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Nota per i genitori
Questo racconto é la storia di Giacomo nei giorni che precedono, accompagnano e seguono la morte del nonno. Affrontare con un bambino il tema della morte non è, nemmeno in teoria, facile. La morte, tuttavia, è una realtà destinata ad entrare a far parte della vita del bambino: sia essa morte di un animale, di una persona conosciuta o di una persona amata.E' doveroso, quindi, che i genitori preparino il bambino a questa realtà capace, forse più di ogni altra, di suscitare interrogativi, di provocare timori. Questo è l'obiettivo: attraverso il racconto della morte di una persona cara rispondere alle domande, stimolare le osservazioni e riflessioni, e nello stesso tempo aiutare i genitori ad aprire un dialogo adatto all'età e al grado di maturità del bambino. Come sempre, anche nel caso dell'esperienza della morte il bambino ha bisogno di verità: occultarne la realtà o coprirla di eufemismi possono solo creare nuovi problemi. Non dire, dunque, «se ne è andato», perché nel bambino potrebbero instaurarsi sensi di abbandono e di colpa; né dire «si è addormentato», perché si rischia che il bambino perda la serenità del sonno; frasi come «era tanto ammalato... poi è morto» possono creare nel bambino, soggetto alle malattie proprie dell'infanzia, inutili paure e ansietà. Anche se il credo religioso della famiglia può aiutare a trovare le parole adatte, la realtà irrevocabile della morte non deve essere sottaciuta. Come sempre, anche nel caso dell' esperienza della morte il bambino ha bisogno di spontaneità: è bene, quindi, non reprimere il suo pianto e le sue manifestazioni di dolore: piuttosto fategli capire che anche voi provate gli stessi sentimenti e confortatelo amorevolmente. Per questo, se il bambino è sufficientemente maturo, è preferibile che egli partecipi con la famiglia ai funerali della persona amata: l'amore e la solidarietà di cui si sentirà circondato addolciranno la sua pena. I genitori, infine, sono chiamati a riservare una particolare attenzione all' educazione del sentimento del bambino attraverso il ricordo, inteso come mezzo per creare un legame durevole con la persona che è mancata e non certo come artificiale e deleteria invenzione di una presenza inesistente. Non scoraggiate il bambino che parli della persona cara o che desideri conservare un suo oggetto, ma aiutatelo affinché la memoria diventi un confortante e dolce sentimento, un' armoniosa e costruttiva componente della sua crescita.

Nella palestra della scuola Giuseppe fece dei segni a Guendalina, finché non ne richiamò l'attenzione. «Come mai Giacomo non è venuto a scuola?» le sussurrò. A Guendalina non piaceva rischiare di essere richiamata dall'insegnante. «Non so, ci vediamo all'uscita»si limitò a dirgli più piano che poté. Giuseppe e Guendalina, ossia Gius e Guen, come li chiamavano tutti, erano amici da sempre: vivevano in due case vicine, giocavano insieme, frequentavano la stessa scuola, anche se Guen, che aveva dieci anni, faceva la quinta elementare, e Gius, che ne aveva nove, faceva la quarta.
Tornando verso casa i due amici non erano del solito umore spensierato. Pensavano a Giacomo, detto Giac, il terzo amico del gruppo: un biondino di otto anni, dall' aria sempre svagata, a cui non si poteva non voler bene.«Secondo te» disse Gius «perché Giac non è venuto a scuola?»«Ho proprio paura di saperlo» disse Guendalina.«Il nonno?» A questo Gius aveva già pensato. «Credi che sia morto?» «Spero di no, ma ieri Giac mi aveva detto che si era aggravato.» Fecero ancora un tratto di strada, fianco a fianco, senza parlare. «Passiamo a casa sua» propose Gius. La villetta del compagno era chiusa. Gius e Guen seppero da una vicina che Giacomo, suo papà e sua mamma erano partiti in piena notte, svegliati da una telefonata improvvisa, ma quando erano arrivati al paese dove il nonno abitava era già troppo tardi. «Povero Giac!» mormorò Guen. «Se potessimo fare qualcosa...» «Telefoniamogli» propose Giuseppe con decisione. «Gli farà piacere sapere che pensiamo a lui.» In casi del genere il guaio è che non si sa mai bene che cosa dire... e così si balbettano parole assurde o, peggio, si resta muti. Accadde anche a Gius e Guen appesi al telefono, tiravano su col  naso per non piangere. Sembrava quasi che fosse Giacomo a confortare i compagni. «Per fortuna l'ha presa bene!» disse Giuseppe.«Macché!» gli rispose Guendalina. «Non si è ancora reso conto. Starà molto peggio tra qualche giorno. Succede sempre così!» Per Giac  quello era un gran brutto colpo.
E' sempre doloroso perdere un nonno... ma ci sono nonni normali e ci sono nonni speciali. Il nonno  di Giac era speciale, e Giac lo adorava e ne andava molto fiero. Quante cose gli aveva insegnato a vedere, che incanto erano i suoi racconti! Le giornate passate con il nonno  erano per Giac piene di sorprese di scoperte, di avventure! Quando Giuseppe ritornò a casa, la mamma lo guardò preoccupata. «Perché quella faccia?» gli domandò. «E' per Giac» rispose Giuseppe. «Gli è morto il nonno!»«Povero ragazzo!» disse la mamma. «E' terribile perdere una persona cara!» Gius pensò ai fiori che lui e la mamma portavano sulla tomba della nonna, e gli si strinse il cuore.«Povero nonno!» sospirò anche il padre di Guen. «E povero Giac!» «Sì, proprio povero!» ripeté Guendalina. «Si sentirà molto solo, ora!»
