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Oshun, il cui nome significa 'la Fonte; è
venerata da migliaia di anni come la Madre del popolo Yoruba.
Questa dea è ricca e bella e governa molti aspetti della vita, ma
soprattutto l'amore e la bellezza. Oshun ama indossare vesti
preziose e usa i suoi poteri per dare bambini a coppie che non ne
hanno. È fiera protettrice di tutto ciò che lei stessa nutre. In
questa storia Oshun tratta con gli dei, mentre essi sono intenti a
preparare la Terra all'arrivo dei primi uomini, ai quali Oshun dà
la vita.

Prima della nascita del
mondo, Olodumare, il Supremo Essere Celeste, guardò sulla Terra.
Egli vide lo scintillio delle stelle che si riflettono sulla
superficie delle acque e vide il sole rosso che al tramonto
illumina le montagne. 'La Terra è così bella!" pensò Olodumare.
"Ora io la popolerò con esseri umani che se ne prenderanno cura."
Olodumare chiamò diciassette divinità maschili perché
preparassero la Terra alla vita umana e poi interpellò anche una
Dea, Oshun. "Trovate il posto migliore dove i primi uomini possano
vivere!" disse Olodumare. "Fate in modo che abbiano tutto ciò di
cui hanno bisogno e accertatevi che la Terra sia pronta per la
loro venuta."

Gli dei erano eccitati e si riunirono subito
per definire quello che doveva essere fatto. " La Terra era ancora
un pianeta giovane: il suolo tremava e si apriva in ampie fessure
frastagliate; venti selvaggi soffiavano sui mari, sollevando con
furore le acque, che inondavano le terre; la lava si riversava sui
fianchi dei vulcani e nuvole di cenere cadevano dal cielo.Gli dei
amavano risolvere i problemi e capivano tutti perfettamente
l'importanza dell' armonia e dell' equilibrio, così affrontarono
il loro compito con entusiasmo, tuttavia non
ritennero necessario invitare Oshun ai loro incontri. Anche
quando scesero sulla Terra ad imbrigliare le potenti forze della
natura, non pensarono di invitare Oshun. Quel giorno Oshun si
vestì con la sua veste color porpora, poi si sedette al tavolo da
toilette per spazzolarsi i lunghi capelli: la dea sapeva che gli
dei l'avevano dimenticata. "Che sciocchi!" disse
sospirando tra sé. Quindi si legò delle perle gialle e rosse alle
trecce e si infilò una Piuma turchese dietro ad un orecchio: aveva
un piano. In quel momento gli dei stavano spostando un fiume
perché sfociasse nel mare. Ogun e Orunmila tenevano le rive di
sinistra e Eshu e ]akuta quelle di destra. "Sollevate!" gridò Ogun,
e gli dei trasportarono il fiume fuori dal suo letto. Ma il fiume
ondeggiava come un nastro di raso e scappava loro dalle mani,
tornando al suo posto. Tre volte Ogun gridò: "Sollevate!"
e tre volte il fiume scivolò loro dalle mani. Per quanti
sforzi facessero, gli dei non riuscirono a spostare il fiume. Così
accadde anche quando cercarono di spegnere i vulcani: insomma,
nessuno dei piani studiati per preparare la Terra
all'arrivo dell'uomo ebbe buon esito. Così si dovette
portare la cattiva notizia a Olodumare, il quale ascoltò
pazientemente l'elenco degli insuccessi. "Dov' è Oshun?" chiese
Olodumare. "Anche i suoi sforzi hanno dato esiti negativi?
" "Noi non invitiamo esseri femminili ai
nostri incontri, Olodumare" disse Eshu. "In che cosa Oshun avrebbe
mai potuto aiutarci?" "Così avete sconvolto l'equilibrio" disse
Olodumare. "Un gruppo di dei non può creare l'armonia sulla Terra
senza l'aiuto di una dea. Senza Oshun nessun piano potrà andare a
buon fine. Ella ha il potere di cancellare ogni vostra azione ed è
chiaro che se ne è servita. Se le terre devono essere sottomesse e
i mari contenuti, voi dovete lavorare con Oshun." Gli dei
annuirono, comprendendo di aver commesso un errore. Così portarono
alla donna saponi profumati, oli, noci di cola, piume di un blu
brillante per i capelli e tanti bracciali di ottone, che la donna
infilò subito ai polsi. Oshun sorrise agli altri dei. "Siete saggi
a ristabilire l'equilibrio, venendo qui da me. Vedo, inoltre, che
mi avete portato i doni che amo di più!"

