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Questa
é la storia di un re di ottant'anni che ne dimostrava quaranta, di
un archeologo dal grande fiuto e di un passaggio segreto. Tutto
cominciò nel 1949, quando l'archeologo messicano Alberto Ruz
Lhuillier si mise al lavoro a Palenque, la splendida città maya
immersa nella giungla del Messico meridionale, non lontano dal
confine con il Guatemala.

Quasi soffocata dalla folta vegetazione
tropicale dopo oltre mille anni di abbandono, Palenque stava
ritornando alla luce grazie al paziente lavoro degli archeologi
che andavano liberando dal tenace abbraccio verde l'inestimabile
patrimonio di edifici eretti dai Maya. Queste genti, dalla cultura
più progredita fra quelle precolombiane, erano considerate "i
greci d'America". Ideatori di una scrittura a caratteri
geroglifici, detti glifi, e di un sistema numerico complesso,
avevano fatto eccezionali scoperte astronomiche e creato un
calendario molto più preciso del nostro. Erano inoltre abili
architetti e artisti raffinatissimi. A Palenque Lhuillier aveva
davanti agli occhi gli esempi più fulgidi delle loro incredibili
capacità: una serie di templi riccamente decorati posti al vertice
di alte piramidi a gradoni che gareggiavano in eleganza con quelle
egizie. Uno in particolare attraeva il nostro archeologo: quello
detto "il tempio delle iscrizioni", così chiamato perché sulle sue
pareti erano stati scolpiti 617 glifi, che costituivano uno dei
più lunghi testi del periodo classico maya.

Mentre studiava le incisioni del tempio, che
era dedicato a un sovrano di nome Pacal, Lhuillier notò un curioso
particolare: le pareti della stanza sembravano non congiungersi al
pavimento, e poi c'era una strana lastra con alcuni fori che
sembravano fatti apposta per infilarci le dita. L'archeologo si
rese subito conto che era sul punto di fare una scoperta
straordinaria: quello doveva essere un passaggio segreto.
Sollevata la pesante lastra, ecco infatti comparire un cunicolo
ostruito dai detriti che scendeva obliquamente nel sottosuolo.
Lhuillier fece allora pulire dai suoi uomini il cunicolo dal
terriccio e scoprì una scalinata che dava su una stanza
rettangolare; di qui si dipartiva un'altra rampa che, a trenta
metri di profondità, finiva contro una porta. L'eccitazione salì
al massimo quando la porta si aprì su una grande camera
rettangolare di dieci metri per quattro, alta sette metri. Le sue
pareti erano interamente ricoperte di geroglifici e bassorilievi
di grande bellezza. Fra i bassorilievi della stanza spiccavano le
immagini dei" nove signori della notte" venerati dai Maya. Al suo
centro troneggiava un sarcofago di pietra calcarea chiuso da un
coperchio con incisioni mai viste prima. La scoperta era davvero
fantastica, soprattutto perché le piramidi dei Maya, a differenza
di quelle egizie, erano luoghi di culto e non monumenti funebri.
Quel sarcofago faceva invece pensare che l'edificio fosse stato
costruito per dare sepoltura a un personaggio importantissimo,
forse addirittura un re!

Con precauzione fu sollevato il pesante
coperchio e alla luce tremolante delle torce apparvero i resti di
un uomo con il volto coperto da una splendida maschera verde fatta
con pezzetti di giada uniti a mosaico, gli occhi di conchiglia e
le iridi di ossidiana (una roccia vulcanica vitrea di colore
nero). Tutto intorno erano sparpagliate un'infinità di oggetti
preziosi. Chi era il misterioso personaggio sepolto con tanto
sfarzo? Il primo indizio venne dal disegno inciso sulla lastra
tombale, che raffigurava una figura maschile rannicchiata su una
specie di trono e circondata da glifi. Una rappresentazione così
insolita che ci fu chi volle scorgervi un astronauta alla guida di
un "preistorico" veicolo spaziale: subito per lui fu coniato il
nome" astronauta di Palenque". In realtà, una volta decifrati i
glifi, si scoprì che il personaggio in questione era sì
eccezionale, ma non era certo un extraterrestre venuto dallo
spazio. Il suo nome era Pacal e le iscrizioni rivelarono che era
nato il 6 marzo 603 della nostra era ed era morto a 81 anni, il 30
agosto 684. E che fosse un tipo importante lo dimostrava il fatto
che risultava aver regnato per ben 68 anni, essendo salito al
trono non ancora tredicenne, e che con lui Palenque aveva
raggiunto il suo massimo splendore. Quanto all'immagine incisa sul
coperchio del sarcofago, raffigurava semplicemente il suo viaggio
verso l'aldilà e gli strani" comandi" che lo circondavano erano i
simboli caratteristici dell' arte maya del periodo classico.

L'imponente tomba che proteggeva le sue
spoglie fu fatta costruire probabilmente da suo figlio Chan Bahlum,
incoronato 132 giorni dopo la sua morte. Ma il mistero di Pacal è
un altro. Infatti le sue ossa, analizzate dagli esperti,
rivelarono un'età di soli quarant'anni! Come mai, vi chiederete?
Il sovrano era forse un tipo eccezionalmente giovanile o aveva
scoperto il segreto dell' eterna giovinezza? Ci piacerebbe
crederlo, ma c'è anche un'altra ipotesi: che gli antichi sacerdoti
maya avessero" scritto" nei loro glifi una piccola bugia. Che
avessero cioè deciso di cambiare la data della sua morte, forse
per far coincidere la lunghezza della vita del sovrano con un
periodo particolare, ricavato da complicatissimi calcoli magico
astronomici. Che, dopo tutto, il misterioso Pacal venisse davvero
dallo spazio?
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