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Ai margini del bosco, dove il prato digrada dolcemente verso il fiume, si erge un vecchio noce possente. Nella sua chioma nidificano cinciallegre e codirossi. Uno scoiattolo marrone ha fatto la sua tana nella parte più alta del tronco. La corteccia dell' albero ospita innumerevoli coleotteri, bruchi e zanzare. Nelle parti fradice del tronco ci sono i favi di una grossa colonia di api. Tra le radici nel terreno, vicino a un grosso rospo verdastro, abita una famiglia di topi con tanti topolini irrequieti. Lì nei pressi c'è l'ingresso alla tana degli orsi.
 Sotto, molto in basso, dove il terreno è caldo e soffice, sta mamma orsa con il suo orsacchiotto Borbottone. All' orsacchiotto piace molto la vita nel fondo della tana. Lì la luce arriva smorzata e c'è un profumo piacevole di pelle d'orso e naturalmente di miele, perché mamma orsa ha sempre accanto a sé un grosso vaso di creta pieno del miele più squisito prodotto dalle api selvatiche. Sul vaso è incollata una vistosa etichetta con la scritta «Miele - Marca Invulnerabile». Questo fatto è molto importante per Borbottone. Già alcune volte, in occasione delle sue esplorazioni ai confini del bosco, ha tentato di rubare il miele dai favi appesi al tronco del noce, ma ogni volta, guaendo e con il naso tutto punzecchiato dalle api, ha dovuto tornare di corsa da mamma orsa e dal suo vaso di miele. La mamma allora gli toglieva i pungiglioni dal naso, cosa che gli procurava un dolore tremendo, lo prendeva tra le sue zampe forti e pelose e gli dava da mangiare un po' del miele del suo vaso, finché il cucciolo non tornava a sentirsi del tutto a suo agio. Sì, era davvero piacevole la vita nella tana sotto il vecchio noce. Ma un giorno, mentre mamma orsa è nel bosco in cerca di cibo e Borbottone dorme sognando scorpacciate di miele, ecco che accade qualcosa di terribile.
 La terra comincia a tremare e un violento fragore lacera l'aria. Si sentono rumori e brontolii minacciosi, schegge volano per ogni dove, una luce abbagliante penetra nella tana di solito in penombra. Quando Borbottone apre gli occhi spaventato, gli si presenta uno spettacolo tremendo: la terra è piena di fenditure, dappertutto ci sono mucchi di pietre e di detriti, la chioma del vecchio noce giace a terra tutta lacerata vicino al tronco spaccato in due. Gli animali sono agitatissimi, svolazzano qua e là e strepitano facendo una grande confusione: «Salvate il codirosso, è rimasto bloccato sotto il ramo!». «Liberate i topolini, sono in mezzo alle pietre!». «Dov'è finito il nido che mi sono costruito con tanta fatica?». Le api ronzano disperate dappertutto. Alla vista degli insetti così irritati, Borbottone fugge verso il punto in cui ancora pochi momenti prima c'era la sua amata tana. Dov' è il vaso del miele? Ahimè, una pietra lo ha mandato in frantumi. La massa gialla e appiccicosa scorre per terra e centinaia di api vi si stanno precipitando sopra. Borbottone corre via più veloce che può e si lamenta invocando mamma orsa. Ma non riceve risposta. La sua mamma se n'è andata in cerca di cibo. Ed ecco che l'orsacchiotto si ricorda di avere anche un papà e una sorella.
Da tempo se ne sono andati e adesso hanno certamente una bella tana calda e sicura. Guaendo si mette in cammino per cercarli. Quando si sente tormentato dalla fame, si consola pensando: «Di certo papà avrà un bel po' di miele di quello buono!». Finalmente, dopo parecchi giorni,l'orsacchiotto arriva spossato alla dimora del padre e della sorella, che lo accolgono con affetto. Lì però Borbottone trova da mangiare soltanto della marmellata di ribes tutta piena di semi. Il terremoto ha  aperto enormi crepe nella nuova tana, e papà orso ha il suo bel da fare a ripararle. Quando Borbottone si offre di aiutarlo, suo papà gli risponde corrucciato: «Lasciami in pace, farò prima da solo».
