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C'era una
volta in un piccolo paese, un uomo che si chiamava Barbarino. Era
conosciuto da tutti, perché aveva un laboratorio dove aggiustava le
bambole rotte;e per questo motivo, era soprannominato "L'ospedale
delle Bambole". Quando ad un bambino si ammalava la sua bambola,
sapeva che Barbarino poteva guarirla.

Infatti
nel suo laboratorio, l'uomo aveva la sala operatoria che serviva per
riattare gambe, braccia e teste; la sala trucco per dare colore alle
bambole che erano diventate pallide; ed infine la sala
acconciature dove si rimettevano a nuovo le pettinature che nel
tempo avevano perso forma. Barbarino, non era solo nel suo
lavoro; oltre a lui c'erano anche Mariuccia, addetta ai capelli ed
al trucco, Carletto che era il dottore ed operava, ingessava e
faceva radiografie; e per finire Rosetta addetta alla riparazione
dei loro vestiti. Un giorno, entrò nel laboratorio, una signora in
lacrime, che teneva in braccio una bellissima bambola dai lunghi
capelli biondi. "Buongiorno signora; in cosa posso esserle utile?"
chiese Barbarino.

"Ohhhh, sapesse, sono
disperata. La bambola più cara alla mia bambina, non vuole più
aprire gli occhi, e si rifiuta di mangiare." mormorò, ed
aggiunse:"Mia figlia piange
di continuo; é stata proprio lei a mandarmi qui." Barbarino prese in
mano la bambola e, dopo averla osservata un po', chiamò Carletto. I
due andarono in un'altra stanza per un consulto e, dopo qualche
minuto, uscirono e dissero: "Cara signora. Dovremo ricoverare per
alcuni giorni la bambola; ci sembra un caso piuttosto grave; la cura
sarà lunga, e non sappiamo se servirà." conclusero i due. La
signora accettò di lasciare la bambola,raccomandandosi che avessero
fatto il possibile per guarirla, ed uscì. Visto che ormai si era
fatto sera, Barbarino preparò il lettino alla bambola; l'adagiò
lentamente su lenzuola di raso azzurro, e le accese una lucina
affinché non avesse paura della notte. L'indomani Barbarino, quando
entrò nella stanzetta della bambola, si accorse che dagli occhi, le
era scesa una lacrima. "Mia figlia piange di continuo; é stata
proprio lei a mandarmi qui." Barbarino prese in mano la bambola e,
dopo averla osservata un po', chiamò Carletto. I due andarono in
un'altra stanza per un consulto e, dopo qualche minuto, uscirono e
dissero: "Cara signora.
Dovremo ricoverare per
alcuni giorni la bambola; ci sembra un caso piuttosto grave; la cura
sarà lunga, e non sappiamo se servirà." conclusero i due. La
signora accettò di lasciare la bambola, raccomandandosi che avessero
fatto il possibile per guarirla, ed uscì.Visto che ormai si era
fatto sera, Barbarino preparò il lettino alla bambola; l'adagiò
lentamente su lenzuola di raso azzurro, e le accese una lucina
affinché non avesse paura della notte. L'indomani Barbarino, quando
entrò nella stanzetta della bambola, si accorse che dagli occhi, le
era scesa una lacrima.

"Povera piccola; cosa mai ti
avranno fatto? Sei così dolce e tenera." e tenendola tra le braccia,
si avviò in sala operatoria. Lì si trovava Carletto, che iniziò a
visitarla; le ascoltò il cuore e i polmoni, le toccò il pancino ma
vide che era tutto normale. Provò a visitarle gli occhi; ma non
voleva aprirsi e continuavano a lacrimare.
Subito ebbe una strana sensazione, e volle telefonare alla bambina
proprietaria della bambola, invitandola ad andare in laboratorio.
Poco dopo suonarono il campanello, e
Barbarino corse ad aprire. "Ciao. Ti aspettavamo. Accomodati pure in
sala d'attesa, ti raggiungo tra un po'." e si allontanò. La bambina
cominciò a guardarsi in torno e con gran
stupore,ammirò i trucchi e
le parrucche. C'erano i rossetti dai colori brillanti,
gli smalti perlati, ed uno era persino color oro; poi
posò lo sguardo sulle
parrucche; erano bionde,
brune, rosse; dai capelli ricci, lisci, corti, lunghi; una vera
meraviglia per gli occhi della bambina. "Eccoci qua"
esclamarono entrando
Barbarino, Mariuccia, Carletto e Rosetta. Iniziò a parlare
Mariuccia: "La tua bambola non apre gli occhi ed io non riesco a
truccarla."Fu la volta di Carletto "L' ho visitata accuratamente e
per me gode di ottima salute; sinceramente non capisco perché non
voglia mangiare.
" Rosetta non disse nulla, perché gli abiti erano in perfetto stato.
Barbarino concluse: "Penso, per mia esperienza, che solo tu possa
spiegarci cosa sia successo veramente alla tua bambola. Pensaci
bene."
La
bambina stette un po' li a rifletterci; poi scoppiò a piangere.
Prese dalla tasca il fazzoletto, si asciugò il viso e, con un filo
di voce, iniziò a parlare: "Forse ho capito perché la mia bambola si
comporta così." Barbarino e i suoi collaboratori si guardarono
sbalorditi; erano curiosi di sentire cosa avesse detto la bambina.
"Alcuni giorni fa, ho sgridato e dato un ceffone alla mia bambola,
perché si era sporcata il vestito nuovo; allora, dalla rabbia, l' ho
messa in disparte e non l' ho più guardata." Mariuccia, sentito il
racconto, andò nella cameretta dove riposava la bambola, e la portò
alla bambina.

La
piccola, appena vide la bambola, esclamò: "Sono la mamminaa!!! Vieni
tra le mie braccia; ti riporterò a casa e non ti sgriderò mai più.
Ti voglio tanto bene." e la strinse forte a sé. Come d'incanto, la
bambola aprì gli occhi e la sua carnagione divenne rosea. La bambina
salutò ringraziando ad uno ad uno Barbarino, Mariuccia, Rosetta e
Carletto.Aveva capito che l'amore é l'unica medicina che guarisce da
tutti i mali e che non doveva più arrabbiarsi, soprattutto con le
persone che amava e che l'amavano.

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