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lo mi chiamo Omar, sono nato in Marocco, ho nove anni, sono fratello più piccolo di Nabil. lo sono felice con bambini arabi e bambini italiani, basta che loro non prendono in giro me. Subito io sono a Casablanca e mio padre, mia madre, Nabil e Ali sono in Italia, ma dopo subito arrivo anche io, perché a Casablanca restano solo mio nonno e mia nonna. A me piace più scuola di Casablanca di scuola in Italia, perché a Casablanca sono più bambini e più palestre, e dove ci sono piu bambini è meglio, perché dopo io ho tanti amici. Quando c'è più gente è più bello, perché è una festa e ridi, giochi, scherzi, canti, invece quando c'è poca gente non è cosi, è difficile divertire e insomma, per me in Italia sono troppo pochi bambini in una classe. Appena arrivo in Italia mio fratello Nabil aiuta me molto a fare compiti e a parlare italiano bene, perché subito noi siamo tutti e due alla scuola elementare, in classi diverse, poi Nabil andato a scuola media e allora non ha tempo, lui non mi aiuta più tanto, però io so aiutarmi da solo per imparare, perché io faccio i compiti e a scuola sono attento.
Alla scuola elementare la campanella suona prima della scuola media, così io arrivo a casa prima di Nabil, perché mio pulmino è prima, ma certe volte io voglio tornare insieme a Nabil, allora io faccio un giro in biblioteca per la gara dei libri e prendo un libro e leggo, fino a quando suona campanella di scuola media io leggo, poi vado sul pulmino con mio fratello e suoi amici grandi. Una differenza tra l'Italia e il Marocco è questa: a Casablanca le maestre possono picchiare i bambini con un bastone sulle mani. Una volta a me picchia, però non forte. In Italia non possono picchiare, adesso, però tanti anni fa le maestre picchiano anche in Italia, oppure dicono: - Vai in ginocchio dietro la lavagna dove c'è la ghiaia e ti fai male! Per punizione, dicono così! lo lo so perché a me detto così le mie maestre italiane, perché quando loro erano piccole, loro andavano in ginocchio dietro la lavagna, adesso però no, perché adesso non sono più bambine, adesso sono loro, le maestre, poi nella mia aula abbiamo solo due lavagne attaccate al muro. Per me picchiare i bambini non è bello, perché fa male! Lui dopo non impara di più, lui non vuole più fare niente, vuole scappare! E' anche molto sbagliato, perché dopo la maestra è sempre più vecchia e il bambino sempre più alto e dopo lui vuole vendetta e picchia lui la maestra! Oppure il bambino va a casa e dice tutto al padre e lui, il padre, bisticcia con la maestra perché non vuole un bambino picchiato, perché se picchia è lui a picchiare, non la maestra, perché è lui il padre! Per questo è meglio da grandi, perché adesso, se faccio il cattivo, mio padre picchia me, invece, quando sono grande io, sono io a picchiare il mio figlio se lui è cattivo. Noi bambini non abbiamo tutti il colore della pelle uguale, ma anche i grandi, perché ci sono tante razze diverse e non una razza sola: i neri hanno la pelle nera, i bianchi la pelle bianca, i cinesi la pelle gialla, gli arabi la pelle marroncina. Anche tanto tempo fa, al tempo degli indiani, i pellirossa e sugli altri pianeti, gli extraterrestri, hanno la pelle verde: io visto uno alla televisione! Quando un bambino nasce la madre trasmette i colori: se lei ha la pelle nera nasci nero, se lei ha la pelle bianca nasci bianco, se invece la mamma ha la pelle nera e il padre la pelle bianca nasci contaminato, ma non vuol dire essere inferiore, perché tutti siamo uguali. I miei genitori non sono bianchi e non sono neri, perché sono arabi, così adesso sono arabo anche io, infatti ho la pelle come loro, né bianca né nera.
 lo ho la pelle, i capelli e la religione diversa dai bambini italiani, però ho la pelle, i capelli e la religione uguale ai bambini arabi. In Italia sono diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani, ma se un bambino italiano viene in vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi, nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche africani, allora io dico: - Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo dove sei nato e dove vai a abitare! La mia religione è diversa, non puoi mangiare il maiale, ma non perché il nostro Dio è un maiale, ma un uomo come Gesù, infatti il nostro Dio si chiama Maometto e Allah è solo il modo che si scrive in arabo, perché l'arabo è una lingua diversa, non è come in italiano. lo non mi offendo se tu mi chiami marocchino, però dei bambini mi chiamano marocchino per prendere me in giro, io lo so. Per me non è una cosa giusta! Mettiamo un bambino italiano che va ad abitare in Marocco e i bambini arabi lo chiamano tutti italiano! italiano! italiano!, lui si offende? No, io non mi offendo. Però se dopo quei bambini dicono scemo, allora io mi arrabbio. Per me tra me e te non ci sono molte differenze fisiche e nessuna differenza tranne la povertà, infatti io e la mia famiglia non venivamo in Italia se eravamo ricchi, perché anche a Casablanca ci sono case bellissime e noi siamo nati tutti a Casablanca e la vita è molto bella in Marocco.