 Così dopo qualche giorno Borbottone lascia il padre e la sorella e se ne va. Non sa bene dove andare e qualche volta, quando è da solo in mezzo al bosco, è preso dalla paura. Un giorno, sfinito dopo tanto camminare, fa una sosta su un prato verde. Si sente solo e abbandonato, ingiustamente castigato dal destino. Ad un tratto qualcuno lo pizzica sulla coda. Borbottone fa un balzo e grida: «Un'ape, un'ape!». Ma sul prato c'è qualcuno che ridacchia, e quando il nostro orsetto si gira si trova davanti un cucciolo d'orso che non conosce. «Non startene lì con le mani in mano, stordito che non sei altro!», gli dice quest'ultimo. «Aiutaci piuttosto a costruire la nostra zattera. Faremo un bel viaggio, sai!». Borbottone non capisce e, invece di rispondere, spalanca gli occhi per la sorpresa.
 «Va là, imbranato!» gli fa l'altro, e corre via. Incuriosito, Borbottone si alza, smette per un momento di pensare al vaso del miele che non c'è più e segue le orme del cucciolo sull'erba. Pauroso com'è, ci mette parecchio a ritrovarlo. Ma l'orsetto non è più solo: in riva al fiume ci sono più di dieci cuccioli d'orso tutti indaffarati a raccogliere tronchi e grossi rami. Altri, a gruppi di tre o di quattro, trasportano lunghe liane dal margine del bosco fino al fiume. Tutti insieme stanno costruendo una zattera. Uno degli orsi vede Borbottone e gli dice: «Vieni, aiutaci, navigherai con noi e ti divertirai un sacco!». Zitto zitto, Borbottone si mette al lavoro. All'inizio, sentendosi debole, fa molta fatica a sollevare e a trasportare i tronchi, e quando lo mandano da solo nel bosco a prendere i rami la paura lo assale di nuovo. Gli altri orsetti invece fanno tutto insieme e mentre lavorano ridono allegri, si danno spintoni e fanno capriole all'indietro. A Borbottone quell' atmosfera piace molto, e ogni giorno che passa si fa più forte e coraggioso. Lungo il fiume impara a pescare: come sono buoni i pesci! Un giorno Furbacchione, uno degli orsetti, gli insegna come procurarsi il miele senza farsi pungere dalle api:
 «Cammina adagio», gli dice, «avvicinati alle api solo quando le vedi volare allegre al sole, cospargiti la pelliccia di polline e offriglielo in dono. Allora giocheranno volentieri con te, danzerete insieme sull' erba ed esse stesse ti offriranno il loro miele, perché avranno capito che sei loro amico». Borbottone segue il consiglio e da allora può papparsi tutto il miele che vuole. Dopo poco tempo la zattera è pronta. Gli orsetti si preparano a partire per un lungo viaggio. Fin dove arriveranno?
    Per i genitori: «Il miele magico marca "Invulnerabile"» ovvero come staccarsi dalla simbiosi con la madre
Antefatto
La madre di Hans si è separata dal marito e si è trasferita in un' altra città con il figlio di sette anni e la figlia più grande. La sorella ha poi voluto tornare dal padre. Attualmente i genitori sono in causa perché ciascuno di essi rivendica il diritto di prendersi cura di Hans. Il padre rinfaccia alla moglie di aver allattato Hans fino all' età di quattro anni. Per paura di «perdere» il figlio e di doverlo lasciare al marito, la madre si comporta nei confronti di Hans in un modo che denota insicurezza e paura. Il bambino cerca rifugio in comportamenti regressivi. Tali comportamenti danno al padre occasione di esercitare sulla madre una pressione ancora maggiore. Tuttavia il problema di Hans non è costituito dalle presunte profferte della madre, bensì dalla sua evoluzione sociale, non avvenuta in modo normale a causa della simbiosi con la madre stessa.
Obiettivo
La fiaba ha lo scopo di aiutare Hans a liberarsi dalla simbiosi con la madre, a raggiungere l'autonomia dal punto di vista fisico e a sentirsi sicuro con il proprio corpo.
Procedimento narrativo
Il procedimento narrativo della fiaba è quello «classico». La trama del racconto inizia con il problema dell'atteggiamento eccessivamente protettivo tipico della simbiosi e, al di là della catastrofe rappresentata dalla separazione dei genitori, porta alla soluzione del problema: una vita felice grazie all' accettazione da parte dei coetanei. I cuccioli d'orso sono quelli che aiutano il ragazzo a risolvere il suo problema.
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