dei minori, opere di assistenza e centri di formazione
professionale.
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