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Mi chiamo Hélène e adesso sono quasi una vecchia
signora. Quando io non ci sarò più, chi si ricorderà di Lydia? E'
per questo che voglio raccontarvi la nostra storia. Nel 1942 il
nord della Francia era occupato dall'esercito tedesco che l'aveva
invaso. Lydia ed io, Hélène, avevamo otto anni e mezzo e nè la
guerra, nè l'esercito tedesco ci impedivano di andare a scuola, di
giocare, di litigare e di fare la pace come tutte le amiche di
questo mondo. Un giorno, mentre stavamo giocando da lei, la mamma
di Lydia si è messa a cucire una stella gialla sulle loro giacche.
- E' carina, quella stella,- ho detto io. - Carina o meno, non si
può scegliere, tutti gli ebrei devono portarla, è la nuova legge,-
mi ha risposto la mamma di Lydia. La mamma di Lydia ha finito di
cucire la stella, poi ha detto: - Il posto delle stelle è in
cielo, quando gli uomini le strappano dal cielo per cucirle sui
loro vestiti, questo non può che portare disgrazia. Ha
spezzato con un secco colpo di denti il filo bianco dicendo:-
Stella del mattino, dispiacere vicino, stella della sera, speranza
che si avvera... allora, speriamo.

Ho capito che
quella stella la preoccupava molto, allora ho cambiato discorso.
Per molto tempo non ci ho più pensato. Fino a quel giorno. Era il
15 luglio 1942. Ero molto felice perchè l'indomani, 16 luglio,
avrei compiuto nove anni. Per l'occasione Lydia
aveva avuto il permesso di dormire da me. Era sera ed
eravamo sole in casa. I miei genitori tornavano a casa verso
mezzanotte; lavoravano in un bar per gente allegra, dove papà
suonava il pianoforte perchè i clienti potessero ballare e la
mamma faceva la cameriera. Doveva sempre sorridere, per rallegrare
i clienti; alla sera la bocca le faceva male! Allora ci chiedeva
il permesso di fare il broncio, tanto per cambiare; faceva il
broncio come i bambini piccoli e mi faceva morir dal ridere.
Quella sera io e Lydia eravamo da sole nel mio letto e ci
raccontavamo a vicenda delle terribili storie di fantasmi per
vedere se riuscivamo a farci rizzare i capelli. Era estate,
l'indomani avrei compiuto nove anni e la notte era chiara e
stellata. Improvvisamente, abbiamo sentito dei passi per le scale.
Strano, a quell' ora, abitualmente erano tutti a letto. I passi si
sono fermati sul mio pianerottolo; Lydia ed io avevamo un gran
batticuore. Mi sono alzata e Lydia mi ha seguita. Abbiamo subito
controllato che ci fosse il catena alla porta: c'era, meno male.
Allora ho guardato attraverso il buco della serratura. C'era una
signora, sul pianerottolo e invece di bussare grattava piano sulla
porta, come potrebbe fare un gatto. Diceva: - Aprite, sono la
signora delle undici, aprite, sono la signora delle undici!Ho
guardato l'orologio a pendolo, erano le undici meno un quarto. -
E' in anticipo,- ha detto Lydia. - Aprite, sono la signora delle
undici, - continuava a dire la strana signora. Nessuno le apriva;
avevo sempre l'occhio incollato al buco della serratura. - Che
cosa sta facendo?- ha sussurrato Lydia. - Niente, - ho risposto, -
ha la tua stessa stella addosso, la sta cincischiando. Sembra che
non sappia cosa fare... Nuovamente, abbiamo sentito dei passi per
le scale. La signora delle undici si è precipitata di corsa verso
l'ultimo piano. - Chissà cos' avrà mai fatto per scappare così! -
ho detto io. Lydia ha mormorato: - Forse ha solo tanta paura... I
passi si sono nuovamente fermati sul mio pianerottolo. Ho lasciato
che fosse Lydia a guardare attraverso il buco della serratura: -
C'è un uomo grande e grosso, con i capelli rossi, - ha sussurrato,
- sta guardando la nostra porta. Abbiamo fatto qualche passo
indietro, ci sentivamo un poco inquiete. L'uomo ha bussato
leggermente alla porta, dicendo a bassa voce: - Aprite, aprite
subito, sono io, il fantasma di mezzanotte... lo e Lydia non
osavamo nemmeno respirare. L'uomo continuava: - Aprite! Non mi
riconoscete? Sono io, il fantasma di mezzanotte. Non aveva certo
l'aria di essere un fantasma... Perchè allora diceva così? Lydia
ed io eravamo immobili, a piedi nudi, con un gran batticuore.
Improvvisamente, altro rumore di passi per le scale; Lydia mi ha
guardata molto spaventata ma io mi sono sentita rassicurata perchè
avevo riconosciuto i passi dei miei genitori: - Svelta, a letto, -
ho detto a Lydia, - se ci trovano qui ci sgridano! Mamma è entrata
per prima: fingevamo di dormire così bene che ci ha credute
addormentate. Ma, mentre stava per uscire dalla stanza, Lydia non
ha retto e fingendo di svegliarsi ha esclamato: - Ah, siete voi,
credevo che fosse la signora delle undici! Allora anch'io ho finto
di svegliarmi all'improvviso e ho gridato guardando papà: - Oh, il
fantasma di mezzanotte! Papà e mamma si sono messi a ridere: - Le
furfantelle! - ha detto la mamma. - Hanno di nuovo giocato a farsi
paura! Ho protestato: - No, esistono veramente, la signora delle
undici e il fantasma di mezzanotte: sono per le scale! Papà e
mamma si sono guardati perplessi. Papà ha detto: - Vado a vedere
che cosa succede. Poco dopo è tornato, insieme alla signora delle
undici, che era molto pallida. Giocherellava con la sua stella e
diceva: - Mi dispiace disturbarvi, il vostro vicino di casa aveva
promesso di aiutarmi, l'avevo anche pagato per questo... Ma lui
non c'è e io non posso tornare a casa mia, la polizia mi troverà e
mi arresterà. Hanno già cominciato. Stanno arrestando tutti quelli
come me... Poi ha aggiunto timidamente: - Sono la signora Keller.
- Perchè non l'avete detto prima? - ho domandato io, - perchè
dicevate: sono la signora delle undici? - Oh! - ha spiegato la
signora Keller, - eravamo d'accordo, era un nome in codice, tutte
persone che il vostro vicino di casa doveva aiutare ne avevano
uno, un nome in codice era un'ora, l'ora in cui dovevamo venire...
Ma il vostro vicino se n'è andato... Adesso era tutto chiaro: il
«fantasma di mezzanotte» era un nome in codice, aveva bussato da
noi perchè aveva sbagliato porta! Ho detto a papà: - C'è ancora il
fantasma di mezzanotte per le scale! - No, - mi ha risposto papà,
- non c'è più nessuno, sono sicurissimo, ho guardato molto bene.
Allora il fantasma di mezzanotte era forse un vero fantasma,
perchè era scomparso; ho guardato Lydia con aria interrogativa,
volevo sapere cosa ne pensava lei. Ma Lydia non mi stava
guardando; stava fissando la stella gialla della signora delle
undici. Poi ha spostato lo sguardo sulla mamma e le ha chiesto
qualcosa che non mi aspettavo da lei - Vorrei tornare a casa, - ha
mormorato.

