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Palline magiche
di riso
Dosi per 2 persone
100 g di riso
2 bicchieri di latte
I cucchiaio di parmigiano
grattugiato
I tuorlo d'uovo
farina
olio d'oliva
I scorza di limone
sale

Ponete il riso in una casseruola e fatelo cuocere nel
latte. Durante la cottura mescolatelo con un cucchiaio di
legno affinché non attacchi alla pentola e aggiungetevi il
sale necessario e il parmigiano. A cottura ultimata, unite
un tuorlo mescolando velocemente affinché non si
rapprenda. Stendete quindi il composto su una spianatoia e
lasciatelo raffreddare. Con le mani leggermente infarinate
ricavatene tante piccole palline. Scaldate l'olio in una
padella aggiungendovi la scorza di limone (che serve per
non fare annerire l'olio) e friggete le palline un poco
alla volta. Adagiatele su una carta assorbente per far
asciugare l'olio in eccesso. Consumatele subito ben calde.

L'Albero magico
Nei
giardini di Kensington c'era una volta un albero enorme
con un tronco forte e alto, rami lunghi lunghi e
tantissime foglie. I bambini lo chiamavano l'albero magico
perché era davvero particolare. Anziché fiorire e fare
frutti faceva giocattoli.Di tutti i tipi: bambole,
trenini, palloncini, pupazzi, trottole, orsacchiotti,
soldatini, pattini a rotelle, astucci di colori,
pennarelli, gessetti, lavagne colorate, vestitini per le
bambole, palloni e palloncini, spade, pistole ad acqua,
cappelli di carnevale e tutto quello che un bambino può
desiderare di avere. Come tutti gli alberi, però,
rispettava le stagioni. In primavera i giocattoli
iniziavano a spuntare tra le foglie, ma erano piccoli
piccoli e i bambini potevano solo divertirsi a indovinare
che cosa sarebbero diventati. «Guarda», diceva qualche
bimbo, «credo che quest'anno l'albero farà più bambole che
palloncini!» Oppure: «Credo che quest'anno l'albero ci
regalerà un sacco di trenini, vedo già i primi vagoni che
spuntano!»

D'estate i regali erano pronti e allora i bimbi chiedevano
alle mamme di andare a raccoglierli e ce n'erano per
tutti. In autunno i giocattoli maturi che erano rimasti
attaccati all'albero cadevano, e i bimbi che passavano
andavano a prenderseli. Le bambole dell'autunno avevano i
capelli rossi e dei vestiti giallo oro. Erano forse più
belle di quelle dell'estate che avevano i capelli biondi e
vestivano solo in costume da bagno. C'era tra le bambine
una specie di gara a chi riusciva ogni volta ad
accaparrarsi la bambola più bella. Le prime bambole a
spuntare erano un po' acerbe, avevano i capelli troppo
corti e troppo scuri. Però indossavano dei vestiti
incantevoli, fatti di fiori profumati. Anche i palloncini
di primavera erano molto belli. Tutti con colori tenui e
delicati. Alcuni rosa, altri bianchi e azzurri, altri
ancora color lillà. D'inverno l'albero rimaneva senza
giocattoli. Si ricopriva di neve e diventava triste. Ma
nei giardini di Kensington non può esistere la tristezza.
Fu così che l'albero chiamò un vecchio saggio e gli disse:
«I miei bimbi d'inverno sono senza giocattoli perché gli
alberi vanno in letargo. Devi sostituirti a me e arrivare
qui carico di regali, così da far tornare il sorriso sui
loro visi». Il vecchio saggio accettò il pesante incarico,
ma a un patto. In inverno sarebbe venuto per un solo
giorno, perché era troppo vecchio per stare in giro con
quel freddo. «Arriverò il giorno di Natale», promise, «e
dispenserò doni ai bimbi buoni.»Da quel giorno il 25
dicembre il vecchio saggio visita le case di tutti i
bimbi, che per gratitudine lo chiamano il nostro Babbo di
Natale.
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