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Azzurre, limpide e fresche sono le acque del fiume maestoso. Esso scorre tra montagne scoscese coperte di boschi, fino a un punto in cui si divide in due rami di uguale larghezza. Là dove il fiume si biforca il paesaggio non è più scosceso e roccioso. La campagna tra i due rami è collinosa, soleggiata e assai fertile. Qui crescono alberi di cioccolato al latte e gli arbusti di gelato alla vaniglia producono due volte all' anno le loro squisite palline. In questo ridente angolo di mondo alcuni uomini hanno costruito un villaggio e si sono scelti un re per il quale hanno edificato un castello al centro del paese. Questo re ha due figli. Il primo è alto, ha i capelli neri e porta sempre un berretto verde: è il conte Chiaro di Luna. L'altro è più basso di statura, ha i capelli biondi e ricci e porta un berretto rosso: è il conte Raggio di Sole. Quando il re ormai vecchio muore, i suoi figli iniziano a litigare. Ogni sera, quando è ora di accendere il televisore, tra i due esplode regolarmente una violenta disputa: il conte Chiaro di Luna vuol vedere il telegiornale, il conte Raggio di Sole invece vuol seguire i programmi sportivi.
 Quando litigano i due fratelli urlano talmente forte che gli abitanti del villaggio non riescono a dormire. Una sera il conte Chiaro di Luna grida al fratello: «Adesso basta, non ce la faccio più a stare con te!». E il conte Raggio di Sole di rimando: «Pensa che io volevo andarmene già ieri!». Dette queste parole, entrambi sellano il cavallo e abbandonano il castello, l'uno in una direzione e l'altro in quella contraria. Sono così furiosi che i loro cavalli lanciati al galoppo sollevano nuvole di polvere e fanno sprizzare scintille con gli zoccoli. Il conte Chiaro di Luna attraversa il braccio sinistro del fiume e si fa costruire una rocca sui monti, su cui innalza la sua antenna televisiva. Il conte Raggio di Sole invece cavalca oltre il braccio destro del fiume e si fa edificare un castello sulla roccia, sul quale anche lui colloca l'antenna. Allo stesso tempo entrambi fanno costruire imponenti postazioni d'artiglieria e ogni giorno si scambiano cannonate.
Il rumore dei colpi sale al cielo con sbuffi di vapore, si sente odore di polvere da sparo e violenti rimbombi fanno tremare l'aria. I due fratelli si sparano a volte con polvere che fa starnutire, a volte con ravanelli, a volte invece con proiettili traccianti o bolle di sapone. Gli abitanti del villaggio sono lieti che i due conti abbiano smesso di litigare nel loro paese. Raccolgono i frutti dagli alberi di cioccolato e si mangiano il gelato alla vaniglia che cresce sugli arbusti. Si godono la vita come meglio non potrebbero. In paese vive un ragazzo particolarmente sveglio che si chiama Cristoforo. Una mattina scopre che nel braccio destro del fiume c'è un punto in cui l'acqua è poco profonda, un guado. Lì evidentemente il fiume aveva depositato una gran quantità di sabbia. Cristoforo riesce a guadare quel braccio del fiume e a raggiungere la riva opposta. In un primo tempo tiene per sé la sua scoperta e, col favore delle tenebre, si avventura di soppiatto fino al castello del conte Raggio di Sole. Ha paura che il conte Chiaro di Luna lo veda e lo rimproveri. E Cristoforo non vuole che una cosa del genere accada, ci tiene ad andare d'accordo con tutti e due i signori. Comunque il conte Raggio di Sole è contentissimo della visita di Cristoforo: fa entrare il giovane nel suo castello e chiacchiera a lungo con lui. Il giorno seguente Cristoforo racconta agli amici la sua avventura, e ben presto tutto il villaggio ne è a conoscenza. Siccome sembra che il conte Chiaro di Luna non si sia accorto di niente, gli abitanti del villaggio incominciano ad andare al castello del conte Raggio di Sole anche di giorno. Gli vendono cioccolato, gelato alla vaniglia, pomodori e polli allevati da loro.
Spesso il conte Raggio di Sole scende in paese e trascorre qualche ora con la gente del posto nel castello in cui abitava una volta, ricordando i vecchi tempi. Un mattino di buonora Cristoforo si arrampica come al solito sul suo albero preferito di cioccolato: vuol vedere se per caso durante la notte non sia spuntata una di quelle tavolette di cioccolato al latte di cui è particolarmente ghiotto. Lo sguardo gli cade come sempre sul castello del conte Chiaro di Luna, ed ecco che d'un tratto nota una cosa straordinaria. A sinistra dietro al castello si profila qualcosa che assomiglia a una testa di anatra, pur essendo diversa da essa: è rossa, molto più grande di una normale testa di anatra ed è cinta da una corona d'oro. Poi la strana visione scompare. Cristoforo si stropiccia gli occhi, crede di aver sognato. Da quel giorno tutte le mattine si alza prestissimo e alle prime luci dell' alba si trova già arrampicato sul più alto degli alberi di cioccolato; di lassù punta attentamente lo sguardo in direzione del castello del conte Chiaro di Luna. E una mattina ecco che da dietro le mura del castello avanza barcollando una grossa anatra. Sulla testa rossa porta una piccola corona d'oro e un paio di ali color verde smeraldo le coprono il corpo azzurro cupo. Dietro la prima anatra ne vengono altre trentanove, del tutto simili ad essa; alcune sono più piccole, altre più grandi. Mentre le anatre percorrono lentamente la distanza che le separa dal fiume, Cristoforo vede le loro penne scintillare alla luce del primo sole e per lo stupore quasi cade dall'albero.