"Perdonaci!" supplicò
Orunmila. "Eravamo così concentrati nel creare l'equilibrio
necessario all'uomo sulla Terra che abbiamo dimenticato di
mantenere l'equilibrio tra di noi. Ti preghiamo di guardare in
fondo al tuo cuore e di trovarvi il perdono. " "Vi perdonerò,
naturalmente" rispose Oshun. "E insieme renderemo la Terra un
luogo ideale per l'uomo. Ma prima c'è una cosa che dovete fare per
me. "Qualunque cosa tu desideri!" disse Sango, che aveva fretta di
tornare al lavoro. Anche gli altri dei annuirono. "Voglio che mi
sveliate i segreti dell' Universo . Voglio che mi insegniate a
leggere il futuro nei gusci di ciprea." Gli dei fecero un passo
indietro. I loro volti si rabbuiarono. Solo le divinità maschili
potevano conoscere i segreti dell' Universo: quella richiesta era
veramente scandalosa. Alcuni di loro erano addirittura furiosi, ma
tutti sapevano di dover acconsentire alle richieste di Oshun, se
volevano riportare l'equilibrio. Eshu fece un passo in avanti e
prese un sacchetto dalla sua tasca. Mentre lo apriva guardò gli
dei uno ad uno: "Noi, che conserviamo i segreti dell' Universo da
sempre, d'ora in poi dovremo condividere il potere dei gusci di
ciprea con una divinità femminile" dichiarò. Orunmila e gli altri
dei annuirono. Eshu prese i gusci di ciprea tra le mani e vi
soffiò sopra, poi li gettò a terra. Orunmila mostrò a Oshun corne
interpretare i motivi che le conchiglie formavano sul terreno: a
volte un cerchio, a volte una linea. Poi le spiegò il significato
della conchiglia caduta con l'apertura rivolta verso l'alto oppure
verso il basso. Quindi le insegnò i canti che dovevano
accompagnare quel rito. Oshun imparò velocemente: presto riuscì a
vedere il futuro guardando le conchiglie. Oshun sorrise e si
accarezzò il ventre gioiosa . "Ora torniamo
al lavoro! " suggerì.

Tutti e diciassette gli dei tornarono sulla
Terra in compagnia di Oshun. "Dobbiamo assicurarci che vi siano
ampie distese erbose per gli animali! Gli uomini invece avranno
bisogno di buoni terreni per la caccia!" disse ]acuta.
"E acqua pulitissima per bere e per
lavarsi!" aggiunse Oshun. I letti dei fiumi furono spostati, i
vulcani furono spenti e la Terra smise di tremare. Gli dei
seminarono campi di grano e piantarono frutteti. Quando tutto fu a
posto, Oshun si sedette vicino ad un ruscello di acqua fresca e
limpida. Ben presto i suoi braccialetti di ottone iniziarono a
tintinnare e il suo corpo grande e rotondo cominciò a sussultare.
Gli dei osservavano la scena senza avvicinarsi, tutti stupiti
dall' espressione calma di Oshun, mentre dava alla luce i primi
uomini. Uno dopo l'altro donne e uomini in miniatura uscirono dal
suo corpo. "Oshun partorisce con la naturalezza del sole che
sorge!" disse Orunmila. "Oshun partorisce con la naturalezza di un
fiore che sboccia!" disse Ogun. Oshun tenne tra le braccia tutti
gli uomini e li benedì uno ad uno con una preghiera di prosperità,
poi li esortò ad allontanarsi per andare a costruire case e
villaggi. Gli dei si meravigliarono della sua tenerezza e del suo
amore. Il lavoro era ormai completato e gli dei tornarono al
Cielo, dove Oshun continuava a vegliare sui suoi figli. Ella
sorrise quando essi sperimentarono la bontà del grano o quando
scoprirono il fuoco e fu compiaciuta nell' udire che insegnavano
ai loro figli canti di venerazione per lei, chiamando la Grande
Madre. Oshun insegnò alle donne come realizzare i tessuti e come
colorarli con tinte vivaci, ricavate dal succo delle more. Poi
insegnò loro a cuocere le frittelle e a leggere il futuro nei
gusci di ciprea. Inoltre osservò le donne mentre giocavano con i
loro figli e questi ultimi mentre si bagnavano al fiume. Oshun
iniziò a desiderare figli suoi: bevve così dalle acque del fiume
ogni giorno, come facevano le donne sulla Terra, ma nessun bambino
crebbe mai nel suo ventre. Oshun, che continuava a vegliare su
tutti i bambini della Terra, pregava ogni notte per avere un
figlio, ma senza risultato. Un giorno la dea ascoltò una donna che
insegnava ai figli come fosse importante mantenere l'equilibrio in
ogni cosa. La donna stava raccontando la storia dei diciassette
dei che dimenticarono di coinvolgere Oshun nei loro piani
di preparazione della Terra per i primi uomini. "Come
poterono mai dimenticarsi della Grande Madre?" domandarono i
bambini. "E come poté mai, la Grande Madre, perdonarli per
questo?" "Gli dei dovettero cedere alla Grande Madre qualcosa a
cui tenevano: dovettero condividere con lei il segreto dei gusci
di ciprea, al fine di ristabilire l'equilibrio" rispose la donna.
Nell'udire queste parole la dea capì che cosa doveva fare.

Ella amava più di ogni altra cosa
indossare vesti dai colori brillanti, adornarsi il capo di piume e
cospargersi il corpo e i capelli con oli profumati. Oshun teneva
molto anche alla sua collezione di bracciali e di pettini. "Niente
di tutto questo è importante, paragonato alla gioia di tenere un
bimbo tra le braccia!" disse tra sé mentre riponeva i suoi tesori
all'interno di grandi cesti. Oshun si sbarazzò
delle vesti colorate, dei pettini, dei bracciali e delle perle e
si accontentò di una vita sobria e tranquilla, proprio come le
donne della Terra; così, dopo qualche tempo, diede alla luce un
bambino e poi un altro ed un altro ancora. Oshun ebbe molti figli
e non vi era mamma più felice di lei. Oshun cucinava, tingeva i
vestiti e insegnava loro tutti i canti che conosceva. Quando i
figli di Oshun divennero adulti e si resero conto dei sacrifici
che aveva sostenuto per loro, le donarono nuovamente i bracciali,
le vesti colorate e tutte le sue ricchezze, per ristabilire
l'equilibrio.
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