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"E' un problema che si morde la coda. Più una popolazione è povera
e più ha tendenza ad avere molti figli e a rimanere analfabeta in
quanto i bambini non vanno a scuola ma piuttosto al lavoro per
aiutare il bilancio familiare. E più una popolazione è analfabeta
più rimane nel sottosviluppo, quindi nella povertà". Lo spiega il
sociologo pakistano Nazar Ali Salal descrivendo la sua regione,
tra le più povere del mondo e con il più alto numero di bambini
lavoratori.Malgrado l'impegno della "Coalizione Sud asiatica
contro la schiavitù infantile" - un organismo che collabora con l'Unicef
- è usuale che un bambino asiatico venga svenduto mediamente per
10.000 lire al mese.

L'Asia non solo è il continente con la più alta concentrazione di
impiego di minori, ma ha fatto di questa pratica un vero e proprio
modello produttivo.Partendo dall'attività agricola svolta da ogni
bambino in ambito familiare per la necessaria sussistenza, i
minori asiatici vengono occupati in qualsiasi tipo di produzione,
soprattutto nel lavoro nero e in quello in subappalto, il
cosiddetto "settore informale". Piantagioni, laboratori tessili,
concerie, cave, miniere, edilizia, fornaci, commercio, selezione
dei rifiuti, giocattoli e lavoro domestico sono le attività
principali in cui si sfruttano i piccoli operai.La miseria, la
delocalizzazione delle multinazionali occidentali alla ricerca di
mano d'opera a poco prezzo, la povertà indotta dagli embarghi
politici sono alla base dello sfruttamento infantile. Alta
competitività, bassi costi, qualità concorrenziale sono i fattori
che permettono lo sviluppo del fenomeno.Dalle ultime statistiche
dell'Unicef risulta che il 61 per cento del lavoro infantile è
concentrato in Asia e con i suoi 44milioni di bambini lavoratori
l'India detiene il record mondiale dell'occupazione minorile. Nel
Nepal lavora il 60 per cento dei bambini, in Indonesia il 20, nel
Bangladesh il 25, in Thailandia il 32. Tutti beni riservati alle
esportazioni, come tappeti, stoffe, prodotti artigianali e palloni
da calcio.

La povertà come causa e come conseguenza. Stanco e troppo occupato
il bambino asiatico non arriva nemmeno al diploma delle scuole
elementari, diventando un adulto analfabeta che non sarà in grado
di difendere i propri diritti. E poi le conseguenze fisiche. Quasi
l'80 per cento degli ammalati di tubercolosi negli ospedali
indiani è stato un bambino-lavoratore. La prolungata posizione
curva, la continua esposizione a polveri e a prodotti chimici e la
poca luce danneggiano vie respiratorie, occhi, fegato e reni. Lo
sviluppo osseo viene compromesso dai gravi pesi sostenuti e dalle
lunghe posture forzate, mentre i rumori eccessivi causano parziali
sordità. Infine, i danni psicologici dovuti all'assenza di riposo
e del gioco, alla lontananza dal nucleo familiare, nonché alle
continue vessazioni e umiliazioni perpetrate dai datori di lavoro.
India
In India i bambini garantiscono il 23 per cento del pil (prodotto
interno lordo) sebbene guadagnino in media poco più di 150 lire al
giorno. Trenta milioni di loro vivono in strada e più di
100milioni di piccoli fra i 6 e gli 11 anni non frequentano la
scuola. Una larghissima fascia della popolazione adulta è
disoccupata proprio perché gli imprenditori preferiscono impegnare
i minori, più docili, meno soggetti alle malattie, più resistenti
e svelti e meno "cari" - costano meno della metà di un adulto. I
padri, sommersi dai debiti e dalla povertà, sono così costretti a
cedere i propri figli come lavoranti.

Sempre da recenti dati dell'Unicef risulta che oltre 50mila
bambini di età compresa tra i 3 ed i 15 anni lavora nelle
fabbriche di fiammiferi e fuochi d'artificio nello Stato del Tamil
Nadu. Stanze fetide, umide. Costretti al buio per dodici ore al
giorno maneggiano sostanze pericolose e prodotti chimici tossici.
Oltre 20mila minori lavorano invece nelle miniere di Meghalaya.
Spediti in fosse non più larghe di 90 centimetri, vengono cacciati
non appena diventano troppo grandi per riuscire a scivolarci
dentro. Nello Stato del Rajastan il 40 per cento dei 30mila operai
tessili sono bambini.Il sistema scolastico carente e
disorganizzato non fa che peggiorare la situazione. Nelle zone di
campagna gli edifici scolastici sono spariti e spesso
inaccessibili e il calendario dei corsi coincide con particolari
stagioni agricole, come quella della semina o del raccolto durante
le quali i pochi studenti sono costretti ad abbandonare le aule
per occuparsi dei campi.
Pakistan
Palloni di cuoio cuciti a mano e rifiniti in maniera eccellente.
Quelli usati nei campionati professionistici di tutto il mondo.
Nel distretto del Sialkot, la zona commerciale del Pakistan, si
produce di tutto, dagli strumenti ottici agli attrezzi chirurgici,
dalle scarpe ai tappeti. Ma soprattutto palloni - generalmente da
calcio - destinati all'esportazione mondiale per i principali
marchi di articoli sportivi. Sono 5mila bambini pakistani a
confezionarli, l'80 per cento degli operai e di questi il 20 per
cento ha tra i quattro ed i quattordici anni. Ma in Pakistan in
totale sono 8milioni i bambini lavoratori.

