Home
Su
Milena
Saverio
Nabil
Omar
Nadia
Eric
Sheela
Ines
Jo
Gloria
Claudia
Claudia1
Mattia
Peter
Roberto
Ramona
Sultana
Casimiro
Milo
Monica
Simone
Faiza
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mio padre è nato ad Asmara nel 1932, è diplomato e lavorava in banca. Quando è scoppiato il conflitto tra l'Eritrea e l'Etiopia nel 1960, in quanto l'Etiopia voleva estendere il suo dominio sull'Eritrea, mio padre combatté come tenente dell'esercito eritreo. Dopo diciannove anni di guerra si stancò di questo conflitto e decise di fuggire. Arrivò in Sudan a piedi, da lì con l'aereo raggiunse Belgrado, infine con il treno arrivò a Roma. Ha scelto questa città perché aveva degli amici che lo potevano ospitare. Ha incominciato a lavorare come uomo tuttofare presso una famiglia di commercianti, poi ha trovato altri lavori, prima come cameriere, poi come guardiano notturno di un'industria tessile. Dopo qualche anno ha conosciuto mia madre, anche lei eritrea.
Lei era venuta in Italia, precisamente a Firenze nel 1974, con un contratto di lavoro per la durata di un anno, come domestica presso una famiglia; in seguito è venuta a Roma perché aveva degli amici che la potevano ospitare. Qui ha continuato a lavorare come domestica, ora però è disoccupata. lo sono nato nel 1984. Inizialmente io e mia madre siamo stati ospitati in un convento di suore. Dopo qualche mese, siamo andati a vivere sulla via Cassia, dove vivevano altre tre famiglie di origine eritrea. Mia madre ritornò subito a lavorare. A tre anni i miei genitori mi hanno messo in collegio a Santa Marinella presso delle suore. Lì sono rimasto tre anni. Di quel periodo ho dei bei ricordi, ricordo il mare e una suora che mi coccolava. Si chiamava suor Maria, era lei che ci portava al mare, mi dava da mangiare e organizzava la "pesca", un gioco con delle sorprese. I miei genitori non li vedevo regolarmente, se potevano il sabato mi venivano a trovare. Tornavo a casa solo durante le feste. A sei anni ho cambiato collegio e mi hanno trasferito a Roma, presso delle suore che stavano vicino al Vaticano. La mattina tutti i bambini del collegio frequentavano la scuola pubblica "San Francesco". Anche qui mi sono trovato bene fino alla terza elementare. Poi sono arrivate delle suore peruviane che si sono comportate in modo molto diverso. Ho dei brutti ricordi degli ultimi due anni. Queste suore erano proprie cattive, non ci facevano giocare, né vedere la televisione. La punizione peggiore era quando mi mettevano in una camera e  mi facevano passare tutta la notte da solo. A undici anni finalmente sono tornato a casa con i miei genitori. Uscito dal collegio, ho iniziato a provare la sensazione di "casa". Sono andato in una scuola pubblica dove sono stato accolto molto bene e ho trovato molti amici anche fuori della scuola. Sono stati tre anni molto belli e mi sono inserito nella classe con facilità. Mi sono divertito perché abbiamo fatto tante gite e anche lavori. La gita più bella è stata "Solo andata", dove ho provato la sensazione di come viene trattato uno straniero che vuole espatriare. Mi è piaciuto anche il lavoro del Cineforum. Alle elementari invece mi sono inserito con molta difficoltà. lo non venivo mai considerato, non mi voleva nessuno ed ero messo sempre "all' angoletto". I miei compagni mi escludevano dai loro giochi, il perché non riesco a capirlo, certo è che ho molto sofferto per questo. Le mie radici. Sono stato quattro volte nel mio paese. Là le abitazioni sono state distrutte durante il conflitto che ci è stato tra l'Etiopia e l'Eritrea, ma alcune sono state aggiustate. Le case sono tutte di un piano eccetto che in una zona, dove ci sono i palazzi.
 Mia madre e mio padre sentono la nostalgia del loro paese e vogliono tornare in Eritrea il più presto possibile. Quando vado ad Asmara non mi trovo tanto bene. Qui a Roma ci vediamo con altre persone della comunità eritrea quando c'è qualche festa. In queste occasioni balliamo, giochiamo e mangiamo piatti tipici. La comunità del mio paese ha fatto una cassa comune, per cui quando a qualcuno servono i soldi, può prenderli, ma poi deve restituirli. Mia madre faceva la domestica, ma non lavora più perché quest'anno è stata in ospedale. Lei è quella che si è meno ambientata nella vita in Italia, ha molta nostalgia dell'Eritrea e vorrebbe tornarci. Ha delle amiche che sono eritree e parla poco la lingua italiana, mangia spesso cibi della sua terra. Utilizza l'henné, che si fa portare dall'Eritrea, per colorare i capelli, le mani e i piedi. Sulle mani e sui piedi realizza dei bei disegni utilizzando delle strisce di carta che si attaccano alla pelle. Queste strisce sono tagliate in modo da formare dei disegni soprattutto di tipo floreale, così quando si toglie la carta rimane il disegno. Quando non si sente molto bene si cura con infusi e decotti di erbe.
 Fai felice Il Paese e scrivi un tuo commento se ti piace questo  sito o questa pagina
Questo sito é autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
   
Il Paese dei Bambini che sorridono" ©
Partita Iva02895640361
Tutti i diritti riservati agli autori stessi.
E' severamente proibito copiare testi e immagini.
I trasgressori saranno perseguiti legalmente.
Per contatti scrivere:  Franca