













 |

|
«La cosa
più bella è quando ridi con qualcuno, perché entrambi trovate
divertente la stessa cosa».
Gloria
Vanderbilt
A un
certo punto, quando frequentavo la seconda media, mi successero
due cose. La prima fu che iniziai ad andare pazza per il salame.
Panini al salame, salame e formaggio, salame con i cracker: non
avrei mangiato altro che il salame saporito e piccante. La seconda
cosa fu che io e la mamma cominciammo a non andare più tanto
d'accordo. Non litigavamo su niente in particolare, ma sembrava
che tutto quello che lei desiderava fosse discutere con me e dirmi
che cosa dovevo fare. Avevamo anche smesso di ridere insieme.

Le cose
stavano cambiando e io e la mamma ce ne rendevamo conto per prime.
Per quanto riguarda il salame, mia madre non voleva comprarlo
perché diceva che era troppo costoso e non mi faceva bene. Per
dare prova del fatto che ormai ero indipendente, decisi di andare
avanti comunque a mangiare quello che mi piaceva. Così un giorno
usai la mia paghetta per comperarmi un intero salame. Ora però
dovevo risolvere un problema: dove lo avrei nascosto? Non volevo
che mia madre lo vedesse. Così lo nascosi nell'unico posto in cui
sapevo che sarebbe stato del tutto al sicuro sotto il mio
letto. C'era un angolino speciale sotto il letto che
l'aspirapolvere verticale non riusciva a raggiungere e che mia
madre raramente aveva l'ambizione di pulire. Così il salame finì
sotto il letto, in fondo all'angolo nell'oscurità e nella
polvere.

Un paio
di settimane dopo mi ricordai la deliziosa golosità che mi stava
aspettando. Mi sporsi sotto il letto e vidi... non il salame che
avevo nascosto, ma un qualche oggetto verde e peloso che non
somigliava a niente che avessi mai visto prima. Sul salame era
cresciuta una peluria di un paio di centimetri, e questa peluria
era ritta, come se il salame fosse sorpreso di vedere
all'improvviso la mia faccia vicino al suo nascondiglio. Essendo
un po' schizzinosa, non intendevo mangiare niente che somigliasse
a quella cosa. E la cosa migliore che pensai di fare fu. . .
assolutamente nulla. Qualche tempo dopo mia madre fu colta dalla
febbre delle pulizie di primavera, che nel suo caso significa
andare a pulire luoghi che non hanno mai visto la luce del giorno.
Naturalmente, anche sotto il mio letto. In fondo al cuore sapevo
che presto sarebbe venuto il momento in cui avrebbe trovato la
cosa nel nascondiglio.

Durante i primi due giorni della sua frenetica attività, la
osservai attentamente per farmi un'idea quando avrebbe
probabilmente trovato il salame. Lei lavava, strofinava,
spolverava... urlava! Urlava, urlava e urlava. «Ahhhhhh... ahhhhh...
ahhhhhh!». Le urla provenivano dalla mia stanza. I segnali di
allarme nella mia testa si spensero. Aveva trovato il salame! «Che
cosa succede, mamma?» le urlai mentre correvo nella mia
camera.«C'è qualcosa sotto il tuo letto!» «Che cosa c'è sotto il
mio letto?» dissi, e intanto spalancavo bene gli occhi per
dimostrare la mia completa innocenza. «Qualcosa... qualcosa.
Non so che cosa sia!». Alla fi ne smise di urlare. Poi mormorò:
«Forse è vivo». Mi abbassai per guardare sotto al letto.
«Fai attenzione!» mi avvertì. «Non sappiamo cosa sia!» Mi spinse
da parte. Fui fiera del coraggio che dimostrava salvandomi dalla
"cosa" nonostante il suo ribrezzo. Fui stupita di quello che vidi.
L'ultima volta che avevo visto il salame, la peluria che lo
ricopriva era lunga un paio di centimetri. Adesso era cresciuta di
altri sei centimetri buoni, era di un verde grigiastro e si
trovava su tutta la sua superficie. Non si poteva dire quale fosse
la forma dell' oggetto che la peluria ricopriva. Guardai la mamma.
Fatta eccezione per il colore, i suoi capelli somigliavano molto
alla peluria del salame: anche quelli stavano ritti sulla testa!

