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Mio padre è nato ad Asmara nel 1932, è
diplomato e lavorava in banca. Quando è scoppiato il conflitto tra
l'Eritrea e l'Etiopia nel 1960, in quanto l'Etiopia voleva
estendere il suo dominio sull'Eritrea, mio padre combatté come
tenente dell'esercito eritreo. Dopo diciannove anni di guerra si
stancò di questo conflitto e decise di fuggire. Arrivò in Sudan a
piedi, da lì con l'aereo raggiunse Belgrado, infine con il treno
arrivò a Roma. Ha scelto questa città perché aveva degli amici che
lo potevano ospitare. Ha incominciato a lavorare come uomo
tuttofare presso una famiglia di commercianti, poi ha trovato
altri lavori, prima come cameriere, poi come guardiano notturno di
un'industria tessile. Dopo qualche anno ha conosciuto mia madre,
anche lei eritrea.

Lei era venuta in Italia, precisamente a
Firenze nel 1974, con un contratto di lavoro per la durata di un
anno, come domestica presso una famiglia; in seguito è venuta a
Roma perché aveva degli amici che la potevano ospitare. Qui ha
continuato a lavorare come domestica, ora però è disoccupata. lo
sono nato nel 1984. Inizialmente io e mia madre siamo stati
ospitati in un convento di suore. Dopo qualche mese, siamo andati
a vivere sulla via Cassia, dove vivevano altre tre famiglie di
origine eritrea. Mia madre ritornò subito a lavorare. A tre anni i
miei genitori mi hanno messo in collegio a Santa Marinella presso
delle suore. Lì sono rimasto tre anni. Di quel periodo ho dei bei
ricordi, ricordo il mare e una suora che mi coccolava. Si chiamava
suor Maria, era lei che ci portava al mare, mi dava da mangiare e
organizzava la "pesca", un gioco con delle sorprese. I miei
genitori non li vedevo regolarmente, se potevano il sabato mi
venivano a trovare. Tornavo a casa solo durante le feste. A sei
anni ho cambiato collegio e mi hanno trasferito a Roma, presso
delle suore che stavano vicino al Vaticano. La mattina tutti i
bambini del collegio frequentavano la scuola pubblica "San
Francesco". Anche qui mi sono trovato bene fino alla terza
elementare. Poi sono arrivate delle suore peruviane che si sono
comportate in modo molto diverso. Ho dei brutti ricordi degli
ultimi due anni. Queste suore erano proprie cattive, non ci
facevano giocare, né vedere la televisione. La punizione peggiore
era quando mi mettevano in una camera e mi facevano passare
tutta la notte da solo. A undici anni finalmente sono tornato a
casa con i miei genitori. Uscito dal collegio, ho iniziato a
provare la sensazione di "casa". Sono andato in una scuola
pubblica dove sono stato accolto molto bene e ho trovato molti
amici anche fuori della scuola. Sono stati tre anni molto belli e
mi sono inserito nella classe con facilità. Mi sono divertito
perché abbiamo fatto tante gite e anche lavori. La gita più bella
è stata "Solo andata", dove ho provato la sensazione di come viene
trattato uno straniero che vuole espatriare. Mi è piaciuto anche
il lavoro del Cineforum. Alle elementari invece mi sono inserito
con molta difficoltà. lo non venivo mai considerato, non mi voleva
nessuno ed ero messo sempre "all' angoletto". I miei compagni mi
escludevano dai loro giochi, il perché non riesco a capirlo, certo
è che ho molto sofferto per questo. Le mie radici. Sono stato
quattro volte nel mio paese. Là le abitazioni sono state distrutte
durante il conflitto che ci è stato tra l'Etiopia e l'Eritrea, ma
alcune sono state aggiustate. Le case sono tutte di un piano
eccetto che in una zona, dove ci sono i palazzi.

Mia madre e mio padre sentono la nostalgia
del loro paese e vogliono tornare in Eritrea il più presto
possibile. Quando vado ad Asmara non mi trovo tanto bene. Qui a
Roma ci vediamo con altre persone della comunità eritrea quando
c'è qualche festa. In queste occasioni balliamo, giochiamo e
mangiamo piatti tipici. La comunità del mio paese ha fatto una
cassa comune, per cui quando a qualcuno servono i soldi, può
prenderli, ma poi deve restituirli. Mia madre faceva la domestica,
ma non lavora più perché quest'anno è stata in ospedale. Lei è
quella che si è meno ambientata nella vita in Italia, ha molta
nostalgia dell'Eritrea e vorrebbe tornarci. Ha delle amiche che
sono eritree e parla poco la lingua italiana, mangia spesso cibi
della sua terra. Utilizza l'henné, che si fa portare dall'Eritrea,
per colorare i capelli, le mani e i piedi. Sulle mani e sui piedi
realizza dei bei disegni utilizzando delle strisce di carta che si
attaccano alla pelle. Queste strisce sono tagliate in modo da
formare dei disegni soprattutto di tipo floreale, così quando si
toglie la carta rimane il disegno. Quando non si sente molto bene
si cura con infusi e decotti di erbe.
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