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Il mio papà della Russia beve troppo vino e diventa cattivo. lo ho tre anni, vedo con i miei occhi! Allora mio papà della Russia è in prigione e io sono solo con una donna cattiva! Lei dice sempre: - Tu vai là! Urla sempre: Aaaahh! Aaaahh! lo scappo in strada, corro nelle macchine. Un poliziotto mi vede, dice: - Come ti chiami? - Peter!- Dove vai?- Vado via!- Dove?- Via! Ma il poliziotto mi prende per un orecchio e mi porta dentro l'Istituto. L'Istituto è schifoso, i muri sono gialli, marroni, sporchi! Al mattino noi bambini ci alziamo e andiamo a scuola fino alle sette, dopo mangiamo e andiamo a letto a riposare fino alle tre, poi andiamo fuori a giocare con la bicicletta e le palle, mangiamo, cambiamo i vestiti e andiamo a letto.In ogni camera dormono venti bambini, prima di dormire fanno sempre a botte, sono cattivi, poi arriva sempre una maestra, spegne la luce e dormiamo. Un giorno arriva all'Istituto una nuova mamma e un nuovo papà, solo c'è un problema, sono italiani, allora è per questo che adesso io abito qui, in Italia, in questo paese, perché loro hanno la casa in Italia.
 La Russia è moltissimo diversa dall'Italia: non ci sono cartoni animati, computer, Lego, Mountain Bike, bar, non ci sono maestri, ma solo maestre. In Russia ci sono molti cani, gatti, ragni, maiali, macchine, tram e tanti uomini che lavorano e hanno tutti la pelle bianca come qui, ma sono più tristi, perché stanno zitti e parlano poco e quando parlano, parlano in russo, non in italiano. Adesso io ho otto anni e sono in terza classe ma non vengo alla mensa, perché mia mamma italiana fa da mangiare, noi mangiamo insieme e dopo torno a scuola. Quando vado a casa da scuola gioco con il Lego, il cane, la Mountain Bike, i miei amici, i miei cugini, la mamma, aiuto mio padre a mungere le mucche nella stalla, noi abbiamo venti mucche, oppure io vado al bar con il papà, oppure dalla zia, oppure a cavallo con il nonno e i miei cugini. Mia sorella è ancora in Istituto in Russia, si chiama Sonia Kasuman, ha i capelli neri, lunghi, gli occhi marroni.
 La mamma e il papà hanno detto che tra tanti mesi noi andiamo in Russia a trovare mia sorella e dopo prendiamo mia sorella in Italia. lo non conosco Nabil, perché lui non viene a scuola qui, ma in un' altra scuola, però un giorno io scrivo a lui una lettera in italiano c'è anche il mio indirizzo e il mio numero di telefono in italiano. Dopo cinque giorni arriva una lettera di Nabil, anche lui scrive in italiano e anche nella sua lettera c'è l'indirizzo, però il numero di telefono no, perché a casa di Nabil non c'è il telefono. Domenica pomeriggio mio padre chiede se voglio andare da Nabil, perché lui vede la lettera, allora io dico sì e partiamo con la macchina io, mio padre e mio cugino Michele. Noi arriviamo nel cortile di una casa e mio padre vede una donna italiana sul prato, lei legge e prende il sole, allora mio padre chiede a lei: - Scusi signora, c'è un bambino che è nato in Marocco, qui? La donna si veste, chiude il libro e dice: - Si, come si chiama il bambino?- Nabil. Allora viene fuori Nabil, ma dall'altra casa, dietro, quella vecchia. - Sono Peter! Lui sorride, perché non immaginava che venivo. Noi entriamo in casa di Nabil, una casa povera, non c'è neanche un gioco per giocare, solo la televisione e il tavolo e il divano è basso, come per dei nani, ma Nabil è alto, anche sua mamma. In casa c'è solo lui con sua madre, perché gli altri fratelli sono via, con suo padre, in macchina, perché lui con le mani fa come se guida, lui fa bbrroummm! il rumore del motore, forse lui dice anche dove vanno, perché dice un nome, una parola, ma io non capisco bene, neanche mio padre, neanche Michele, però noi non diciamo niente o non parlo in arabo, Nabil non parla in russo, noi non sappiamo parlare molto bene italiano, perché lui è ancora meno capace di me, allora guardiamo i cartoni animati in televisione insieme a mio cugino Michele. Mio papà parla con la mamma di Nabil, ma lei non capisce, lei è in cucina, Nabil dice che non sa parlare niente di italiano, solo una parola o due, solo Ciao! Buon giorno! Buona notte! però ci porta una Coca Cola da bere, noi diciamo Grazie! e lei capisce, mi sembra, perché lei sorride. Allora mio padre parla con Nabil e dice che un giorno torniamo lì e Nabil può venire a casa nostra. - Ti piacciono gli animali? - Si! - Noi abbiamo tanti animali e dopo li vedi! Nabil dice questo a sua mamma, ma lo dice in arabo, così lei capisce meglio e lei dice di sì con la testa: Nabil può venire! Dopo salutiamo Nabil e sua mamma e andiamo via, perché non sappiamo più cosa dire e cosa fare. Un amico di mio padre dice che in Italia devono stare solo italiani, perché dopo non c'è più lavoro per tutti e tutti diventiamo poveri e non hanno più da mangiare. Per me questo può essere vero per i grandi, ma a scuola i bambini non pagano per andarci, perciò può andare chi vuole, c'è ancora posto e se non c'è più posto vai in un'altra scuola. Poi un bambino non mangia molto! Per me se la nostra classe ha uno, due o tre o quattro o cinque bambini in più non è un problema, anche se i bambini non sono italiani, perché tutti i bambini hanno un cervello e se imparano l'italiano imparano tutto. Per esempio, io subito non capivo, perché parlavo un'altra lingua, perché ogni paese ha una lingua, ma adesso io ho imparato bene l'italiano, presente, passato prossimo, imperfetto, futuro, io imparo e capisco tutto.
 Un bambino non italiano in classe può anche essere molto utile! lo non dico così perché sono nato in Russia, perché adesso io abito in Italia e mio papà e mia mamma sono italiani e anche io allora sono italiano, adesso, io dico così perché ho un motivo. Per esempio se arriva a scuola una persona straniera che non parla italiano ma parla russo, perché viene dalla Russia, io capisco e dico a tutti i miei compagni e alla maestra cosa dice, però deve dire solo poche parole, perché ormai è passato tanto tempo e io non mi ricordo più bene. Se invece arriva una persona che parla spagnolo, lo capisce Jo. Nella mia scuola noi impariamo l'italiano ma anche l'inglese, anche se noi bambini non siamo inglesi, neanche uno, perché imparare le lingue delle altre nazioni è importante, se per esempio fai un viaggio, così non ti perdi. Per me non c'è nessuna differenza tra me, Jo e gli altri bambini italiani della scuola, l'unica differenza è che Jo ha un tiro del pallone più forte del mio.
 
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