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Nella prateria, dove mandrie di bufali
galoppano per steppe sconfinate e dove la volta del cielo è
immensa, viveva un tempo una tribù indiana, la tribù dei Corvi.
Per quegli indiani il corvo era un animale saggio e benevolo, e
siccome erano gente assennata e cordiale avevano deciso di
chiamarsi col nome di quell'uccello. I Corvi vagavano per la
prateria con le loro tende, la loro vita era pacifica e serena.
Ciascuno di essi portava un nome che rivelava una caratteristica
importante della sua indole. Così «Penna Danzante»era un ragazzo
che, anche se vigoroso e pieno di energia, sapeva muoversi con la
leggerezza di una piuma mossa dal vento. Penna Danzante era
benvoluto da tutti e tutti stimavano sua madre Lago Profondo.
Anche lei portava quel nome a buon diritto: la sua indole
tranquilla faceva pensare alle acque calme di un lago profondo. La
donna e il ragazzo vivevano da soli, e per questo gli altri membri
della tribù stavano loro molto vicini.

Il padre di Penna Danzante già da molto
tempo non viveva più con la tribù dei Corvi. Il suo nome era Due
Volti, e l'uomo aveva in effetti due volti. Il primo era un volto
sereno, come quello degli altri uomini della tribù. L'altro era
pieno di paura e di rabbia. Chi vedeva il secondo volto non
avrebbe potuto riconoscere il primo. Penna Danzante si ricordava
del tempo in cui Due Volti viveva ancora con
loro. Quando suo padre mostrava il primo volto, tutto andava bene
e la vita trascorreva tranquilla e serena. C'erano poi i momenti
in cui compariva il secondo volto, ed erano momenti di
preoccupazione e di angoscia. Penna Danzante era disperato e
neppure sua madre Lago Profondo non sapeva che fare. Alla fine gli
anziani della tribù si riunirono attorno al fuoco per decidere
come aiutare Due Volti. Il mattino dopo il consiglio, Penna
Danzante si presentò al più autorevole degli anziani e gli chiese
che cosa avesse suo padre. Il vecchio lo guardò a lungo e rispose:
«Tuo padre è molto malato. Il suo secondo volto è quello della
malattia che lo assale e lo afferra con i suoi artigli. Non
sappiamo come aiutarlo e abbiamo deciso di mandarlo da uno
stregone che vive molto lontano da qui».

E così avvenne. Accompagnato da alcuni
giovani guerrieri, Due Volti partì. Presto il gruppetto scomparve
alla vista degli altri indiani. Due Volti non si accomiatò da
nessuno e non si voltò indietro neppure una volta. Quella sera
Penna Danzante e sua madre Lago Profondo piansero a lungo nella
loro tenda. Ma in seguito si abituarono a vivere senza Due Volti.
Qualche volta si sentivano sollevati, perché i momenti pieni di
paura e di rabbia erano scomparsi. Però avevano anche nostalgia di
Due Volti. Soprattutto Penna Danzante sentiva moltissimo la
mancanza del padre. A volte il ragazzo andava nei posti in cui il
padre gli aveva insegnato a tirare con l'arco. Si ricordava di
quando avevano dato la caccia ai bufali e quando Due Volti gli
aveva spiegato il significato dei segnali di fumo. Se una figura
compariva all' orizzonte, Penna Danzante pensava: «E' mio padre
che arriva! Due Volti è di nuovo qui!». Ma non era mai lui. Quando
la nostalgia del padre lo prendeva, il ragazzo si confidava con
sua madre. Un giorno ella gli disse: «Appena tuo padre starà
meglio, ti invierà dei segnali di fumo. lo lo so. Aspetta». Da
quel giorno Penna Danzante era in attesa dei segnali che suo padre
gli avrebbe inviato. Non gli interessava più giocare alla caccia
al bufalo con gli altri ragazzi della tribù o ascoltare storie
attorno al fuoco dell' accampamento. Stava per ore seduto in mezzo
alla prateria a fissare l'orizzonte. Teneva sempre pronta della
legna per poter accendere un fuoco. Finalmente, una chiara mattina
d'autunno, vide dei segnali di fumo.«Penna Danzante», lesse, «sono
Due Volti». Seguirono poi molti altri segnali, ma Penna Danzante
non li capì. Si affrettò ad accendere la legna che aveva e ad
inviare a sua volta segnali: «Non ti capisco. Fai altri segnali!».
