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Da qualche anno sembra molto
cresciuto il dissenso dell'opinione pubblica mondiale nei confronti
della pena di morte. Anche in campo cinematografico si susseguono
incessantemente film di grande richiamo che pongono l'accento sulla
barbarie della morte inflitta "per legge". Esprimi liberamente il
tuo pensiero su questo dibattuto argomento.
Fin dalla notte dei tempi l'uomo si è
sempre servito della pena di morte, o pena capitale, per punire i
delitti ritenuti più gravi. Ma nel corso dei secoli egli è
sensibilmente cambiato ed è mutato sostanzialmente anche il concetto
di pena, non più considerata esclusivamente come punizione per un
misfatto commesso, ma come metodo per il recupero sociale del
condannato. Tuttavia, in diversi paesi, tale pena viene ancora
normalmente applicata. Nei tempi passati la pena di morte era
ritenuta soprattutto uno strumento efficacissimo di dissuasione.
Mediante la ghigliottina, la decapitazione con la scure, la
fucilazione, la sedia elettrica o l'impiccagione ogni nazione
eseguiva la sentenza nel «migliore dei modi».

Oggi, l'applicazione della pena
estrema è ancora in vigore in diversi paesi, tra i quali gli Stati
Uniti (in ben dieci Stati), dove dal 1976 a oggi, da quando cioè fu
ripristinata, le esecuzioni capitali sono state 245. In Italia la
pena di morte è stata abolita poco dopo l'unità del Paese. Ma poi
venne ripristinata con l'avvento del fascismo (Codice Penale del
1931) e successivamente riabolita con l'articolo 27 della nostra
Costituzione, che così recita: "Non è ammessa la pena di morte se
non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra". Rimase dunque
ancora in vigore tra le Forze Armate in tempi di guerra, ma nel 1994
venne finalmente sancita l'abolizione definitiva. Secondo un
concetto civile di pena, questa non è concepita come mero castigo,
ma come espiazione della colpa commessa e presupposto per il
recupero sociale. La pena ha dunque carattere eminentemente
rieducativo, al fine di reintegrare l'individuo nella società, non
per eliminarlo. Da qualche anno si sente con sempre minore frequenza
parlare della pena di morte come giusta punizione per i gravi
delitti che vengono commessi. Anche in campo cinematografico si
susseguono incessantemente film di grande richiamo che pongono
l'accento sulla barbarie della morte inflitta "per legge",
raccogliendo prontamente un importante mutamento dell'opinione
pubblica occidentale, sempre più orientata verso l'abolizionismo.

Nondimeno, sono ancora in tanti,
anche in Italia, a ventilare la necessità di una reintroduzione
della pena capitale per punire determinate categorie di reati
particolarmente gravi. Proprio nel nostro Paese, anni fa, vi fu una
violenta polemica che scosse l'opinione pubblica in tal senso,
quando venne avanzata da più parti la richiesta della pena di morte,
quale deterrente efficace da opporre al dilagare della «piaga
scabrosa e dolorosa» dei rapimenti. Ciò, evidentemente, esprimeva
gli umori di una parte non irrilevante del popolo italiano, che non
vuole saperne di pietà, in taluni casi particolari, come i sequestri
di persona, appunto, che forse rappresentano il punto più alto della
efferatezza umana. Invero, di fronte a taluni delitti, a caldo, non
possiamo non domandarci: è sufficiente punire con l'ergastolo,
lasciando in vita i sequestratori di bambini, che appena rimessi in
libertà, per buona condotta o dopo aver scontato la pena carceraria,
ritornano poi alla loro bieca attività? Ma per darsi una risposta,
umanamente giusta, è necessario essere lucidi, distaccati e capaci
di contenere l'ira e l'odio istintivi, così umani e così inadatti a
far scaturire un sereno, obiettivo giudizio.