Ho subito
pensato che la mamma avrebbe detto di no, che l'avrebbe rimandata
a letto con me, dato che era ormai mezzanotte passata e lei era
stata invitata per festeggiare il mio compleanno! Tutto questo era
semplicemente un capriccio, e un capriccio da bambina maleducata,
per di più! La mamma si è rivolta al papà: - Cosa ne pensi? Lydia
insisteva: - Voglio tornare a casa, per favore portatemi subito a
casa! - ed aveva cominciato a rivestirsi. Noi la guardavamo in
silenzio. La signora Keller ha detto timidamente: - Forse
bisognerebbe avvisare la sua famiglia di quanto sta accadendo...
Papà era piuttosto perplesso: - Così tardi?.. Mah, forse avete
ragione voi, la riaccompagnerò a casa. Vieni Lydia, andiamo. Mi
sono arrabbiata moltissimo; ho gridato a Lydia: - Cosa c'è che non
va? E' il mio compleanno, lo stai dimenticando? Lydia aveva un'
aria confusa. Mi ha messo in mano un pacchettino dicendo: - No,
no, non lo dimentico; ecco il tuo regalo, l'ho fatto io, spero che
ti piacerà. E senza più guardarmi è uscita con papà. La mamma l'ha
baciata. lo no. Ero così furibonda, così arrabbiata per essere
stata lasciata sola dalla mia migliore amica il giorno del mio
compleanno che mi sono messa a urlare per le scale: - Non me ne
importa niente, non sei più mia amica! E sono rientrata in casa
sbattendo la porta. Perché le ho detto che non era più mia amica
quando invece l'amavo tantissimo? Si dicono talvolta delle cose
che non si pensano veramente e che si rimpiangono a lungo. Adesso
sono una vecchia signora e le rimpiango ancora. Perché non ho mai
più rivisto Lydia. Dopo che Lydia se n'era andata, quella sera,
mamma ha detto alla signora delle undici , coricatevi nel letto
della bambina, domani troveremo un modo per aiutarvi. Questo era
veramente il colmo! La mamma faceva dormire nel mio letto una
signora ricercata dalla polizia! E io allora? Dove avrei dormito
io? -Tu, - ha detto la mamma, - tu dormirai nel lettone con me e
con papà. Ah bene! Finalmente qualcosa di bello! Non mi era mai
stato permesso di dormire tra papà e mamma, allora quella sera
stava veramente accadendo qualcosa di assolutamente insolito e
strano! Papà è rientrato quasi subito, Lydia non abitava
lontano: - Bene, - ha detto,
- ho riaccompagnato Lydia e ho avvisato i suoi genitori.
Mamma e papà si sono coricati: un bacio a destra alla mamma, un
bacio a sinistra a papà, mi sono addormentata in mezzo a loro due,
esausta. Quando mi sono svegliata, mi sono immediatamente
ricordata che era il giorno del mio o compleanno. Papà e mamma
erano già alzati: era molto presto, ma nella strada c'era un gran
rumore, grida, gente che camminava, i fischietti della polizia.
C'erano anche dei rumori in casa, qualcuno bussava con forza alla
porta di fronte. Nessuno andava ad aprire. Mi sono messa a correre
e ho raggiunto papà nell'ingresso, avevo paura. Hanno bussato alla
nostra porta. Papà ha aperto: era un poliziotto francese e ha
chiesto: - Non c'è nessuno nell'alloggio di fronte?
- No, nessuno, - ha risposto papà. - Non è esattamente
quello che ci era stato detto, - ha bofonchiato il poliziotto. Ha
dato un colpo d'occhio in casa nostra, dal vano della porta, senza
però entrare. La signora delle undici era sempre nel mio letto;
dalla porta il poliziotto non vedeva altro che i suoi capelli
sparsi sul cuscino. - Ah! - ha esclamato, - che bella cosa essere
giovani! I bambini, loro dormono anche sotto i bombardamenti, - e
se n'è andato. Appena il poliziotto se n'è andato, sono corsa alla
finestra e passando accanto al mio letto ho visto che la signora
delle undici che faceva finta di dormire, come facevo io quando
non volevo che qualcuno mi disturbasse. Fuori il rumore stava
aumentando. Nella strada c'era un lungo corteo di gente con delle
valige, scortati da poliziotti francesi. Perchè? Non avevano certo
l'aria di essere dei criminali...