All'improvviso lei si alzo e lasciò la stanza, solo per tornare
cinque secondi dopo armata di scopa. Usando il manico, stuzzicò il
salame. Quello non si mosse. Lo toccò più forte. E quello non si
muoveva ancora. A quel punto volevo dirle di che cosa si trattava,
ma sembrava che non riuscissi a far funzionare la mia bocca. Il
petto mi si comprimeva nel tentativo di reprimere la risata che,
involontariamente stava minacciando di esplodere. Allo stesso
tempo ero terrorizzata dalla sua rabbia, che sarebbe esplosa
quando avesse finalmente scoperto di che cosa si trattava. Temevo
anche che potesse avere un attacco di cuore, perché sembrava così
spaventata. Finalmente la mamma l'ebbe vinta sui nervi e spinse
con decisione il salame. In quell' esatto momento la risata che
avevo cercato di trattenere mi esplose dalle labbra.

Lei
lasciò la scopa e mi guardò. «Che cosa c'è di tanto divertente?»
chiese la mamma. Da vicino, a pochi centimetri dalla mia faccia,
sembrava furiosa. Forse era solo per la posizione a testa in giù
che aveva reso paonazzo il suo viso, ma ero sicura che stesse per
colpirmi con il manico della scopa. E certo io non volevo che lo
facesse perché c'era ancora attaccata un po' di peluria grigio
verde. Mi venne da singhiozzare, ma poi scoppiai di nuovo in una
fragorosa risata. Era come se non avessi più il controllo del mio
corpo. Una risata e ben presto mi stavo rotolando sul pavimento.
Mia madre si lasciò cadere a sedere pesantemente. «Che c'è
di tanto divertente?!». «Salame» riuscii a dire nonostante
l'attacco di risate che non riuscivo a controllare. «Salame!
Salame!». Continuavo a rotolarmi per terra. «È un salame!». Mia
madre mi guardò incredula. Cosa c'entrava adesso il salame? La
cosa sotto il letto non somigliava ad alcun salame che lei avesse
mai visto. In realtà non assomigliava a niente che lei (o io)
avessimo mai visto. Lottavo per respirare. «Mamma, è un salame
sai quei grossi salami interi!». A quel punto mi chiese quello che
avrebbe chiesto qualunque madre sana di mente in una simile
situazione: «Cosa ci fa un salame sotto il tuo letto?». «L'ho
comprato con la mia paghetta». La crisi di riso stava passando e
la paura stava prendendo il suo posto. La guardai. Aveva sul viso
la più strana espressione che le avessi mai visto: una
combinazione di disgusto, confusione, stanchezza, paura e
rabbia! I capelli erano ritti, il sudore le colava sul volto
arrossato e gli occhi sembravano volerle uscire dalle orbite. Non
potevo farei niente. Cominciai di nuovo a ridere. E poi accadde il
miracolo dei miracoli.

La
mamma iniziò a ridere anche lei. Dapprima solo a piccole risate
nervose, solo un po' , ma poi diventò quella risata a bocca piena
che solo il ramo materno della mia famiglia sa fare. Ridemmo tutte
e due fino alle lacrime e io pensavo che me la sarei fatta
addosso. Quando finalmente riuscimmo a smettere di ridere, mia
madre mi mise in mano la scopa. «Okay, Patty Jean Shaw, pulisci,
qualunque cosa sia!» lo non avevo idea di come si facesse a
pulire qualcosa senza guardarlo né toccarlo. Così, naturalmente,
chiesi alla mia sorellina di aiutarmi. Potevo ottenere che mi
aiutasse a fare qualunque cosa, ma solo corrompendola o
minacciandola. Poiché non aveva idea di che aspetto avesse
l'oggetto in questione, non aveva troppa paura e accettò di
aiutare. Insieme riuscimmo a far rotolare la cosa nel giornale
della sera (papà non ha mai saputo che fine avesse fatto). Poi
attentamente, molto attentamente, lo portai fuori e lo misi nella
spazzatura. Poi chiesi a mia sorella a rimuovere il resto della
peluria dal tappeto. L'avevo convinta che io ero troppo grande per
riuscire a raggiungere quell'angolino. Alla fine le dovevo la
paghetta di due settimane. La mamma non mi sgridò per aver
comprato quel salame. Forse pensava che avessi già avuto un
castigo adeguato.

Il
salame diventò l'oggetto delle nostre pazze risate. Per anni, in
seguito, se volevo far ridere mia madre dovevo solo minacciarla di
comprare un salame.
Patty Hansen
|
Fai felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina

Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|