La pena di morte va considerata come
una misura non proponibile in una società che ha costruito la sua
civiltà vincendo una lotta millenaria contro la barbarie originaria
dell'uomo. Ammazzare per punire chi ha ammazzato ci riporterebbe
indietro nella notte dei tempi, facendoci tristemente riappropriare
della inumana legge del taglione. Nel suo libro, Dei delitti e delle
pene, forse ancora troppo ignorato nelle scuole, Cesare Beccaria
scriveva: «Parmi un assurdo che le leggi che sono l'espressione
della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne
commettano uno esse medesime, e che per allontanare i cittadini
dall' assassinio, ne ordinino uno pubblico.» E tuttavia, la pena di
morte esercita ancora il suo fascino perverso. Nello Utah e in
alcuni altri paesi è prevista la fucilazione, che è considerata uno
dei metodi più barbari poiché, a differenza di quanto avviene nei
film, anche dopo il cosiddetto «colpo
di grazia» che viene dato al morituro sparandogli alla nuca o
alla tempia, lo stato di coscienza del medesimo può permanere ancora
a lungo. Negli USA è anche usato il metodo dell'iniezione, che
produce una paralisi respiratoria immediata e poi, indirettamente,
provoca il blocco cardiaco, conducendo alla morte, ma non prima di
6-12 minuti, e in alcuni casi anche di mezz'ora o un'ora.
Con tale sistema, nel Texas venne «giustiziato» tra gli altri Jesse
Jacobs, sebbene tutti sapessero, a cominciare dagli stessi giudici,
che non aveva commesso il delitto del quale era stato accusato.
La sua innocenza veniva riconosciuta subito dopo l'esecuzione,
provocando grande sconcerto nelle coscienze della gente: la
«giustizia» aveva commesso un omicidio.

Il Vaticano condannò aspramente
l'avvenuta esecuzione, come è giusto che facesse, ma la Chiesa
cattolica americana rimase in assoluto silenzio. I tribunali non
sono infallibili: basterebbe riflettere su questo caso per essere
contro la pena capitale, che purtroppo non è la prima volta che
viene comminata a un innocente, né sarà l'ultima. Anche la sedia
elettrica viene adoperata negli USA. Il condannato viene legato su
una sedia di legno, elettricamente isolata, e gli vengono applicati
degli elettrodi nei punti vitali, prima di iniziare l'esecuzione,
che sostanzialmente è un'orrenda tortura che si protrae per circa
dieci minuti, durante i quali, a più riprese, il boia invia corrente
ad alta tensione, intorno ai 2000 volt. Recentemente si stanno
facendo largo numerose voci sull'abolizione di questo metodo, ma non
credo che sia poi così importante il modo in cui viene comminata la
pena. Poi c'è la camera a gas, anch'essa adottata negli USA.
L'esecuzione avviene in una specie di cabina a tenuta stagna, dove
il condannato viene legato a una sedia, sotto la quale vengono poste
delle vaschette contenenti acido solforico e pastiglie di cianuro
che, reagendo, liberano una grande quantità di vapori venefici che
portano alla morte. Anche questo è un sistema per dare una morte
«sottile» ed estremamente dolorosa. In Iran sono in uso altri
supplizi.
Per il traffico di stupefacenti è prevista l'impiccagione, con il
«tradizionale» cappio che provoca lo strangolamento, dopo un'agonia
che può durare anche dieci minuti. Sempre in Iran, per «reati» come
l'adulterio, la prostituzione e la sodomia viene applicata un'
esecuzione cruenta ed efferata: la lapidazione. Essa consiste
nell'investire con una pioggia di pietre i condannati, fino al
sopraggiungere della morte. Forse si potrebbero anche «comprendere»,
in un moto irrazionale del cuore, le ragioni di chi auspica la pena
di morte per reati di strage o simili, senza doverle necessariamente
condividere.

Ma l'atteggiamento estremamente
«disinvolto», per così dire, di alcuni paesi del mondo, come l'Iran,
appunto, nei confronti di questa istituzione non può essere
assolutamente comprensibile se non prendendo atto del fatto che tali
paesi sono rimasti qualche secolo indietro nel cammino della
civiltà. Chi è consapevole della essenzialità della propria libertà
individuale è altresì consapevole che anche per i peggiori reati, la
«semplice» sottrazione della libertà costituisca una punizione da
potersi ritenere sufficientemente pesante. La logica, la morale
cristiana e il buon senso sono contro la pena capitale, mentre alle
scarse motivazioni di quanti sono a favore si contrappongono le
ragioni di una giustizia vera, del diritto alla rieducazione,
l'esigenza di non commettere omicidi di Stato, il divieto morale di
legalizzare la morte. Forse bisognerebbe assistere a un'esecuzione
per rendersi conto appieno di cosa significhi punire un uomo con la
morte, per quanto colpevole di gravi crimini. Magari a una
esecuzione un po' mal riuscita, di quelle in cui, come talvolta
accade, l'iniezione non risulti letale, ma provochi una lenta,
atroce agonia del condannato, o di quelle in cui il cianuro
disciolto nell'acido impiega diversi minuti prima di aver ragione
della disperata resistenza del morituro, sconvolto da conati
disumani.
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