









 |

La bambina di plastica era
il genere di bambina che rende molto felici i propri genitori. Era
completamente smontabile, quindi se la si doveva portare in giro e
lei si stufava non si doveva prenderla in braccio: bastava smontarla
e mettere i pezzi in una comoda borsa di tela blu. Anche negli
spostamenti in auto o in aereo era una meraviglia: viaggiava
smontata, e veniva rimontata solo all' arrivo. Così non diceva mai
«uffa, ma quando arriviamo?», «mi scappa la pipì», «mi stufo»e le
cose che dicono di solito i bambini in viaggio.

Perché quando la testa era
staccata dal resto del corpo, lei non poteva parlare. La bambina di
plastica era anche completamente lavabile, il che era una gran
comodità quando dopo una giornata di giochi all'aperto tornava a
casa sporca da capo a piedi. Alla mamma bastava darle una bella
passata con la spugna e il detersivo, e lo sporco veniva via che era
una meraviglia. La bambina di plastica era anche il genere di
bambina che dopo un po' si ribella ai suoi genitori. Bisognava
capirla: essere trattata sempre così non era piacevole. E pazienza
per il lavarsi. Tutti i bambini odiano lavarsi, ma devono farlo
(anche lei, quindi). Quello che non sopportava proprio era di essere
smontata. Provate un po' voi, a viaggiare con la testa da una parte
e le braccia e le gambe dall' altra e il corpo che sobbalza, il
tutto chiuso dentro una borsa blu, che non riusciva nemmeno a
guardare fuori.

Le cose precipitarono
quando ai genitori della bambina di plastica nacque un bambino vero.
Lui non era lavabile e non era nemmeno smontabile. Quindi faceva
delicati bagnetti al profumo di borotalco e viaggiava dentro un suo
seggiolino di stoffa imbottita stampata a lune e stelle, molto
comodo. La bambina di plastica era gelosa. - Perché lui sì e io no?
- diceva sempre. - Lavate anche me nella vaschetta con le bolle.
Lasciatemi seduta intera vicino a lui quando andiamo in macchina,
tanto anche se il papà frena e io cado non mi faccio niente. Ma per
abitudine i genitori continuavano a comportarsi con lei come avevano
sempre fatto, e con il bambino vero erano diversi. - Le
passerà, succede a tutti i fratelli grandi quando in famiglia arriva
un neonato, - diceva la mamma. - E se non le passa, un bel castigo
sistema tutto, - diceva il papà.

Un giorno il fratello
piccolo della bambina di plastica, che si chiamava Paolo e nel
frattempo aveva compiuto un anno e cominciava ad andare in giro per
la casa da solo, trovò dei pennarelli e scrisse su tutti i muri del
corridoio, e anche sopra sua sorella, che passava di là. Fu così
veloce che lei non riuscì a scappare via. La bambina di plastica si
ritrovò tutta scarabocchiata, in faccia e sulle braccia. Sulle gambe
no, perché quel giorno aveva i pantaloni. Quando la mamma arrivò
dalla stanza vicino, si mise a strillare: - Paolo,
che cos'hai fatto? E tu, guarda come sei ridotta! - come se
fosse colpa della bambina di plastica. - Ma mi ha scritto lui, -
protestò la bambina. - Sciocca, dovevi scappare via! E adesso come
si fa? Il pennarello non viene via dalla plastica!

Infatti la mamma, dopo aver
strappato di mano i pennarelli a Paolo e avergli dato una bella
sculacciata, la prima della sua vita (ma lui non sentì niente,
perché portava il pannolino), provò a strofinare la bambina di
plastica con ogni genere di detersivo: alcool, cif, aiax... niente
da fare. I segni sbiadivano ma non si cancellavano. - Potremmo
sempre chiedere alla fabbrica una testa e delle
braccia di ricambio, - disse il papà la sera. - Tanto è una
bambina di serie. - Ma i ricambi costano di più della
bambina intera, - disse la mamma. - Allora tanto vale
cambiarla tutta. La bambina di plastica, che aveva ascoltato dietro
la porta della cucina, decise che non aveva nessuna voglia di essere
cambiata, né a pezzi né tutta quanta.

Aspettò che Paolo si
mettesse a strillare, approfittò della confusione, aprì la porta di
casa molto piano e scivolò fuori. Poi giù dalle scale (non prendeva
mai l'ascensore da sola, era pericoloso) e via, da sola, nel mondo.
Dove vanno le bambine di plastica quando sono sole nel mondo? A
cercare un posto dove stare bene. Può essere un' altra casa, oppure
la stanza dei giochi di una bambina affettuosa che non fa caso a
qualche scarabocchio di pennarello, o la tana di un cane che ha
bisogno di compagnia. Noi non sappiamo dov'è finita quella bambina
di plastica. Non è facile riconoscerla, perché sembra una bambola.
Ma se qualcuno vede una bambola con degli scarabocchi di pennarello
sulla faccia, attenzione potrebbe essere lei. A differenza delle
bambole vere, lei parla. Basta ascoltare. E ha questa storia,
proprio questa, da raccontare.

|
Fai
felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina
Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|