 In quel momento si sente il rumore di un colpo di cannone sparato dal castello del conte Chiaro di Luna verso quello del conte Raggio di Sole e il fumo grigio della polvere da sparo avvolge la valle. Cristoforo corre più svelto che può verso il paese e racconta a tutti quello che ha visto. I suoi compaesani corrono in riva al fiume e stanno a guardare a bocca aperta le grosse anatre multicolori che si avvicinano all' acqua, vi scivolano dentro l'una dopo l'altra e si mettono a nuotare in direzione del villaggio. Tutti, come Cristoforo, sono affascinati dallo splendore degli animali sotto il sole e dalle loro corone dorate. Tuttavia, non appena la prima anatra tocca terra, tutti sono presi dalla paura. Corrono svelti alle loro case, chiudono la porta a chiave, tirano giù le tapparelle e accendono il televisore. Anche Cristoforo fa come gli altri. Ma dopo un po' capisce che si sta comportando come uno sciocco. E oltretutto la curiosità lo rode. Allora alza un po' le tapparelle e tra una stecca e l'altra guarda che succede nella piazza. Quello che vede è più divertente che inquietante: le quaranta anatre, le grandi come le piccole, girano in tondo al suono di una musica che non si riesce a distinguere; sorridono, tentennano leggermente il capo e levano in alto le ali cangianti, come se ciascuna volesse mostrare alle altre la propria bellezza. Cristoforo esce e si avvicina alle bestie. A poco a poco anche gli altri abitanti del villaggio, visto che le anatre sono tranquille, escono di casa e arrivano in piazza. All'imbrunire a uno dei paesani viene in mente di portare un' anatra al conte Raggio di Sole. Sa che al conte piacciono i polli, ma quelle anatre sono più grosse dei polli e la loro carne è sicuramente migliore.
 Ne afferra una ma, vedendola così bella, non ha il coraggio di ucciderla, e la porta viva al conte Raggio di Sole. Questi accetta tutto contento il regalo e chiude la bestia nel suo pollaio, notando compiaciuto quanto grande e pesante essa sia. Però durante la notte anche molti altri abitanti del villaggio pensano che regalando una bella anatra al conte potrebbero entrare nelle sue grazie e così, al mattino dopo, tutte e quaranta le bestie si trovano nel pollaio del conte Raggio di Sole. Dopo una notte tanto agitata, il conte si sveglia a giorno fatto. Va al pollaio per esaminare i regali che gli hanno portato e per decidere col capocuoco come fare per surgelare quaranta anatre tutte in una volta. Alla vista di quegli uccelli dal piumaggio multicolore e cangiante che girano in tondo con movimenti tanto aggraziati, il conte resta a bocca aperta. Dice a una delle anatre: «Metterti in padella certo non posso, ma che altro mi resta da fare?». Ed ecco che gli viene in mente un'idea brillante. Giunta la notte, fa scendere le quaranta anatre al fiume, nel punto in cui le acque scorrono tra le rocce prima di dividersi in due rami, proprio di fronte al luogo in cui sull' altra riva si erge il castello del conte Chiaro di Luna, e le spinge nell' acqua. Se oggi ti arrampichi con Cristoforo sull' albero del cioccolato, puoi vederle le quaranta anatre multicolori... o sono forse diventate di più?
 Da quando hanno imparato ad attraversare il fiume e i suoi due rami, alcune di esse stanno tra il villaggio e il castello del conte Chiaro di Luna, altre tra il villaggio e il castello del conte Raggio di Sole, altre ancora tra i due castelli, e poi ci sono quelle che continuano a nuotare in circolo. I due conti hanno smesso da un pezzo di tirarsi cannonate: temono di colpire qualcuna di quelle bellissime anatre dai vivaci colori. 
            Per i genitori: «Le quaranta anatre con la testa rossa», ovvero la bellezza supera i contrasti.
Antefatto
I genitori di Daniela, un'intelligente bambina di nove anni, si sono separati dopo violenti contrasti e da tre anni litigano ininterrottamente, facendo ricorso a istanze giudiziarie. Gli atti giudiziari registrano minuziosamente gli errori e le mancanze dell'uno e dell' altro genitore. Daniela, che vive con la madre e incontra regolarmente il padre, è al corrente delle accuse che i genitori si scambiano reciprocamente. Esse però non corrispondono per niente alle sue impressioni personali e ai suoi sentimenti. La bambina, che è in sovrappeso, non manifesta all' esterno le proprie tensioni.
Obiettivo
La soluzione che la fiaba offre a Daniela e ai suoi genitori  consiste nel convincerli che per ogni persona esistono cose che essa ritiene più importanti e più valide del conflitto. La storia dice a Daniela che un giorno, inaspettatamente, la bellezza trionferà sulla cattiveria e la voglia di vivere sul conflitto.

 

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