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L'Accademia reale di musica di
Parigi, detta "Opéra", ebbe una grande importanza nella vita
musicale francese dell'Ottocento. Essendo finanziato e gestito dal
Ministero della Cultura, e quindi dal governo francese, questo
prestigioso teatro era luogo di trasmissione e propaganda delle idee
dominanti al tempo del Secondo Impero sotto Napoleone III. L'Opéra
era dunque uno dei templi dell'arte frequentati dall'alta borghesia
parigina. Per la grandiosità e lo sfarzo degli allestimenti, gli
spettacoli operistici di quel periodo furono definiti "grand-opéra",
anche per distinguerli dalla vecchia "opéra-comique" che
era rimasta legata allo stile dell' opera buffa italiana ed era
frequentata dal popolo durante le fiere di Saint-Germain e
Saint-Laurent. A inaugurare questi spettacoli lunghi, complessi e
grandiosi era stato Daniel Auber con La muta di Portici. Ma
il compositore più celebre nel genere fu Giacomo Meyerbeer, tedesco
di origine ma di formazione italiana, che esordì a Parigi con
Roberto il diavolo ottenendovi immediatamente un enorme
successo. Il grand-opéra vuole drammoni storici, solitamente
in cinque atti, con tanti personaggi, grandi scenografie, scene di
massa come incoronazioni, battaglie, processioni...

Gli elementi esotici vi sono
bene accolti, in omaggio alla politica coloniale dell'epoca, ma
anche le lotte per la libertà, intese in senso nazionalistico. Il
grand-opéra influì non poco anche sui compositori italiani, come
Ponchielli e lo stesso Verdi, specialmente quando erano invitati a
presentare un'opera a Parigi. Un teatro parigino meno
ufficiale e quindi più libero nelle sue scelte fu il Teatro Lirico,
sede di un'attività musicale e culturale coraggiosa e moderna per
tutta la seconda metà dell'Ottocento. Ma i veri grandi musicisti non
si lasciano intrappolare in queste distinzioni. Personalità come
Gounod, Bizet e Massenet scrissero per tutti questi teatri proponendo
capolavori che sono tuttora rappresentati. E oltre che all'opera,
diedero importanti contributi alla musica strumentale. Gounod visse
sempre in bilico fra una profonda vocazione religiosa e l'amore per
la musica. Da giovane a Roma, sotto l'influenza delle
messe di Palestrina che vi venivano ancora eseguite, scrisse molte
composizioni sacre. Poi ci fu il lungo periodo operistico, che diede
capolavori come il Faust e Romeo e Giulietta, e
infine il ritorno alla musica sacra, con la celebre
Ave Maria.Anche Jules
Massenet, avviato alla musica ancora bambino dalla madre, vinse il "Prix
de Rome" (premio di Roma) riservato ai migliori giovani artisti
francesi, e a Roma compose le prime opere. Fra le molte che scrisse
poi a Parigi, il capolavoro è Manon, mentre il suo Werther,
tratto da Goethe, fu presentato con successo a Vienna, dimostrando
come l'opera nazionale francese potesse ormai varcare i confini
della Francia. A questa diffusione lavorò in particolare Camille
Saint Saens, il quale, oltre a molte e importanti composizioni
strumentali, lasciò anche una quindicina di opere, tra cui
Sansone e Dalila ancor oggi in repertorio.
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