E' stato l'assassinio del piccolo Iqbal Masih - aveva quattro anni
quando è stato venduto dal padre a un fabbricante di tappeti - ad
attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sui minori occupati
in Pakistan. Ucciso a dodici anni per avere raccontato ad un
sindacalista la sua storia e quella dei suoi amichetti è diventato
un simbolo.I piccoli lavoratori pakistani hanno tra i 10 ed i 14
anni e costituiscono il 20 per cento della popolazione attiva. La
maggioranza viene impiegata nell'edilizia per produrre mattoni
d'argilla, polverosi e pesanti. Sono loro che hanno spinto il boom
economico della regione senza trarne benefici: il 32 per cento
della popolazione urbana e il 29 per cento di quella rurale vive
sotto le soglie della povertà.La mortalità infantile per i bambini
fino a cinque anni è di 136 unità su mille e il tasso di
analfabetismo raggiunge il 62 per cento. Il 21 per cento dei
maschietti non viene nemmeno iscritto alle elementari e lo stesso
vale per il 50 per cento delle bambine.
Bangladesh
Il Bangladesh presenta i sintomi peggiori della povertà. Situato
nella regione più a rischio di disastri naturali, intorno al delta
del fiume Gange, ha una mortalità altissima (su mille nati 122 non
sopravvivono fino ai cinque anni), una percentuale elevatissima di
bambini malnutriti (66 per cento) e un analfabetismo radicato (53
per cento degli uomini, 78 per cento delle donne).Nonostante il
lavoro minorile sia vietato dalla legge, un quarto dei bambini
lavora, occupato in circa 300 tipi diversi di mestieri,
dall'industria tessile all'edilizia,

dall'agricoltura all'artigianato. Molti piccoli lavorano in
strada, spesso illegalmente, sempre a rischio di cadere nella rete
della prostituzione. Ma la punta di diamante dell'economia del
Bangladesh è l'industria tessile dove l'80 della mano d'opera è
femminile, il 13 per cento ha meno di quindici anni e di questa il
70 per cento è entrato in fabbrica intorno agli undici anni dopo
aver lavorato nelle case dei ricchi come domestici.Nel 1992 il
Congresso statunitense ha accettato la proposta di vietare le
importazioni da quelle industrie straniere che impiegavano forza
lavoro di età inferiore ai quindici anni.
Filippine
Secondo le stime ufficiali nelle Filippine i bambini lavoratori
tra i dieci e i diciassette anni sono 2.200.000, ma il numero
reale è sicuramente più alto. Molte decine di migliaia di minori,
infatti, sono occupati in attività informali (subappalti e nero).
L'Ufficio dei piccoli lavoratori ha recentemente stimato che anche
una larga percentuale di bambini con meno di dieci anni lavora:
circa 5milioni di piccoli dai 5 ai 14 anni potrebbero fare parte
della forza lavoro del Paese.

Totalmente disattesa, quindi, la legge che
vieta il lavoro esterno alla famiglia per i minori di quindici
anni ed il lavoro pericoloso ai minori di diciotto.Nonostante
tutti i bambini in età scolare vengano iscritti alla prima
elementare, solo il 70 per cento completa l'iter delle primarie,
mentre circa due milioni di loro non frequentano.Le attività in
cui vengono impiegati i piccoli lavoratori sono spesso rischiose.
Almeno il 20 per cento di loro - dai 400mila ai 1.600.000 - è
pressoché schiavizzato e destinato ad attività estremamente
pericolose, come quella nelle fabbriche di fuochi d'artificio o la
pesca subacquea nell'Oceano.
Nepal
Nonostante la ratifica della Convenzione internazionale sui
diritti dell'infanzia del 1990 e la legge che vieta l'impiego di
minori sotto ai quattordici anni, migliaia di bambini in Nepal
lavorano nell'impresa tessile locale. Circa la metà delle 300mila
persone impiegate nelle fabbriche sono bambini che provengono
nella maggior parte dei casi dalle campagne dove la povertà e la
sovrappopolazione rendono molto critiche le condizioni di vita.

Tanti bambini fuggono dalla terra di loro spontanea volontà, ma
altrettanti vengono accompagnati da parenti disperati che li
affidano ai "caporali" del tessile. Il 60 per cento dei minori
nepalesi (circa 4,5milioni) lavora e fa vita di strada. Costretti
a condizioni insalubri, a un'alimentazione insufficiente e a uno
stipendio da fame (6 dollari al mese) i piccoli operai non
riescono ad avere un normale sviluppo. Per le bambine, il 12 per
cento dei lavoratori del settore, si aggiunge il reale rischio
delle molestie da parte degli impiegati adulti con i quali sono
costrette a dividere le camerate durante la notte.
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