 lo e la mia famiglia siamo qui in Italia da tre o quattro anni, ogni estate noi torniamo a casa, però a Casablanca ci sono sempre pochi soldi per noi, pochissimi, allora dopo torniamo ad abitare in Italia. In Marocco i soldi sono in tasca a un uomo solo o due o dieci, gli uomini dentro la televisione, i venditori, i cantanti, ma tutti noi siamo poveri. Anche se tu lavori molte ore, molti giorni, molti anni, noi siamo sempre più poveri, perché a Casablanca se un uomo nasce povero è sempre povero, non è come in Italia dove guadagna i soldi e dopo è ricco. In Marocco tu lavori e i soldi li spendi tutti per mangiare, oppure muori di fame per diventare ricco, ma non diventi mai ricco, perché muori, se non mangi mai. È vero, in Italia ci sono i marocchini, ma non tanti, perché ci sono anche tanti uomini e donne di altri paesi! Per esempio, a Parma io visto due cinesi con i vestiti sporchi e le scarpe bucate e a me dispiace. Oppure alla televisione, io visto dei momenti pessimi, quando fanno vedere i bambini dell'Africa, perché non hanno mai niente da mangiare e nessuno porta niente e poi sono anche senza acqua e allora le mosche ci vanno sempre addosso. I bambini stranieri non sono tutti poveri, però... Dipende se sono nati in un paese povero o in un paese ricco, però certe volte, anche se loro sono nati in un paese ricco, loro possono essere bambini poveri, perché i genitori sono poveri! Ma se tu hai genitori abbastanza ricchi, anche i bambini sono abbastanza ricchi, perché sono i figli, non possono morire di fame e insomma, per stare bene e per non essere poveri, i genitori sono molto importanti! lo sono fortunato perché adesso mio padre non è ricco ricco, ma neppure poverissimo, perché in Africa sono più poveri! Per me questi soldi sono importanti, ma non importantissimi, la cosa più importante è che mio padre e mia madre stanno bene insieme e si vogliono bene e non scappano, non divorziano, perché dopo io non so più come fare.
Tra i bambini marocchini e gli altri bambini forse ci sono un po' di differenze fisiche, ma dipende chi sono gli altri bambini, se sono italiani o neri, perché ci sono bambini non italiani uguali ai bambini italiani, ma nessuno lo sa, perché stanno zitti. Una mattina, a scuola, facciamo il teatro e la storia del teatro è questa: c'era una volta una maestra o un maestro, questo non è importante, e lei insegna ai suoi scolari le tabelline, oppure insegna a leggere, oppure le piramidi o le regioni d'Italia, anche questo non è importante, è solo un esempio, può essere anche diverso. All'improvviso però... taci taci bussano alla porta, e questo è importante, la storia è proprio questa: c'è un bambino nuovo che vuole entrare nella nostra classe. La maestra va in corridoio a parlare con il padre e la madre del bambino nuovo, e dopo suona anche il telefono, la maestra deve andare a rispondere e così il bambino nuovo adesso è solo davanti a noi e adesso noi bambini, la nostra classe insomma, cosa facciamo? cosa diciamo? Questo è un teatro fatto perché un mese fa nella nostra classe arriva una bambina nuova, Elena, che prima abitava al Sud e ora abita qui dove siamo noi, però può ancora capitare che arriva un bambino o una bambina nuova, italiani o non italiani. Possono arrivare ogni giorno, noi non sappiamo dove sono loro adesso, se loro sono già partiti oppure non partono, così è meglio fare delle prove e conoscere bene le regole dell'accoglienza. Subito noi facciamo tutti finta di essere il bambino o la bambina nuova, anche io fatto così, e tutti noi subito siamo abbastanza gentili e buoni e non è difficile, anzi è un po' noioso. Dopo però il maestro fa uscire Andrea e prima dice anche a lui una cosa nell'orecchio così, quando lui bussa alla porta dell'aula e noi bambini diciamo avaaaaantiii!!, entra Andrea e fa il bambino nuovo senza scarpe. Appena vediamo i piedi noi tutti subito ridiamo e diciamo ti puzzano i piedi  però dopo non abbiamo più riso, c'è poco da ridere, perché lui era solo un bambino povero, non aveva i soldi per comperare le scarpe. Anch'io la prima volta che vengo qui a scuola ero emozionato, perché è la prima volta e questa non era la mia scuola, perché io non sono italiano, sono a scuola in Marocco, così ho paura dei bambini, se non mi vogliono a giocare o mi prendono in giro, però io tre anni fa avevo le scarpe!
 Adesso io non ho più tanta paura, perché a scuola quasi tutti i bambini mi trattano bene, però qualcuno delle volte dice ancora delle cose che non mi piacciono. Una di queste frasi è: «Negro!» Un'altra frase è: «Torna a casa tua!» Poi ce ne sono delle altre che non dico, perché sono peggio. Dopo il teatro noi abbiamo scritto per ricordare le regole, quando forse viene un altro bambino o bambina nuovi, e abbiamo fatto il cartellone così:
LE REGOLE DELL' ACCOGLIENZA:
- PARLARE CON LUI SENZA AGGREDIRLO
- NON FARE TROPPA CONFUSIONE PER NON SPAVENTARLO
- USARE UN TONO DI VOCE NATURALE, SENZA FARE IL VERSO E PRENDERLO IN GIRO
- GIOCARE INSIEME A LUI, SENZA LASCIARLO MAI SOLO - TRATTARLO COME TUTTI GLI ALTRI BAMBINI E NON DA "POVERINO"
- AIUTARLO QUANDO HA BISOGNO - DIRE A LUI LE COSE PIÙ DIVERTENTI DELLA SCUOLA E NON DIRE SUBITO LE PEGGIORI
         - NON SODDISFARE SOLO LE NOSTRE CURIOSITÀ, MA PARLARE ANCHE DI NOI (CIOÈ NON FARGLI SUBITO TROPPE DOMANDE)
- ACCETTARE LE SUE DIFFERENZE SENZA RIDERNE
- OFFRIRE QUALCOSA IN REGALO

 

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