










 |

Anche se
erano già iniziate le vacanze estive, da un po' di tempo tutti i
pomeriggi per Carletto rappresentavano una vera tortura: da quando
il nonno non era stato bene, la mamma gli aveva infatti chiesto di
tenergli un po' di compagnia ogni giorno, almeno fino a quando lei o
il papà non fossero tornati dal lavoro. E così, dopo pranzo,
Carletto assai di malavoglia andava a casa di nonno Piero, che in
realtà soffriva ancora di più nel vedere il muso lungo del nipote.
Il povero nonno, per rendere quei pomeriggi meno spiacevoli, gli
aveva proposto di giocare a carte o a scacchi, gli aveva mostrato le
vecchie fotografie di famiglia, soprattutto aveva provato a
raccontargli i suoi ricordi di gioventù...

ma avevano
vinto gli sbadigli di Carletto! Insomma, ogni pomeriggio si
ritrovavano tutti e due davanti al televisore, uno più annoiato e
malinconico dell'altro. Un giorno, era il 10 agosto, mentre Carletto
era intento a osservare, con invidia, dalla finestra alcuni suoi
coetanei che giocavano a calcio, il nonno gli si avvicinò e disse:
«Sai, questa notte sarà molto speciale: nel cielo brilleranno le
stelle cadenti e se tu sarai fortunato da vederne una, il desiderio
che esprimerai verrà esaudito!» «Sì, sì nonno...» rispose Carletto
con falsa condiscendenza pensando in realtà che quella fosse
l'ennesima sciocchezza che al nonno, ormai «istupidito» dall'età
avanzata, veniva in mente di raccontargli. La sera, un po' perché
alla televisione non trasmettevano niente di interessante e un po'
perché ne aveva già abbastanza di tutti i programmi che vedeva in TV
con il nonno, Carletto si mise a guardare le stelle, che erano
davvero così luminose da sembrare irreali.

All'improvviso gli parve di vedere proprio una stella cadente e
senza rifletterci troppo espresse un desiderio: «Vorrei poter
trascorrere i pomeriggi di vacanza con gli amici, divertendomi!» Il
giorno dopo, però, si ritrovò davanti alla porta di casa del nonno
alle tre, come sempre. Bussò e... con sua grande sorpresa gli venne
ad aprire un ragazzino, più o meno della sua stessa età, che non
aveva mai visto prima. «Ciao! Sto cercando mio nonno... ma tu chi
sei?» domandò Carletto. «Mi chiamo Pierino e qui non c'è nessun
nonno! Entra pure, però...» disse l'altro. Carletto pensò che
Pierino fosse uno dei vari inquilini del palazzo che ogni tanto
facevano visita al nonno e accolse il suo invito a entrare: forse
quel giorno si sarebbe annoiato meno del solito!«Ti va una partita a
carte? Conosco dei giochi bellissimi!» propose Pierino. Carletto
accettò di buon grado e imparò, divertendosi anche molto, a giocare
a briscola, scopa, asso pigliatutto...

Dopo
un'ora di appassionanti sfide i due decisero di fare merenda e
divorarono, tra una chiacchiera e l'altra, pane e marmellata. Quindi
decisero di scendere a giocare in cortile col pallone. Pierino
tirava forte e quasi mai Carletto riusciva a parare i suoi tiri in
porta! Quando Carletto non ebbe più fiato, Pierino gli propose:
«Andiamo a trovare una mia amica? Sono sicuro che ti conquisterà
come ha già fatto con me!» Attraversarono la strada e dopo tre
isolati giunsero in una piccola piazza: seduta su una panchina,
impegnata a giocare con le amiche, c'era una bambina davvero molto
carina. «Ciao Teresina! Ti presento il mio amico Carletto...» le
disse Pierino. «Sai che il tuo è lo stesso nome che aveva mia nonna?
È proprio una buffa coincidenza!» esclamò Carletto porgendole la
mano.

I tre se
ne andarono in giro per un bel po' e Carletto scoprì che nel
quartiere del nonno c'erano tanti posti niente male! Vicoli da
esplorare, angoletti dove nascondersi, muretti su cui sedersi per
scambiarsi confidenze con gli amici.. .Quando il sole era ormai al
tramonto, Carletto e Pierino salutarono Teresina e tornarono alla
casa del nonno. Pierino aveva le chiavi e aprì la porta; il nonno,
invece, ancora non era rientrato. Carletto era dispiaciuto di dover
andare via: si era davvero divertito con quel suo nuovo amico pieno
di iniziative. «Mi piacerebbe rivederti... scambiamoci il numero di
cellulare!» propose, allora, con entusiasmo Carletto. «E cos'è il
cellulare?» domandò incuriosito Pierino. «Ho capito, hai ancora
voglia di scherzare... dai, dimmi qual è il tuo numero così ti
telefono domani!» «Ma per telefonare bisogna andare all'Ufficio
Pubblico nella piazza principale! E non è una cosa tanto semplice!
Se mi vuoi rivedere, basta che torni a trovarmi... sarò qui domani e
tutte le volte che vorrai!»

Carletto,
sentendo quelle parole che non avevano l'aria di uno scherzo, si
sentì come smarrito... lo sguardo cadde sui vestiti di Pierino: non
aveva notato prima come fossero diversi dai suoi, proprio fuori
moda! I due ragazzi si salutarono. Carletto per strada camminava
lentamente e rifletteva: quel giorno nella casa del nonno non aveva
visto il televisore e neanche il frigorifero. E dove erano finite
tutte le fotografie incorniciate a cui nonno Piero teneva tanto,
perché tenevano vivi tutti i suoi ricordi? Quella notte Carletto non
dormì. Il giorno dopo, alle tre in punto, bussò alla porta del nonno
che, come sempre, andò ad aprirgli. Senza dire nulla, Carletto prese
il mazzo di carte e si sedette; nonno Piero gli si mise di fronte e
iniziarono a giocare... come due veri amici che si intendono senza
bisogno di parole.

Carletto
non parlò mai di quella strana giornata, né lo fece il nonno...
Quante cose in comune aveva scoperto di avere con lui... ad esempio
la giovinezza, anche se vissuta in epoche diverse! Carletto continuò
a passare i suoi pomeriggi a casa del nonno anche dopo la sua
guarigione e l'anno successivo, e gli altri ancora, la notte di San
Lorenzo, il 10 agosto, chiese alla sua stella cadente di poter fare
ancora tante partite a carte, tante passeggiate, tante
chiacchierate... con il suo amatissimo nonno Piero.

Mino Reitano
|
Fai
felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina
Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|