Ma i segnali che suo padre inviava continuavano a essere
incomprensibili. Penna Danzante se ne tornò triste all'
accampamento. Un giovane guerriero lo vide e gli chiese per quale
motivo era così mesto. «Due Volti mi ha mandato dei segnali di
fumo», rispose a bassa voce il ragazzo, «ma ho capito solo i
primi. Non riesco a interpretare bene i segnali di fumo». Il
guerriero si offrì di aiutarlo. Il giorno dopo si recarono
entrambi nella prateria, accesero un fuoco e si esercitarono tutto
il giorno con i segnali di fumo.

Alla sera il guerriero disse a Penna
Danzante: «Adesso conosci tutti i segnali che esistono. Non
conosco nessuno che li sappia usare meglio di te». Però, quando
ricevette da suo padre altri segnali di fumo, di nuovo Penna
Danzante riuscì a decifrare soltanto i primi. Quelli che venivano
dopo erano incomprensibili. E le cose continuarono così per
parecchi giorni. Penna Danzante trascorreva tutte le ore di luce
nella prateria a fissare l'orizzonte. Quando si levavano segnali
di fumo, cercava disperatamente di interpretarli.
Alcuni li capiva: «Penna Danzante», «Due Volti», «molto lontano»,
ma i più erano incomprensibili. Alla fine decise di chiedere
nuovamente aiuto al guerriero suo amico. Questi andò con lui nella
prateria, osservò a lungo i segnali e infine disse: «Quei segnali
sono confusi, nessuno riuscirebbe a decifrarli. Non è colpa tua se
non ce la fai». Penna Danzante tornò triste all' accampamento.
Alla sera parlò del suo cruccio a Lago Profondo.

Sua madre, di solito
tranquilla e controllata, quella volta si irritò e gli disse:
«Adesso basta. Non andrai più nella prateria da solo!». Da allora
Penna Danzante passò le sue giornate nell' accampamento. I giochi
con gli altri ragazzi non lo interessavano, continuava a scrutare
l'orizzonte tra una tenda e l'altra. Per molto tempo non ebbe
notizie di suo padre. Crebbe, si fece più alto e più forte, pur
restando agile e leggero come una piuma. Spesso pensava a suo
padre e ai segnali incomprensibili che gli aveva inviato. Una sera
sua madre, mentre stavano accanto al fuoco dell'accampamento, gli
disse: «Tuo padre sta meglio. Pensa molto a te e vorrebbe inviarti
ancora dei segnali di fumo. Sono d'accordo che tu li riceva, però
se non li capisci me lo devi dire». Penna Danzante era felice. Il
giorno successivo ancor prima che spuntasse il sole si recò nella
prateria. Era una mattinata limpida e fresca. Il ragazzo aveva
freddo, e l'erba umida di rugiada bagnava i suoi mocassini di
cuoio. Poi il sole sorse e presto i suoi raggi riscaldarono Penna
Danzante e asciugarono i suoi mocassini. Pieno d'impazienza, il
ragazzo fissava lo sguardo lontano. Finalmente scorse il primo
segnale di fumo. Subito accese un fuoco.«Sono contento di poter
comunicare con te, Penna Danzante», lesse, «da quanto tempo
aspettavo questo momento!».«Anch'io
sono contento. Desideravo tanto sentirti», : rispose Penna
Danzante. I segnali di fumo si intensificarono.
Padre e figlio si raccontavano a vicenda quello che era accaduto.
Due Volti disse dove viveva e come trascorreva le giornate. Penna
Danzante riferì quello che aveva imparato e disse chi era il suo
migliore amico. Si scambiarono a lungo i loro segnali. Al momento
del congedo, Due Volti disse: «il mattino che seguirà ogni notte
di luna piena comunicheremo con i segnali di fumo».«D'accordo!»,
rispose Penna Danzante. Tornò all' accampamento pieno di felicità.