Poi mi sono
accorta che molti di loro portavano, come Lydia, una stella
gialla. Stella del mattino dispiacere vicino...
Avevo il cuore stretto dall' angoscia: -
Mamma, - ho gridato, - dov' è Lydia? - Vestiti subito, - ha
detto la mamma, - andiamo a cercarla. Ero pronta in un batter
d'occhio. Ma siamo arrivate troppo tardi. Non c'era più nessuno
nell' appartamento di Lydia e la portinaia non ne sapeva niente.
La famiglia di Lydia era stata arrestata? Era riuscita a fuggire?
Mistero. Avevo un nodo di pianto in gola, ho detto alla mamma: -
Lydia non è proprio nata sotto una buona stella... La mamma si è
fermata, mi ha guardata e mi ha detto con decisione: - Le
disgrazie, Hélène, raramente vengono dal cielo, e in ogni caso non
questa disgrazia. Le disgrazie, sfortunatamente, vengono dagli
uomini, dalla cattiveria di alcuni, dalla debolezza di altri...
Com'è difficile vivere insieme... Mi ha presa per mano e siamo
tornate a casa. Nessuno pensava più al mio compleanno, anch'io me
n'ero dimenticata. Papà aveva condotto in qualche posto sicuro la
signora delle undici, mamma le aveva dato una sua giacca, senza
stella. Quando papà è rientrato gli ho detto con tristezza: -
Lydia è sparita. Si è seduto sul letto ed era molto abbattuto.
Mamma ha detto: - Forse non avremmo dovuto riportarla a casa... -
Forse avremmo dovuto... - ha risposto papà, ma non ha finito la
frase. Nessuno di noi aveva più niente da dire, nessuno sapeva
cosa avremmo dovuto fare. Sul mio letto, ho trovato il regalo che
mi aveva lasciato Lydia; con il cuore gonfio di angoscia, ho
aperto il pacchettino. Dentro c'era una bambolina di cartone che
lei aveva disegnato per me; al posto della testa, aveva incollato
il suo viso ritagliato da una fotografia: aveva anche disegnato e
ritagliato per la bambola tanti vestitini, gonne, camicette,
scarpe, una piccola giacca su cui spiccava la sua stella gialla.

Dietro la
bambolina ho scritto: «Lydia» Per molto tempo ho aspettato il
ritorno di Lydia per giocare nuovamente con lei e dirle che era
sempre la mia migliore amica. Ma la guerra è finita e Lydia non è
tornata e per molto tempo ho avuto una sorta di rancore verso le
stelle. Adesso sono ormai una vecchia signora e spero con tutto il
cuore che Lydia sia diventata, come me, una nonnina in qualche
paese di questo mondo. Mi piace immaginare che lei, un giorno,
leggerà questa storia alla sua nipotina, riconoscerà la sua
storia, si ricorderà di me. E allora si precipiterà al telefono e
mi chiamerà: - Pronto, Hélène?... Sono io, sono Lydia... Udire la
sua voce mi riempirebbe di una tale gioia... Allora io continuo a
sperare. Stella del mattino dispiacere vicino, stella della sera
speranza che si avvera.

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