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Essendo tutte femmine, le lettere dell'alfabeto decisero di festeggiare anche loro l'8 marzo, la festa delle donne.
L'idea venne alla lettera A, che era la più femminile di tutte. " Siete d'accordo, sorelle,"disse,  di festeggiare l'8 marzo, facendo diventare femminili tutte le parole? Quel giorno io sostituirò in ogni parola la lettera O, che indica il maschile, in modo che tutti, uomini e donne, parleranno al femminile".
La proposta fu accettata e così la mattina dell' 8 marzo, appena i mariti si svegliarono, ognuno disse: " Buan giarna, maglie mia. Aggi è la tua festa, ti faccia tanti auguri." E le mogli risposero:
"Che bel pensiera hai avuta, marita mia, sei prapria cara..." Nelle scuole gli insegnanti dettero un compito in classe, anzi una Compita in classe:
Spiegate il significata della festa delle danne.
I ragazzi e le ragazze si divertirono moltissimo a svolgere quel compito tutto in A e ne uscirono dei testi buffissimi. Gli insegnanti, soprattutto le femmine, dettero come voto, anzi come vata, un sacco di atta. Il giornale della capitale, Il messaggero, era intanto uscito con la testata modificata, Il messaggera, e con un grosso titolo che diceva: «Aggi pameriggia per la festa delle danne un grande cartea sfilerà per il centra di Rama». Fu un corteo immenso. C'erano tutte le donne della città, con tanti cartelli e striscioni che dicevano: «Viva le danne!», «Danna è bella!», «Viva il manda in A».  Grazie all'iniziativa delle lettere dell'alfabeto fu un 8 marzo memorabile.
 Rimasta disoccupata, la lettera O trascorse l'intera giornata in poltrona a leggere i giarnali, a sentire la radia, a bere Caca-cala. Ma in cuor suo era invidiosa del grande successo avuto dalla A. " Non è giusto che ci sia solo la festa delle donne" borbottò, "ci dovrebbe essere anche quella degli uomini. E quel giorno dovrei essere usata io al posto della A.
Tutti, anche ogni donna, anzi ogni donno, per l'intero giorno dovrebbe parlare solo in O."
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