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Piccantine rosse di Pal

Dose
per 6 persone
6
fettine di noce di vitello da 100 g ciascuna
I
cucchiaio di farina
I
mazzetto di prezzemolo
I
pizzico di origano
100 g di
pomodori
I
bicchiere di brodo
una noce
di burro
2
cucchiai di olio d'oliva salsa worcester (a piacere) sale

Battete le
fettine di vitello molto sottili e infarinatele leggermente. In un
tegame basso e largo fatele rosolare da ambo i lati con un velo di
olio d'oliva bollente. Salatele e adagiatele in una pirofila da
forno. picchiettate la superficie con dadini di pomodoro fresco,
prezzemolo tritato e poco origano (a molti bambini non piace e
quindi potete non metterlo). Ponete su ogni fettina un fiocchetto di
burro e tenetele al caldo in forno. Preparate il sugo nel seguente
modo: unite al fondo di cottura delle fettine una noce di burro, il
brodo bollente e qualche goccia di salsa worcester.Cospargete con il
sugo le fettine di vitello e mettetele per qualche minuto nel forno
a 220 gradi. Ottime accompagnate con purè di patate o con riso.
Pal il bambino sgonfio
C'era una volta
un bambino sgonfio. Si chiamava Pal. Tutte le mattine si svegliava
nel suo lettino ed era molle come un cencio. La mamma allora doveva
riempirsi i polmoni e soffiare dentro il suo ombelico tanta e tanta
aria fino a fari o stare in piedi. Ma soffia oggi, soffia domani,
la mamma non aveva più forze. Vi erano
delle mattine
in cui riusciva a gonfiarlo
bene e allora lui stava
dritto in piedi e aveva un bel sorriso e le guance rotonde,
ma vi erano altre mattine in cui la mamma non gli dava abbastanza
aria e allora Pal camminava gobbo, aveva il sorriso triste e la
guance all'ingiù. Non poteva sollevare le braccia, e le gambe
trascinavano i piedi. A scuola i compagni lo prendevano in giro.
Quando era «pieno d'aria» lo chiamavano Pallone gonfiato, quando
invece era sgonfio (il che accadeva la maggior parte delle volte) lo
chiamavano Palloncino. La vita di Pal non era un granché. Un bambino
fatto d'aria non poteva di certo essere felice. Doveva stare attento
a non bucarsi: uno spillo, infatti, avrebbe potuto essergli fatale.
Doveva stare attento a non starnutire perché uno starnuto lo avrebbe
ridotto uno straccio. Doveva stare attento a non volare via con il
vento.

E, soprattutto,
doveva stare attento a non parlare troppo e a non fare troppe
domande. Perché le parole sono fatte d'aria e troppe parole gli
avrebbero fatto sprecare un sacco d'aria. La mamma, infatti, soleva
dirgli: «Le tue sono parole sprecate!» e purtroppo aveva ragione.
Pal non poteva mai dire: «Uffa!» e sbuffare come facevano i suoi
amici. Per sua fortuna, però, c'erano alcune cose che lui poteva
fare e gli altri no. Poteva, per esempio, nuotare per ore e ore
senza mai stancarsi, perché galleggiava benissimo. Poteva farsi
portare in braccio dalla mamma anche da grande, perché non pesava
niente. Poteva mangiare chili di pop corn e di zucchero filato,
perché tutte le cose che gonfiavano la pancia gli facevano bene
anziché male. Poteva dimenticarsi di respirare, perché anzi si
sentiva meglio. Ma la sua vera fortuna era che poteva volare!
Bastava dire alla mamma di portarlo dall'uomo che vendeva i
palloncini, farsi soffiare dentro un po' di quell'aria magica e, via
che partiva in alto nel cielo. Rimaneva lì, sospeso nell'aria per
ore e ore a guardare i suoi compagni dall'alto in basso. Si faceva
spingere dal vento sopra i tetti delle case, sopra i campanili,
sopra i prati in fiore e si godeva il panorama. «Che spettacolo
volare!» gridava felice e finalmente tutti lo invidiavano. «Pal,
portaci con te!» gli dicevano gli amici, ma lui amava starsene da
solo e talvolta volava così in alto che la testa gli andava in mezzo
alle nuvole.«Che cosa c'è nelle nuvole?» gli chiedevano tutti e Pal
rispondeva: «C'è tutto quello che uno può immaginare». Allora gli
amici immaginavano cose meravigliose. Un giorno, mentre Pal aveva la
testa tra le nuvole, intravide in giardino una bimba bellissima.
Tanto che gli venne voglia di volare giù per conoscerla. Aprì la
bocca per fare uscire l'aria e scendere da lei.«Come ti chiami?» le
chiese.«Mi chiamo Lina e sono una tua vicina.»«Davvero? Allora mi
conosci», disse Pal. «Sì», rispose Lina, «e so che tu puoi volare.
Mi porteresti a fare un giro nel cielo con te?»Questa volta Pal non
riuscì a dire di no, la prese per mano e la portò a volare con lui.
Da quel giorno se vedi una pallina che vola, non stupirti, sono Pal
e Lina che, essendosi perdutamente innamorati, hanno voluto mettere
i loro nomi vicini per essere uniti per sempre.
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