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Come
Troia, che per millenni era esistita solo nelle pagine di Omero
prima di essere ritrovata da Schiemann, anche un' altra città
famosa (questa volta greca) sembrava non ricordare più nulla del
suo glorioso passato: Micene. Una città dal destino tragico come
quello del suo sovrano Agamennone, che alla guida degli eserciti
greci aveva assediato Troia per dieci lunghi anni e alla fine
l'aveva conquistata grazie allo stratagemma del cavallo di legno.
Agamennone, che discendeva dal fondatore stesso di Micene, Atreo,
era ambizioso e crudele: prima di partire alla volta di Troia non
aveva esitato a sacrificare agli dei la figlia primogenita
Ifigenia pur di ottenere venti favorevoli per le sue navi. Durante
la sua assenza, nella reggia micenea rimasta senza re, la regina
Clitemnestra, tormentata dall' odio per la perdita della figlia,
non seppe resistere alle lusinghe di Egisto, un cortigiano
infedele che voleva prendere il posto del sovrano. Quando
Agamennone tornò in patria, Egisto non esitò a ucciderlo.

Alla ricerca
del passato sepolto
Il terribile delitto non restò però
impunito: otto anni dopo Oreste, il figlio del re assassinato, si
vendicò uccidendo a sua volta Egisto e l'infedele Clitemnestra. E
anche il suo destino fu tragico perché fu perseguitato per tutta
la vita da un rimorso senza fine. Il sanguinoso dramma, cantato
dai poeti greci, divenne famoso, ma la città ricca e potente
che ne era stata teatro cadde in rovina, saccheggiata da
gente guerriera venuta dal nord, i Dori. Al suo posto, non
rimasero che ruderi: i resti delle mura ciclopiche, l'ingresso
monumentale alla rocca,la famosa "porta dei leoni" e un dedalo di
tombe fra cui spiccava il grande edificio dal soffitto a volta
noto come "tesoro di Atreo". Qui molti credevano che fosse stato
sepolto Agamennone, ma dei suoi resti non c'era traccia.

Incuriosito da questo mistero, lo scopritore
di Troia, Schliemann decise di scoprire la verità. Sempre
accompagnato dalla sposa Sofia, nel 1876 il geniale" archeologo
dilettante" si mise a scavare in un luogo a cui nessuno aveva
pensato prima: il cuore stesso della cittadella. E ben presto il
suo intuito fu premiato, vicino alla porta dei leoni vennero alla
luce cinque tombe. Dentro di esse riposavano i resti di 19 uomini
e donne e due bambini, tutti letteralmente ricoperti d'oro e
circondati da un vero tesoro di vasi, oggetti, gioielli del
prezioso metallo. Gli uomini poi portavano sul volto una maschera
d'oro cesellata finemente in modo da riprodurre le fattezze che
avevano in vita.

Schliemann ne fu subito certo: quegli uomini
erano gli eroi della guerra di Troia e uno di essi doveva essere
Agamennone. Purtroppo, ancora una volta, aveva commesso un errore,
tradito dal suo grande entusiasmo: come già nel caso di Troia, le
sepolture da lui trovate erano più antiche di alcuni secoli
rispetto all' epoca della famosa guerra. Quei resti appartenevano
probabilmente ai primi sovrani di Micene e una delle maschere
poteva addirittura ritrarre Atreo, il mitico fondatore della
dinastia. Riguardo ad Agamennone, a quanto pare nessuno é finora
riuscito a disturbare il suo sonno.
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