«Che cosa vuoi dire?» le chiese la mamma. « Voglio dire» continuò Guen «che quando morì il nonno, tu stavi vicino alla nonna, che ne aveva tanto bisogno, papà si occupava di tutte... quelle cose che si devono fare, e io... io mi sentivo così sola!» «Hai ragione» le rispose il padre. «Perché tu e Gius non andate a trovare Giac? Vi accompagnerò io.» Con un paio di telefonate tutto fu organizzato, e di lì a poco il padre di Guen pilotava i due compagni al paese del nonno di Giacomo. L'incontro dei tre ragazzi fu commovente. Impetuosa com' era Guen si slanciò ad abbracciare l'amico. Ma quando lei e Gius cercarono di parlargli, di nuovo non trovarono nulla da dire. Finalmente Gius prese in mano la situazione «Andiamo a far merenda» disse. «Abbiamo portato dei dolci.» In cucina, seduti intorno al tavoli Gius e Guen cominciarono a dire a  Giac tutte quelle cose che, in queste circostanze, si sentono dire ai grandi. «Povero Giac» sospirò ancora Giuseppe.
«Non dimenticherò mai quanto soffrii quando morì Billy, il vecchio cocker che avevo prima di Maciste...» «Non vorrai mettere un cane sullo stesso piano di un nonno?» lo interruppe Guen, indignata. «Ma io al mio Billy volevo un sacco di bene...» insistette Gius. «Anch'io ho perso il nonno» troncò Guen. «So bene che cosa significa... Mi piaceva tanto giocare con lui quando ero piccola... Ricordo... che quando è morto non facevo altro che piangere!» «Il nonno non sarebbe contento di vedermi piangere» disse Giac. «Anzi, gli dispiacerebbe. Penserebbe che non ho capito.
Ricordo quella volta che Milly ebbe i gattini, e subito ne morì uno. Milly continuò ad allattare gli altri. La morte, mi disse il nonno, è una cosa naturale, fa parte della vita, come le foglie che cadono in autunno... «Quando si è ammalato» continuò Giac ricacciando indietro le lacrime «il nonno mi ha detto che non si muore mai veramente fino a quando c'è qualcuno che ci vuole bene e continua a pensare a noi. "lo sarò con te" mi ha detto" anche se potrà sembrarti che non ci sarò più. Tutte le volte che penserai a me, sarà come se noi fossimo ancora insieme."»
Tutti al paese volevano bene al nonno: così il giorno seguente, quando ci furono i funerali, molti furono gli amici e i vicini che si raccolsero intorno alla sua casa. I bambini sentivano sussurrare saluti e parole affettuose, e tutti erano teneri e gentili, in particolare con la nonna di Giac, che ogni tanto piangeva sommessamente, ma con grande compostezza; stringevano poi la mano del papà e della mamma di Giac, che li ringraziavano commossi. Anche Giac era con i genitori, e vicino gli stavano Guen e Gius. Il grande dolore che provava era addolcito dal pensiero che il nonno non lo aveva lasciato veramente e dall' amore che sentiva intorno a sé.
Il lungo corteo di automobili si avviò. Giac era nella macchina del padre di Guendalina, con i suoi amici. Ad un certo punto il vento agitò il nastro appuntato sul grande cuscino di fiori che era stato disposto sopra l'auto funebre. Al bambino sembrò che il nonno gli stesse facendo ciao. Sporse la mano dal finestrino e fece ciao anche lui. «Che cosa fai?» gli chiese Guen. «Saluto il nonno» rispose Giac.Il giorno dopo Giac tornò a scuola. Un compagno gli prestò il quaderno, perché copiasse i compiti. Giac comprese il significato di quel gesto affettuoso. La maestra non disse niente quando sorprese Giac che guardava fuori della finestra. C'era una nuvola nel cielo.
 La sua forma strana ricordava a Giacomo il nonno con la canna da pesca...Il nonno aveva ragione: era come se non fosse andato via davvero. Bastava che Giac pensasse a lui, e lui era là, vicino al nipote. Una domenica Giac andò a pesca, come aveva fatto tante volte con il nonno. Giac sistemò l'esca e regolò il mulinello. La canna gli sobbalzò tra le mani. Giac aveva pescato la trota più grossa che avesse mai visto. Certo, c'erano momenti di grande tristezza, in cui era difficile impedire che le lacrime cadessero sul quaderno e vi lasciassero una grande macchia umida e stinta.
Perché il nonno adesso era la fotografia sullo scrittoio, la conchiglia che avevano trovato insieme, la collezione di foglie, di pigne, di bacche, di piume... che avevano raccolto, l'aquilone ormai un po' strappato che gli aveva insegnato a costruire. Era triste particolarmente la sera, quando Giac, solo in camera sua, non riusciva ad addormentarsi. Era una nostalgia dolce, un sentimento nuovo che Giacomo provava per la prima volta.
Quella notte Giac si alzò e aprì la finestra. C'erano le stelle. No, non erano le "stelle" come dicono tutti quelli che non hanno avuto la fortuna di avere un nonno speciale: ma erano Giove la costellazione di Orione, e c'era l'orsa Minore con la Stella Polare, e c'era la luna calante o crescente che se ne andava per la sua strada con la gobba a levante o a ponente. Tutto ciò non era cambiato. Solo che il nonno, che un tempo gli insegnava a riconoscere le stelle affacciato al davanzale accanto a lui, ora non c' era più.
In qualche posto, pensò Giac, il nonno sta portando a spasso nella campagna il vecchio Billy, il cane che Gius aveva prima di Maciste... Giac non era più triste, ma aveva gli occhi che gli sorridevano. "Spero che tu sia contento di me!" disse Giac nel suo cuore. Poi spense la luce, andò a letto e si addormentò.
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