Faceva salti di gioia e cantava i canti più allegri della sua
tribù. Penna Danzante e Due Volti fecero come avevano convenuto.
Il mattino che seguiva ogni notte di luna piena si scambiavano
segnali di fumo. A volte a Penna Danzante sembrava che quei pochi
segnali non bastassero. Gli sarebbe piaciuto comunicare più spesso
con suo padre, e ancor di più gli sarebbe piaciuto vederlo. La
cosa che desiderava maggiormente era che Due Volti tornasse a
vivere con i Corvi.

Però il ragazzo sapeva che
ciò non sarebbe mai avvenuto. Perciò si accontentava dei segnali
di fumo ed era felice quando arrivava il plenilunio. Ora gli
piaceva di nuovo giocare con gli altri ragazzi della tribù. Una
mattina Penna Danzante lesse nei segnali di fumo di suo padre
qualcosa che lo turbò profondamente: "Ti voglio talmente bene,
Penna Danzante, che sento quanto la vita senza di te non abbia
alcun valore. Voglio comunicare con te più spesso: quello che
posso fare adesso non mi basta". Penna Danzante
rispose immediatamente: «Certo che possiamo comunicare più spesso.
Ti voglio tanto bene, Due Volti!». Da quel giorno il ragazzo si
allontanava spesso dall' accampamento per inviare messaggi a suo
padre. Ogni volta questi voleva che il figlio si fermasse
più a lungo e sempre più spesso inviava messaggi : «Se non posso
comunicare con te», diceva Due Volti, «la mia vita non ha alcun
valore. ». Penna Danzante era sempre più abbattuto. Le
parole del padre lo perseguitavano anche nel sonno. Aveva degli
incubi e di notte si svegliava di soprassalto sognando che suo
padre stava per annegare in un fiume impetuoso. Lago Profondo lo
teneva fra le braccia fino a che non aveva smesso di singhiozzare
e le lacrime non si erano asciugate. Gli chiedeva che cosa lo
avesse tanto spaventato, ma Penna Danzante non poteva dirle la
verità. Mormorava qualche frase sconnessa sugli orsi e poi si
girava dall' altra parte, di modo che la madre non potesse vederlo
in viso. Ogni mattina il ragazzo sgattaiolava via dall'
accampamento, per mandare al padre i suoi segnali di fumo. Ma non
era più felice, perché a spingerlo era la paura. Per giocare era
ormai troppo stanco. Una mattina, inaspettatamente, Penna Danzante
trovò accanto al fuoco il guerriero che qualche tempo prima
l'aveva aiutato con i segnali di fumo. Questi scrutò a lungo il
ragazzo e poi gli disse: «Ho visto i segnali che Due Volti ti ha
mandato. Capisco che tu sia preoccupato e angosciato, ma ti voglio
raccontare una storia:«C'era una volta un piccolo bufalo. Suo
padre, che un tempo era stato grande e forte, era ormai debole e
malato. Siccome era un buon figliolo, il bufalo stava accanto al
padre e lo aiutava come poteva. Un giorno la mandria vagando per
la prateria arrivò in riva a un grande fiume, e il
vecchio bufalo disse al figlio: "Portami sull' altra sponda". "Non
posso farcela", rispose il piccolo bufalo, "sei troppo pesante e
io so a malapena nuotare". «Ma il vecchio bufalo continuò a
insistere, arrivò addirittura a minacciare di buttarsi nel fiume e
di lasciarsi affogare. Allora il figlio cedette. Scesero insieme
in acqua e il vecchio bufalo, pesante com' era, salì in groppa al
giovane. Già dopo pochi metri al piccolo bufalo vennero meno le
forze: si sentiva spinto sott' acqua e non riusciva più a
respirare. Per fortuna gli altri bufali vennero loro in aiuto,
altrimenti sarebbero entrambi annegati miseramente.

Solo allora il vecchio bufalo
si rese conto che gli altri animali del branco lo avrebbero potuto
aiutare più di quanto non aveva fatto suo figlio, e il piccolo
bufalo imparò che avrebbe fatto meglio a non cedere alle richieste
del padre». Quando il guerriero ebbe terminato il suo racconto,
stette a lungo a sedere accanto a Penna Danzante. I due tacquero
per un po', poi il guerriero chiese al ragazzo: «Pensi che se i
due bufali fossero annegati la colpa sarebbe stata del più
piccolo?».«No», rispose subito Penna Danzante, «certo che no. Era
così piccolo.. .».«Adesso parliamo un po' di te», riprese il
guerriero a bassa voce. «Tu sei ormai un ragazzo grande, però sei
ancora giovane. Certo vuoi bene a tuo padre, però anche tu
annegheresti con un bufalo sulle spalle». Quella notte Penna
Danzante non riuscì a dormire. Pensava alla storia che aveva
ascoltato. Il mattino dopo si alzò prima dell' alba e corse nella
prateria. Accese il fuoco e aspettò. Il cielo era coperto e
grigio. A un certo punto Penna Danzante vide i segnali di fumo di
suo padre. Non perse tempo a interpretarli, si affrettò invece a
inviare i suoi: «D'ora in poi verrò meno di frequente. Ti manderò
i miei segnali dopo ogni plenilunio. Ti voglio tanto bene». Poi
volse le spalle al fuoco e tornò all' accampamento. Il sole era
spuntato tra le nubi, l'erba e i fiori riacquistavano il loro
splendore e Penna Danzante sentiva addosso il calore dei raggi. Si
unì al gruppo di ragazzi che stavano giocando tra le tende: si
sentiva sereno e contento. Pensò che dopo il plenilunio avrebbe
nuovamente scambiato segnali di fumo con suo padre, ma che fino ad
allora avrebbe giocato con gli amici e sarebbe stato a sentire le
storie che si raccontavano attorno al fuoco. E da allora in
poi fece così.
Per i genitori: «Penna Danzante, ragazzo
indiano»ovvero i bambini non sono responsabili per i loro genitori
Antefatto
Alex è un ragazzo di nove anni che
vive con la madre. Il padre soffre di depressione e le sue
condizioni sono peggiorate dopo che si è separato dalla moglie. I
contatti di Alex col padre hanno talmente stressato il ragazzo da
indurre sua madre a negare al figlio ogni rapporto col marito
all'infuori delle conversazioni telefoniche. Siccome il padre di
Alex non riesce ad avere rapporti normali con nessun' altra
persona, suo figlio è il solo individuo in grado di dargli una
ragione di vita. In occasione delle conversazioni telefoniche con
suo figlio l'uomo gli ricorda questo fatto, insistendo per avere
con lui conversazioni più frequenti e rapporti più stretti.
Obiettivo
L'obiettivo della fiaba è quello di far capire ad Alex che egli
non è responsabile del problema del padre, che è malato di
depressione, e di fargli ritrovare il piacere di dedicarsi ad
attività più confacenti alla sua età.
Procedimento narrativo
La fiaba è ambientata nel mondo
degli indiani, vale a dire di uomini che da generazioni sono
ammirati dai ragazzi per il loro valore e il loro coraggio.
Alex ha bisogno di queste qualità per liberarsi dall' onere che il
padre gli impone. La comunicazione con i segnali di fumo e il
contenuto dei messaggi rappresentano il potere che un genitore può
esercitare su un figlio che gli vuole bene. In simili situazioni
solo l'intervento di una terza persona può essere d'aiuto. La
madre soffre con suo figlio e pertanto non ha la forza di prendere
decisioni risolutive. Nella fiaba la terza persona sono i ragazzi
della tribù di Penna Danzante, il guerriero che conosce bene i
segnali di fumo e gli altri bufali della metafora inserita nel
racconto. La soluzione del problema consiste nel riconoscere che i
ragazzi non sono obbligati a «salvare» un loro genitore, non ne
hanno il diritto e neppure sono in grado di farlo.
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